Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

domenica 19 novembre 2017

2374


« Non credo di avere parole sufficienti a ringraziarvi. » sancì la donna, scuotendo appena il capo a meglio evidenziare tale propria impossibilità d’azione, non per mancanza di volontà, avendo soltanto sincero desiderio in tal senso; non per ignoranza nell’impiego delle parole, laddove ella non avrebbe mai potuto accusare carenze in tal senso avendo da ringraziare propria nonna per averle fornito, comunque, un’educazione rigorosa così come non molti, nel proprio mondo, avrebbero potuto vantare; quanto e piuttosto nella volontà di non ridurre a qualche pur ricercata espressione verbale un sincero sentimento di incommensurabile gratitudine nei confronti di tutti coloro che, in ciò, si erano prodigati al fine di salvaguardare Tagae e Liagu nel momento in cui, evidentemente, più ne necessitavano.
« Non ce ne è bisogno… credimi. » minimizzò il senzatetto, scuotendo appena il capo nell’escludere la necessità di una simile manifestazione da parte sua.
« Non tanto per me, quanto per quei bambini. » soggiunse ella, a meglio precisare, a meglio indirizzare il senso delle proprie parole, anche a ovviare a qualunque possibilità, così tentata, di escludere, benché, obiettivamente, quella questione fosse ormai divenuta, anche per lei, qualcosa di straordinariamente personale, fosse anche e soltanto per l’aggressione subita, e per l’estemporanea strage nella quale si era poi dovuta impegnare al fine di riequilibrare la situazione, pareggiando i conti fra lei e gli uomini in nero, seppur, difficilmente, in tutto ciò, avrebbe potuto sperare di aver colpito anche coloro i quali, effettivamente, l’avevano aggredita « L’orrore indicibile del quale essi si sono ritrovati a essere testimoni e protagonisti, fra le grinfie di quell’organizzazione; uniti all’indifferenza loro rivolta dal mondo circostante anche nel momento in cui, alfine, dimostratisi capaci di eludere la prigionia loro imposta, nell’incapacità di qualunque fra questi dannati zombie a percepire quanto stia accadendo attorno a loro; stavano mostrando a quei due pargoli soltanto quanto di più negativo avrebbe potuto attenderli nella propria quotidianità, negando loro qualunque speranza di potersi riservare fiducia in chiunque. » argomentò, interpretando in tal modo i prolungati silenzi, e qualunque altra reazione, precedentemente dimostrata dai due bambini, anche nel rapporto con lei, nei pochi, fugaci istanti concessile « In tutto ciò, sono certa, l’esempio positivo loro offerto dal vostro intervento, non ha potuto che proporsi semplicemente qual un dono prezioso e straordinario. »
« Ammetto di comprendere poco di quanto tu stia dicendo… ma, francamente, già quel poco che riesco a capire non mi sta piacendo. Anzi… » storse le labbra verso il basso il suo interlocutore, in una reazione perfettamente riconoscibile seppur al di sotto di quella sua folta barba « Ma, in una vita come la mia, ho imparato a cercare di minimizzare l’incedere della mia curiosità, contenendola entro quei minimi termini utili a non procurarmi più guai di quanti non ne abbia… e in questo eviterò di porti quelle domande la risposta alle quali potrebbe non piacermi. » esplicitò, condividendo con lei quella filosofia che, obiettivamente, avrebbe potuto persino essere considerata quietamente antitetica a quella propria della donna guerriero, laddove, altresì, ella aveva reso della propria curiosità, un vero e proprio stile di vita, utile a spingerla a varcare quei confini oltre ai quali, altrimenti, nessuno avrebbe mai avuto ragione di sospingersi.

