Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

E' passato più di un anno dal mio ultimo intervento in questo spazio e, ormai, non ha neppure più senso cercare scuse.
In quest'ultimo anno, quello che posso dire, è che ho fatto in modo di impegnarmi a riordinare un po' la mia vita... e oggi, nel giorno del nono anniversario dalla nascita di Midda's Chronicles, credo che sia giunto il momento utile a darmi una nuova occasione per riprendere a scrivere. E, nello scrivere, a riscoprire la stessa passione che nove anni fa ha iniziato a guidare le mie dita sulla tastiera del computer... quella passione che fra trasferimenti in nuove città, malattie assortite e, per non farsi mancare nulla, problemi al lavoro, alla fine si è ritrovata a essere soffocata e, troppo a lungo, dimenticata.

Come già lo scorso anno, tuttavia, non voglio riprendere né dall'ultima storia regolare di Midda (046 - Il viaggio continua), che non desidero rovinare più del dovuto, e neppure dalla storia alternativa che avevo incominciato a scrivere un anno fa (RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere).
Preferisco mettermi alla prova con una pagina bianca... un nuovo Reimaging Midda. Al quale, se tutto andrà come spero, seguirà la ripresa, in ordine inverso, del precedente e poi, chissà, anche della serie regolare.
Diamo tempo al tempo...

Intanto: nove anni... tanti auguri, amica mia.

Sean, 11 gennaio 2017

giovedì 19 gennaio 2017

RM 018


Il primo sudore e il primo sangue di quella nuova fase della propria esistenza, Maddie ebbe a versarlo dopo ben poco tempo. E, più precisamente, entro la mattina del giorno seguente. Non, tuttavia, a causa dell’aggressione di un nuovo avversario, di un nuovo mostro inviato a suo discapito dall’ancor sconosciuta regina Anmel, quanto, e piuttosto, per mano della propria salvatrice, di colei che ascesa al ruolo di sua mentore e, in ciò, scoperta qual contraddistinta da metodi d’insegnamento piuttosto… diretti.

Dopo aver guidato poco meno di cento miglia prima di giungere in prossimità alla costa, come richiestole, la giovane donna si dimostrò, proprio malgrado, bisognosa di qualche ora di sonno: trascorsa, infatti, una giornata piena al lavoro, e una serata non meno impegnativa qual quella che, tornata a casa, l’aveva così attesa, e scemato ogni aiuto, ogni sostegno da parte dell’adrenalina precedentemente entratale in circolo, ella ebbe a dover ammettere di essere sulla soglia dello svenimento, per effetto della stanchezza accumulata. E Midda Bontor, almeno in quel primo momento, non mancò di concederle la tregua necessaria, accettando persino l’idea di trascorrere il resto della notte in un albergo, piuttosto che all’addiaccio in macchina, e, comunque, garantendole la propria difesa, la propria protezione, anche di notte, contraddistinta, in conseguenza a quello che aveva eletto qual proprio stile di vita ormai da quasi tre decenni, da un sonno straordinariamente leggero, che mai avrebbe permesso a chiunque, per quanto discreto, per quanto furtivo, di coglierla impreparata, nonché a degli archi temporali di riposo particolarmente brevi, utili a garantirle, se possibile, ancor più presenza di spirito.
In ciò, pertanto, nel mentre in cui Madailéin si ritrovò a crollare, letteralmente, sul proprio letto, ancora vestita e del tutto indifferente a ciò; la mercenaria preferì impiegare la prima ora a ritrovare una qualche parvenza di civiltà nel lavarsi dal sangue, e dal resto dello schifo fuoriuscito dal corpo della creatura uccisa; la mezz’ora successiva a tentare di ripulire anche i propri vestiti, entro i limiti del possibile; proseguendo poi con una serie di esercizi fisici utili, nella propria personale prospettiva di vita, a restituirle energie e serenità; e concludendo, alfine, con l’accettare l’ipotesi di coricarsi anch’essa a letto, diversamente dalla propria più giovane versione, sostanzialmente nuda, così come, del resto, non avrebbe avuto a doversi considerare per lei propriamente estraneo compiere. E simile disinibizione, da parte della donna guerriero, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa qual conseguenza della presenza di un’altra donna, piuttosto che, addirittura, di un’altra versione di sé entro i confini di quella comune stanza, giacché nulla sarebbe cambiato nel caso che un uomo fosse stato lì presente, o, persino, un estraneo: in verità, infatti, ella aveva avuto persino occasione, nel corso della propria esistenza, di impegnarsi in battaglia senza neppure un brandello di stoffa a coprirla, e senza la benché minima ombra di imbarazzo ad animarla, laddove, da sempre, avrebbe avuto a considerarsi in totale armonia con il proprio stesso corpo, con la propria fisicità, in misura tale da non considerare esistere, francamente, nulla di strano, o di scandaloso, nell’ipotesi di essere vista nella propria più intima espressione.
Dell’inesistente completo da notte reso proprio da Midda, comunque, la sua compagna di stanza non ebbe alcuna occasione di maturare coscienza, giacché, poco prima che il più pigro raggio di sole dell’alba si spingesse a fendere le tenebre della notte, l’altra si era già alzata, concedendosi, addirittura, una nuova ora di esercizi fisici ancor prima di rivestirsi, con gli abiti, fortunatamente, già tornati asciutti, e, alfine, di rivolgersi a lei, richiedendone il risveglio…