Una filosofia, quella proclamata da parte del Grande Tolvar, che non avrebbe avuto a dover essere considerata al pari di mera retorica, al pari di un semplice modo di dire privo di valore e volto, altresì, a colmare il vuoto di un alternativo silenzio; quanto e piuttosto riprova concreta di quello che, da parte sua, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual un impegno concreto, e un impegno al quale egli avrebbe sempre dedicato le proprie azioni, e le proprie non azioni, in qualunque istante della propria vita.
Un impegno concreto del resto già implicitamente dimostrato anche dalla semplice banalità propria nel non aver dimostrato il benché minimo interesse volto a domandare il nome né della donna, né dell’uomo ai quali pur, in quel frangente, stava facendo da guida, negandosi, in tal maniera, occasione qualunque per poter essere a loro, successivamente, ricollegato e per poter, in tal senso, rischiare di finire in un qualunque genere di problema. Problemi che, probabilmente, nel considerare tanto il nome di lei, ben lontano dal potersi ritenere privo di significato o fama, quanto il loro già accertato coinvolgimento in contrasto a una qualche, per lui ancor non meglio precisata organizzazione, non avrebbero mancato di offrirsi a tempo debito, nella speranza, intimamente supportata anche da parte della stessa Midda Bontor, che quella sua volontaria mancanza di conoscenza avrebbe potuto, alfine, garantire a lui, e ai suoi compagni, una qualche immunità da tutto ciò.

« Lo rispetto… » si limitò a commentare la Figlia di Marr’Mahew, annuendo appena nel confronto con quella filosofia che, appunto, non avrebbe potuto condividere e, ciò non di meno, avrebbe potuto comprendere, e comprendere in riferimento alla già non semplice quotidianità con la quale quell’uomo, e tutti coloro a lui sfortunatamente simili, avrebbero  avuto a doversi confrontare, senza, in questo, rischiare di farsi inutile carico di altri problemi e, ciò non di meno, neppur peccando di indifferenza, di indolenza o ignavia, per così come anche palesemente comprovato dal loro ben accetto e volontario coinvolgimento con i due pargoli in fuga « E per quanto possa valere questa mia promessa, cercherò di ovviare a qualunque ragione di preoccupazione o, peggio, di danno per te e i tuoi amici: ho una nave che mi aspetta in orbita e, non appena avrò avuto occasione di ricongiungermi a Tagae e Liagu li porterò ben lontano da qui, per permettere loro di non avere altro di cui preoccuparsi se non della propria felicità, in qualunque percorso vorranno intraprendere alla ricerca della medesima. »

Benché, probabilmente, nel considerare la giovane età dei due bambini, Midda avrebbe avuto probabilmente a doversi preoccupare non tanto di allontanarli da quel pianeta, quanto e piuttosto di comprendere meglio la loro storia, le loro origini e, laddove fossero mai esistiti, i dettagli nel merito dei loro genitori, al fine di poterli ricondurre a casa, restituirli alla vita dalla quale la Loor’Nos-Kahn li aveva strappati; i metodi adoperati da parte della medesima organizzazione sino a quel momento, nonché quanto spiacevolmente compreso a tal riguardo, stavano rendendo di difficile ipotesi, da parte sua, l’idea dell’effettiva esistenza in vita dei genitori dei due bambini, testimoni altrimenti troppo scomodi, troppo pericolosi in loro potenziale avversione, in quel che un simile genere di persone, tali da poter scegliere di trasformare due bambini in una terrificante arma,  non avrebbero potuto permettersi di tollerare, nel timore di quanto, presto o tardi, ciò avrebbe potuto loro rappresentare un problema o, anche e soltanto, un ostacolo.
In tutto ciò, quindi, forse con un eccesso di arroganza, probabilmente con troppa, impulsiva e ingiustificata libertà personale, ella, nel proprio intimo, aveva già maturato la decisione espressa, per l’appunto, in quella dichiarazione d’intenti, una decisione volta, allora, a considerare quell’intero pianeta qual terra bruciata per quella coppia di pargoli e a ricercare per essi una qualche occasione di futuro non tanto entro i confini di quel sistema, ma ben oltre lo stesso, là dove, speranzosamente, avrebbero potuto avere occasione di tornare a vivere la propria vita come semplici bambini, fossero divenuti realmente essi delle armi batteriologiche oppure no… poco avrebbe avuto a dover importare.

« Non manca molto… » la rassicurò l’uomo, offrendo un lieve sorriso dietro il quale, ancora una volta, soffocare con semplicità una nuova, ineluttabile curiosità nel merito di quanto, oltre alle parole di quella donna, avrebbe potuto essere scoperto, avrebbe potuto essere esplorato, e, ciò non di meno, non desiderando impegnarsi in alcun modo in tal senso, non laddove, comunque e paradossalmente, ella si era in tal maniera espressa proprio al fine, allo scopo, di ovviare, per lui, o per i suoi compagni, qualunque necessità di ulteriore coinvolgimento in quella storia, per quanto complessa o pericolosa essa avrebbe potuto essere.

Purtroppo, al di là di quanto impegno, su entrambi i fronti, tanto da parte del Grande Tolvar, quanto da quello di Midda, stava lì venendo espresso al fine di minimizzare, quanto più possibile, le possibilità di danno per la comunità sotterranea dell’altra Thermora, di lì a breve gli eventi sarebbero sanguinosamente degenerati in termini tali per cui tutto ciò avrebbe necessariamente perduto d’ogni significato…

sabato 18 novembre 2017

2373


Come di lì a breve Midda ebbe occasione di scoprire, il senzatetto si chiamava Jach Tolvar, sebbene tutti i suoi amici preferissero chiamarlo Grande Tolvar, non tanto in riferimento a una mirabile massa corporea, essendo egli dotato sì di un fisico sufficientemente robusto, ma non al punto tale da potergli far guadagnare un simile titolo, quanto e piuttosto al fine di distinguerlo da un altro sventurato suo pari, non imparentato con lui, avente il suo medesimo cognome ma una statura di molto inferiore alla sua, ragione per la quale, ovviamente, aveva finito per essere denominato Piccolo Tolvar.
Il Grande Tolvar, dopo aver ovviamente accettato la generosità dimostrata dalla propria interlocutrice, ebbe a raccogliere i propri pochi beni lì vicino adagiati, e contenuti in un grosso borsone, per poi fare strada a lei e al suo compare a scoprire un aspetto meno evidente di Thermora e, ciò non di meno, egualmente parte di quella grande città, di quel fiero baluardo del progresso tecnologico del quarto pianeta del sistema binario di Fodrair. Perché, se da un lato, su un fronte, quella città avrebbe avuto a dover essere riconosciuta straordinariamente scintillante, lucente, prospera e ricca, negli svettanti grattacieli in vetro e acciaio, proiettati con le proprie incredibili altezze verso lo spazio infinito; su un altro fronte, senza particolare originalità rispetto a qualunque altro insediamento urbano, quella straordinaria capitale avrebbe avuto anche a dover essere riconosciuta qual caratterizzata da un quantitativo altrettanto incredibile, seppur meno mirabile, di povertà, di indigenti di ogni genere o specie, sparsi per tutto il territorio, talvolta nascosti nei vicoli, nella vergogna per la propria condizione, laddove, magari, subentrata a seguito di una disgrazia troppo recente per poter essere già accettata, già tollerata in quanto tale, in altre occasioni più in evidenza, come nel caso del Grande Tolvar, nella speranza, più che altro vana, di poter trovare possibilità di conforto nella generosità delle persone… e di quelle persone che, tuttavia, a stento si sarebbero osservate reciprocamente in faccia e che, ancor meno, avrebbero quindi avuto ragione di rivolgere la propria attenzione a loro.
Tanti poveri, tanti indigenti sparsi in tutta la città, che talvolta finivano per ritrovarsi soli, isolati nella propria mente, oltre che nel proprio corpo, dalla desolazione di quella condanna da alcuno di loro meritata e che pur, per infinite ragioni diverse, aveva finito per accomunarli tutti. Tanti poveri, tanti disgraziati sparsi in tutta la città, che in altre meno sventurate situazioni, avevano la forza, la volontà, per cercare, quantomeno, l’aiuto reciproco, rendendo, proverbialmente, dell’unione la propria forza, e, in tutto questo, dando vita a una vera e propria comunità, una città all’interno della città contraddistinta da una sua popolazione, da sue convenzioni sociali, da sue regole, e, talvolta, da suoi nomi diversi da quelli che, nel resto di Thermora, sarebbero potuti valere. E così, Jach Tolvar era divenuto il Grande Tolvar. E così, due bambini in fuga, ignorati dal mondo a loro circostante anche nel momento in cui facile, per la massa di persone in movimento in quella città, sarebbe stato opporsi al predominio degli uomini in nero, alle loro angherie a discapito di due semplici pargoli, avrebbero potuto trovare comunque aiuto nell’altra Thermora, in quella città metaforicamente sotterranea e che pur, nella realtà, non avrebbe avuto necessità di nascondersi, di celarsi sottoterra o altrove, laddove, purtroppo, nessuno li avrebbe comunque notati anche se fossero morti nel bel mezzo della strada, se non nel momento in cui, così come probabilmente era accaduto per la medesima ex-mercenaria, qualcuno non fosse loro inciampato sopra, cadendo a sua volta a terra.
Il Grande Tolvar, pertanto, ebbe a guidare i suoi due benefattori attraverso le vie di Thermora e, contemporaneamente, attraverso le vie di un’altra città con il medesimo nome, una città all’interno della quale, per loro fortuna, Tagae e Liagu avevano trovato accoglienza e riparo, rifugio dai loro inseguitori, così come nella prima e più nota Thermora non era stato loro garantito.