« … che accade…?! » reagì questa, al richiamo offertole, saltando quasi sul letto a dimostrare di non aver scordato, malgrado tutto, quanto occorso le ore precedenti e, in ciò, un tutt’altro che disprezzabile attaccamento alla vita, l’evidente presenza di un certo spirito di sopravvivenza, sul quale la sua nuova insegnante si sarebbe sicuramente impegnata a lavorare al fine di spingerlo ai propri massimi livelli.
« E’ mattino. » rispose l’altra, con tono pacato, volto a tranquillizzarla e a escludere, in ciò, l’eventualità implicitamente suggerita da quella domanda, di una nuova aggressione « E’ meglio se ti svegli, se ti dai una lavata e se andiamo a fare colazione, prima di iniziare la giornata… »
« Sveglia. Lavata. Colazione. » ripeté, ricrollando sul letto, quasi nuovamente addormentata, sul letto, avendo escluso, in tal modo, la presenza di una minaccia e, in questo, non mancando di concedersi la possibilità di qualche ulteriore istante di riposo, allorché repentinamente destarsi come, forse, ci si sarebbe potuti aspettare da lei « Ancora pochi minuti e ti prometto che mi alzo… »

Tuttavia, colei che nel proprio mondo si era valsa il titolo di Figlia di Marr’Mahew nel momento in cui, più svenuta che cosciente a seguito di un naufragio, si era opposta da sola contro diverse decine di sanguinari pirati, non avrebbe avuto a dover essere fraintesa come una persona capace di accettare una simile replica. Motivo per il quale, un attimo dopo aver tentato di riprendere il sonno interrotto, Maddie ebbe a doversi aggrappare letteralmente al materasso nel timore di poter cadere dal letto, nel momento in cui questo venne bruscamente sollevato da terra, in un proprio angolo, senza fatica alcuna dal braccio robotico della mercenaria, che prese poi, persino, a scuoterlo, a enfatizzare ulteriormente il concetto tacitamente espresso.