« Scusami se non ti ho riconosciuta subito… » si scusò, a un certo punto, nei riguardi della donna, dimostrando un certo imbarazzo « Francamente non avrei mai creduto di rivederti. Né, tantomeno, di rivederti così in buona salute in un tempo tanto breve. »
« Ho avuto un aiuto… » dichiarò ella, non desiderando negare il contributo positivo in tal senso reso proprio da Reel e dalla sua supposta amica infermiera, responsabili, obiettivamente, della sua attuale condizione di salute, forse non poi così perfetta come avrebbe potuto sicuramente apparire dall’esterno e, ciò non di meno, neppure così devastante qual avrebbe potuto essere in caso contrario.
« Ti avessi riconosciuta subito, non avrei neppure approfittato della tua generosità. » ammise il Grande Tolvar, ora dimostrando quasi un lieve imbarazzo all’idea di aver accettato quel denaro da parte sua, il beneficio derivante quale, comunque, non gli sarebbe certamente dispiaciuto « Anzi… se desideri… » suggerì, portando la propria destra a riprendere il dispositivo di credito, nell’ipotesi di restituirlo.
« Non pensarlo assolutamente! » scosse il capo la donna, escludendo simile eventualità « Per quanto mi riguarda, se veramente potrai aiutarmi a ritrovare i due piccoli, saranno indubbiamente i soldi meglio spesi di tutta la mia vita. »

In effetti, sebbene negli ultimi due anni la Figlia di Marr’Mahew non avesse goduto di particolari agi, e sebbene la sua origine non avesse a doversi considerare particolarmente agiata, non avendo nulla di cui poter recriminare nei riguardi dei propri genitori, della propria famiglia che nulla gli aveva mai fatto mancare, per quanto costituita da semplici pescatori in una sperduta isoletta dei mari del sud del proprio pianeta natale; per un lungo periodo della propria vita, negli anni, nei lustri della propria massima gloria in quanto mercenaria, Midda Namile Bontor avrebbe avuto a dover essere considerata, invero, una donna indubbiamente ricca, nel rischiare quotidianamente, sì, la propria vita in imprese impossibili per chiunque altro, e, ciò non di meno, nel farsi abbondantemente pagare in tal senso, da parte di mecenati che, dopotutto, avrebbero potuto permettersela o, obiettivamente, non si sarebbero neppure mai azzardati a cercare di contattatala, rischiando, altresì, di offrirle delle ragioni di disappunto a loro stesso discapito.
Non che, comunque, in quel prospero periodo della propria esistenza ella avesse mai cercato uno stile di vita particolarmente lussuoso, vestendo, anzi e addirittura, abiti così sdruciti che, probabilmente, avrebbero incontrato persino al disapprovazione dello stesso Grande Tolvar se, soltanto, gli fosse stata concessa opportunità di contemplarla all’epoca: in effetti, ella non aveva ricercato, attraverso il proprio lavoro, un’occasione di arricchimento, quanto e piuttosto l’occasione di porsi alla prova, di sfidare innanzitutto se stessa e, con essa, uomini, bestie e dei, al fine di dimostrare quanto la sola padrona della propria autodeterminazione, della propria libertà, fosse ella stessa, e nessun altro. Il denaro, le ricompense, a margine di tutto ciò, avrebbero avuto a dover essere considerate semplicemente qual un piacevole attestato di stima, da parte dei propri committenti, per i propri successi, per i propri trionfi, attestati in grazia ai quali, comunque, ella non avrebbe mai avuto ragione di che preoccuparsi per alcun imprevisto, incluso anche quello nel corso del quale, purtroppo, la locanda originale del suo amato Be’Sihl era parzialmente arsa per diretta conseguenza delle sue azioni, ciò non di meno, per altrettanto diretta conseguenza delle sue azioni, venendo successivamente ricostruita persino migliore di quanto, in passato, non fosse mai stata.
In ciò, quindi, ella non avrebbe avuto a dover essere considerata perbenisticamente forzata in quanto, allora, dichiarato: dei crediti donati alla propria nuova guida, al proprio nuovo amico, nulla le avrebbe mai potuto interessare. Non, quantomeno, a confronto con quanto, altresì, avrebbe avuto a dover essere considerato il benessere dei due bambini accolti sotto la propria ala protettiva.

« Comunque sia… dopo aver assistito a quanto accaduto, e dopo aver visto i bambini riuscire a fuggire ai loro inseguitori, ho posto in allarme i miei amici, i quali, fortunatamente, sono riusciti a intercettarli e a offrire loro rifugio e riparo prima che, sgradevolmente, potessero trovarsi in trappola. » illustrò il Grande Tolvar, offrendo in termini così semplici, persino banali, una spiegazione nel merito di quanto occorso dopo la sua perdita di sensi, e una spiegazione finalmente apprezzabile dal punto di vista dell’ex-mercenaria, la quale, sino a quel momento, si era vista offrire soltanto mezze verità, e chissà quante menzogne, nel merito di quanto stesse accadendo attorno a loro « La vita ci avrà reso, sicuramente, dei disgraziati. Ma, non per questo, i nostri cuori hanno a dover essere ritenuti così induriti da negare aiuto a una coppia di bambini in difficoltà. »