« Dannazione! » esclamò, ove possibile persino più spaventata di prima a fronte di quanto stava accadendo, di cui l’effettiva dinamica degli eventi le fu palese solo dopo qualche attimo, utile a recuperare lucidità « D’accordo… d’accordo… sono sveglia! » protestò, suo malgrado coinvolta in quell’assurdo rodeo da letto, privo di qualsiasi sottofondo di natura sessuale « Rimetti il letto a terra… ti prego! »
Midda acconsentì, non senza concedersi, nel contempo di ciò, un sorriso sornione. Poi, senza aggiungere altro, non desiderando ripetersi, indicò, in sequenza, la porta del bagno e la porta della camera.
« Sveglia. Lavata. Colazione. » ripropose la giovane, scendendo dal letto ancora sufficientemente sconvolta per quel brusco risveglio « Sveglia ora sono sveglia… su questo non ci sono dubbi. » soggiunse poi, senza volersi negare, in tal senso, una certa nota polemica.
« Così mi piaci… » annuì la donna guerriero, ignorando volutamente l’essere stata individuata come destinataria di quella protesta, e, ciò non di meno, apprezzando piuttosto l’aria di sfida che, forse inconsciamente, la sua nuova apprendista stava dimostrando « Ora, quello che dobbiamo riuscire a fare è reindirizzare le energie che, quotidianamente, sprechi in vuoti sarcasmi e intime repressioni, verso qualcosa di un po’ più costruttivo… anzi… distruttivo. »
« Ti informo che ho già una terapista, se questo è il tuo intento ultimo… » esitò la prima, nell’aggrottare appena la fronte prima di entrare in bagno.
« E a cosa serve una terapista…? » questionò la seconda, poco confidente con quel particolare termine, e con il significato che a esso avrebbe avuto a dover attribuire in quel particolare contesto.
« E’ un’esperta che mi aiuta a cercare di gestire meglio le mie emozioni… e di evitare, perdendo il controllo, di reagire a sproposito a una minaccia. » spiegò la voce di Maddie, provenendo dall’altra stanza, e rispondendo a quella richiesta in maniera quasi automatica, senza valutare, in tutto quello, non soltanto con chi stava parlando, ma, anche, la cornice di eventi che le aveva condotte sino a quel punto « Insomma… mi evita di arrivare alle mani con le altre persone, in particolare i miei colleghi. »
« Credo che sia meglio che tu da oggi non abbia più una terapista, allora. » replicò la mercenaria, storcendo appena le labbra verso il basso « L’ultima cosa di cui tu puoi aver bisogno, in questo momento, è di qualcuno che ti insegni a evitare di reagire a una minaccia, di qualunque natura essa possa essere. » sottolineò subito dopo, ad argomentare quanto appena dichiarato « Al contrario… ciò che dovrai fare è imparare a essere in grado di reagire istintivamente a qualsivoglia genere di attacco. »
« La mia terapista ti direbbe che gli istinti sono delle reazioni programmate in maniera innata nel cervello… e che l’essere umano, all’atto pratico, non ha istinti. » osservò la giovane, facendo appena capolino dalla porta del bagno, con uno spazzolino da denti in mano e la bocca circondata dalla schiuma generata dal dentifricio.

mercoledì 18 gennaio 2017

RM 017


Pur avendo ormai esplicitamente accettato di accogliere l’esposizione dei fatti, per così come le sarebbe stata offerta dalla propria compagna di viaggio, qual verità per pura e semplice fede, senza ulteriormente sollevare eccezioni di credulità innanzi a una storia che, obiettivamente, avrebbe potuto essere considerata più prossima al genere fantastico che a una cronaca di vita vissuta; Maddie non avrebbe ancora potuto essere in grado di seguire con scontata ovvietà quanto le stava venendo presentato, a lei mancando, del resto, così tante basi sulle quali erigere la struttura di quella complicata narrazione in misura tale per cui anche i concetti più semplici avrebbero necessariamente rappresentato una concreta ragione di difficoltà di comprensione. Motivo per il quale, a ogni singola parola pronunciata dall’altra, non una, ma dieci, cento, mille ulteriori domande si affollavano nella sua mente, distraendola al punto tale da rendere ancor meno naturale l’ascolto anche e solo del primo concetto espresso.
Se, secondo le parole appena impiegate da Midda per descriverlo, il mondo attorno a loro aveva abbracciato uno straordinario progresso tecnologico, o, quantomeno, tale nel confronto con quello suggerito qual proprio d’origine, al contrario più arretrato, di preciso da che genere di realtà ella proveniva? Vi era tecnologia inferiore alla loro, quasi fosse rimasta ferma a metà del secolo scorso? O non vi era proprio alcun genere di tecnologia, riconducendosi a un contesto preindustriale o, persino, ancor più primitivo? E se così fosse stato, come poteva ella apparire tanto, straordinariamente, a proprio agio nel mondo attuale? Come poteva riuscire a dimostrarsi così confidente con automobili e telefoni cellulari?
E ancora: Nissa… quel nome, nuovamente in riferimento a una supposta sorella gemella dalla quale, tuttavia, sembrava essere stata divisa da un rapporto quantomeno definibile qual contrastato, se non di totale odio: cosa era accaduto? Cosa poteva aver compromesso per sempre il loro rapporto? Possibile che anche fra lei e sua sorella, la sua amata sorella, la gemella per restare vicino alla quale tanto era stata felice di compiere, senza mai recriminare su eventuali occasioni perdute in ciò, potesse essere attesa una tanto disarmante evoluzione? O, forse, così posta in guardia, almeno ella avrebbe potuto gestire in maniera più efficace non soltanto il proprio presente, ma anche il proprio avvenire, in misura utile a sottrarsi agli stessi problemi già affrontati dalla donna guerriero? Credere che esistesse una connessione fra loro avrebbe avuto a giudicarsi folle o…?
Senza poi dimenticare, in tutto questo, il tema principale, proprio l’argomentazione portante alla base di quell’intero nuovo rapporto che, fra loro, stava nascendo: l’esistenza di universi alternativi, di versioni alternative, ancora ribadito con accenni a numerosi viaggi interdimensionali antecedenti a quello, per l’altra, attuale. Ma quanti viaggi ella aveva già compiuto? E quante altre Midda, o Maddie, o chissà che altra declinazione di loro stesse, poteva ella aver incontrato? In che mondi esse vivevano? In che modi esse vivevano? Avrebbero potuto considerarsi più vicine all’esempio della mercenaria, o a quello della giovane donna, o, ancora, a qualcosa di completamente diverso?
E, a prescindere dalla mera curiosità a tutto ciò connessa, ogni eventuale esperienza in universi paralleli avrebbe avuto a potersi, o peggio doversi, intrepretare come un avvertimento, una bizzarra profezia utile a poter permettere loro di meglio comprendere il proprio futuro? Dopotutto, buona parte della confidenza che la donna guerriero aveva dimostrato nei suoi riguardi era stata precedentemente ed esplicitamente giustificata come conseguenza di situazioni assimilabili già vissute altrove… con altre Madailéin. Al punto tale che anche l’attacco da loro subito, pocanzi, per mano di un osceno e raccapricciante mostro, forse per la mercenaria non avrebbe avuto a potersi ritenere inedito: quante altre  loro versioni erano morte fra quelle oscene zanne?