venerdì 17 novembre 2017

2372


Malgrado la cupa prospettiva così promossa dalla Figlia di Marr’Mahew nel confronto con la speranza di poter, in qualche modo, raccogliere informazioni nel merito di quanto lì fosse accaduto in grazia di un qualche testimone, non negandosi, in tutto questo, possibilità di evidenziare il proprio disappunto non soltanto nei riguardi di quell’intera popolazione, ma, anche e forse ancor più, nei confronti del proprio principale interlocutore, seppur per motivazioni fra loro indubbiamente diverse; una speranza avrebbe avuto a dover essere considerata comunque allora esistente per la loro causa, per la loro ricerca dei due pargoli. E, nella fattispecie, una speranza rappresentata, allora, dall’unica persona, lì nei dintorni, che non avrebbe potuto essere in alcuna maniera definita qual distratta da un qualche dispositivo portatile, per la semplice, evidente verità dell’assenza di un qualunque assimilabile genere di oggetto in suo possesso, nella povertà che, al contrario, suo malgrado, la caratterizzava. Una povertà dalla quale, abitualmente, qualunque sguardo non avrebbe mancato di rifuggire, in quel perbenistico rifiuto psicologico, probabile espressione di un sentimento di vergogna, da parte di chiunque contraddistinto da una maggiore ricchezza rispetto al medesimo, o di scaramantico timore nel confronto del fato che, in un qualunque momento, avrebbe potuto colpire qualunque persona, benché egli si ponesse ben visibile al margine di una strada, invocando la benevolenza dei passanti allo scopo di offrirgli, quantomeno, di che acquistare un panino. Una povertà la quale, alla luce delle loro esigenze, dei loro fabbisogni, non avrebbe potuto ovviare che essere allora presa paradossalmente e cinicamente in positiva considerazione dall’investigatore privato, colui che, allora, ebbe per primo a cogliere la presenza di un senzatetto non troppo lontano da loro, giudicandolo, in tal senso, qual sicuramente posto nelle condizioni utili per condividere con loro la propria versione dei fatti nel merito dell’aggressione a Midda e della fuga dei due pargoli, per così come, da quella posizione privilegiata, non avrebbe potuto mancare d’aver seguito.
Indicato, pertanto, tale possibile testimone alla donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, e affidato al suo giudizio, alla sua discrezionalità, tale non trascurabile dettaglio, Reel passò a lei la gestione della questione, tutt’altro che desideroso, in un modo o nell’altro, di esporsi, per un proprio errore, per una propria mancanza, all’ira di quell’indubbiamente temibile donna che già, nelle ultime ore, troppe volte aveva più o meno involontariamente condotto a un passo dall’ucciderlo.
Senza malizia alcuna, nella folla di gente lì presente, e nella crescente frustrazione per l’apparente impossibilità a raccogliere il benché minimo indizio sulla sorte dei due pargoli, alla donna guerriero la presenza di quell’uomo, di quel senzatetto, era fuggita. Non che ella non riconoscesse la povertà, giacché, nel mondo dal quale ella proveniva, anzi, decisamente più amplio avrebbe avuto a dover essere considerato il divario sociale fra i ricchi e i poveri, proiettando, anzi, una buona parte della popolazione verso la seconda qualifica, in una spesso sommaria eliminazione di qualunque fascia intermedia; e non che ella avesse tentato di rifuggire perbenisticamente a tale immagine, escludendo quell’uomo dal proprio vaglio per possibili testimoni in mera conseguenza alla sua condizione economica, in misura tale da ridurlo al ruolo di mero arredo urbano, così come probabilmente avrebbe avuto a doversi considerare dal punto di vista della maggior parte dei passanti: semplicemente, nel contemplare quella via, e tutte le persone lì in movimento, non era ancora arrivata a considerare quella figura, battuta, pertanto, banalmente sul tempo da parte del proprio supposto alleato.
Così indirizzata, così coadiuvata, l’ex-mercenaria si mosse con uno scatto repentino in direzione del senzatetto, ben consapevole di quanto avrebbe avuto a poter compiere per ottenere le informazioni desiderate…

« Salve. » lo salutò, accostandosi a lui con un quieto sorriso.

L’uomo, evidentemente tutt’altro che abituato a vedersi approcciare da qualcuno se non, eventualmente, da qualche possibile fonte di guai, non reagì in maniera entusiastica al sopraggiungere della donna. Al contrario, del tutto indifferente al suo fascino, ebbe quietamente a ritrarsi, ovviando a qualunque parola, nel timore di quanta possibile sventura ella avrebbe potuto rappresentare per lui.