« Tutto bene, Maddie…? » si premurò di domandarle, cogliendo l’evidenza di un’intensa attività di elucubrazione nella testa della giovane « E non intendo in senso squisitamente retorico… posso solo tentare di immaginare quanto tutto questo possa apparire eccessivo per te, in questo momento. »
« Eccessivo è dir poco… » sorrise l’interrogata, scuotendo appena il capo « Però sì… tutto bene. E non intendo in senso squisitamente retorico. » sembrò, quasi, volerla scimmiottare, salvo, immediatamente, proseguire nella propria argomentazione, in maniera tale da dimostrare, piuttosto, una intento di citazione nei suoi confronti « Per quanto possa risultar paradossale, quel poco che ho avuto modo di comprendere di quanto tu mi hai detto, non posso evitare di considerarlo estremamente confortante. » spiegò, voltandosi appena verso di lei, per un fugace istante a non distrarsi eccessivamente dalla strada innanzi a loro, per permettere ai propri occhi color ghiaccio di offrire evidenza della sincerità intrinseca in quelle parole.
« Confortante? » insistette Midda, apprezzando, invero, che l’altra stesse guadagnando confidenza sufficiente da poter passare da un ruolo meramente interrogativo a uno assertivo e, in questo, desiderando alimentare tutto ciò con quella domanda che, pur, non avrebbe avuto a doversi ritenere infondata nelle proprie motivazioni, manifesto di una sincera curiosità a riguardo di quella particolare scelta di termini.
« Sì… » annuì la giovane « E’ un po’ come quando, trovandosi di fronte alla straordinaria bellezza di una montagna, ti rendi conto di quanto, fondamentalmente, ognuno di noi abbia a considerarsi pressoché un granello di polvere nel fiume del tempo, a confronto con qualcosa che esiste da secoli, millenni, ere prima di noi… e che continuerà ancora a esistere per altri secoli, millenni, ere dopo di noi. » tentò di meglio esplicitare il concetto che stava tentando di esprimere « Ecco… tutto il discorso degli universi paralleli… la tua stessa, semplice, esistenza in vita, moltiplica a dismisura questo fattore, rendendo il granello di polvere che noi siamo sempre più piccolo, infinitesimale. »
« Credo che molte persone avrebbero difficoltà a considerare questo discorso come “confortante”… » osservò l’altra, aggrottando la fronte, sinceramente smarrita di fronte alla linea di pensiero così propostale.
« Perché ognuno di noi è dominato dal desiderio di affermare il proprio io, di veder riconosciuta la propria identità… » asserì Maddie, facendo propri alcuni degli insegnamenti della propria terapista « E questo, sovente, non ci consente di accettare la possibilità di poter sbagliare… di poter fallire, come se, anche dalle cose più stupide, anche dal rispetto o meno di una scadenza lavorativa, potesse dipendere il nostro destino, e il destino di altri. Ma riconducendo tutto a una misura più adeguata, comprendendo quanto, in fondo, un nostro errore non condizionerà l’intero Creato, improvvisamente ci viene non soltanto concessa, ma addirittura garantita, la possibilità di sbagliare. E, in questo, di crescere… »