« No. Aspetta… » insistette la donna, scuotendo il capo e, ciò non di meno, non tentando in alcun modo di fermarlo, non volendo agire fisicamente nei suoi confronti, al fine di ovviare a confermare, inavvertitamente i suoi pur comprensibili timori « Ho solo necessità di chiederti una cosa… e, dopo di che, ti assicuro che, almeno uno o due giorni potrai permetterti di dormire in un vero letto, dopo aver consumato un’abbondante cena. » dichiarò, estraendo l’oggetto all’interno del quale, così come le era stato spiegato dai propri compagni della Kasta Hamina, avrebbero avuto a poter essere considerati presenti i suoi crediti, un piccolo dispositivo il funzionamento del quale ancora non avrebbe avuto a doversi ritenere per lei effettivamente chiaro e che, pur, aveva già avuto possibilità di impiegare in un paio di negozi, comprendendone quantomeno le dinamiche di impiego « Non ho molto credito sul mio conto, sia chiaro. Ma quel che c’è può essere tuo, a patto che tu mi voglia aiutare… »

Sebbene quella situazione stesse declinando verso sviluppi sempre più strani, laddove, obiettivamente, l’uomo non avrebbe mai potuto vantare simile esperienza, in precedenza, nella sua vita, con una sconosciuta a lui approssimatasi nella volontà di offrirle soldi in cambio di un’informazione, l’idea di un comodo letto, e di un’abbondante cena, non avrebbe avuto a poter essere da lui frettolosamente esclusa, non laddove, obiettivamente, avrebbe avuto a dover essere riconosciuta al pari di una prospettiva indubbiamente piacevole.
E, in questo, non avendo poi molto da poterci rimettere, ma soltanto da guadagnarci, egli ebbe per la prima volta a rivolgere un attento sguardo alla propria interlocutrice, prima frettolosamente esclusa, dal proprio interesse, qual mera portatrice di possibili rogne. Sguardo in grazia al quale, nel fondo dei suoi occhi, ebbe allora a brillare una luce d’intendimento, nell’aver, allora, effettivamente riconosciuto chi ella fosse…

« Tu… tu sei la donna a cui hanno sparato qualche ora fa. » dichiarò, aggrottando la fronte, sinceramente sorpreso non soltanto dal rivederla, quanto e piuttosto dal rivederla ancora in vita e, apparentemente, in piena salute, dopo un evento che, obiettivamente, avrebbe avuto a dover sancire la sua morte.
« Sì. » annuì ella, sorridendo ora ancor più apertamente, nel riscontrare, in quell’identificazione, la riprova di quanto, allora, quell’uomo avrebbe potuto esserle d’aiuto « Sono proprio io. » confermò nuovamente, tendendo verso l’uomo il proprio dispositivo di credito, laddove, ormai, già certa che avrebbe potuto offrirle quanto desiderato « Se rammenti, quando sono stata aggredita, ero in compagnia di due bambini… due bambini che, credo, siano fortunatamente scappati dalle persone che volevano catturarli. »
« Sì… » rispose l’uomo, muovendo affermativamente il capo a sottolineare la consapevolezza di tale affermazione « Sono scappati. Erano molto veloci… molti piccoli… e sono riusciti a disperdersi nella folla prima che potessero essere fermati. » dichiarò, dimostrandosi, per il momento, ancora indifferente nei confronti dell’offerta da lei rivoltagli, non per effettiva mancanza di interesse a tal riguardo, quanto e piuttosto qual forma di rispetto nei riguardi di quella donna « Sono i tuoi figli…? »
« Magari lo fossero. » sospirò ella, non potendo ovviare a una certa nota malinconica nella propria voce, nel ricordo della propria impossibilità ad avere figli e, in questo, nel ritrovarsi costretta a escludere, proprio malgrado, ogni ipotesi a tal riguardo « No… non lo sono. Ma sono, certamente, i figli di qualcuno. E sono in pericolo. E io ho promesso loro di aiutarli. » dichiarò, in quella che, forse, qualcuno avrebbe potuto fraintendere qual semplice retorica e che, tuttavia, per lei, nel tono da lei adoperato, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual tale « Potresti indicarmi la direzione verso la quale sono scappati? »
« Forse posso fare anche qualcosa di più… » le rispose, allora, il senzatetto, aprendo un lieve sorriso sotto la folta e disordinata barba che ornava il suo volto.