La donna guerriero decise, allora, di ascoltare in silenzio quella riflessione della propria versione giovanile, domandandosi, fra l’altro, se anche lei, dieci anni prima, si sarebbe mai concessa così tanta positività nei confronti di un simile concetto.
Ella, nel decidere di ovviare a intervenire, volle evitare, allora, di sottolineare l’evidenza di quanto, in effetti, un suo singolo errore, liberare la regina Anmel dalla propria prigione, avesse effettivamente avuto ripercussioni non soltanto sul proprio destino, ma anche sul destino di altri, addirittura al di fuori dei confini del proprio stesso piano di realtà. E, ancora, volle evitare di far emergere quanto tale teorema avrebbe potuto reggersi solo e unicamente nel confronto con un contesto quotidiano privo di concreti pericoli fisici, tale da perdonare l’errore concedendo, di fronte a esso, una seconda possibilità: ma laddove la propria quotidianità fosse stata contraddistinta da antagonisti sol desiderosi di porre fine alla propria mortale esistenza, più complesso, più difficile sarebbe stato potersi riservare la proverbiale seconda occasione di fronte a un proprio sbaglio.
Dopotutto il cammino di Madailéin Mont-d'Orb, quella sera, era appena iniziato… e, a Thyres piacendo, se fosse sopravvissuta abbastanza a lungo, quella giovane se stessa avrebbe avuto tutto il tempo per crescere, per maturare, e per comprendere quanto tale percorso non avrebbe mai potuto essere considerato qual garantito, qual gratuito, ma avrebbe avuto essere conquistato, nel proprio diritto, e a ogni ulteriore passo, al prezzo di molto più sudore e sangue di quanto, in quello slancio di ottimismo, non avrebbe potuto accettare d’intendere.

martedì 17 gennaio 2017

RM 016


Allontanarsi dal condominio fu molto più semplice di quanto Maddie non avrebbe potuto immaginare. Probabilmente più ingenua di quanto ella non avrebbe avuto piacere a considerarsi, e in tutto quello a scoprirsi, la giovane donna sarebbe stata pronta a scommettere che, a seguito di tutto il frastuono generatosi nello scontro, con tanto di termosifoni divelti e pareti sfondate, ogni famiglia dello stabile sarebbe uscita sui rispettivi pianerottoli per cercare di comprendere cosa potesse star accadendo, ostacolando, di conseguenza, i piani della mercenaria volti a una rapida e discreta ritirata da lì. Al contrario, invece, solo una coppia di ragazzi poco più giovani di lei osarono avventurarsi al di fuori dei sicuri confini dei propri appartamenti, per accertarsi di quanto fosse occorso: anch’essi, tuttavia, nel momento in cui incrociarono lei e la sua protettrice in rapida discesa lungo le scale, nel cogliere la difficilmente trascurabile evidenza del sangue grondante dalla pelle e dagli abiti della mercenaria, ebbero a dimostrare sufficiente spirito di sopravvivenza da ritrarsi rapidamente contro una parete, per permettere a entrambe di passare indisturbate, senza sollevare al loro indirizzo la benché minima domanda.
Uscite in strada, Midda Bontor prese una direzione ben precisa, dando riprova di avere ben chiaro in mente dove andare. E, approssimatasi a un’utilitaria parcheggiata poco lontana, attese con pazienza che la propria compagna si degnasse di comandare l’apertura degli sportelli.
Solo per un fugace istante, nella mente della giovane donna sorse il desiderio di domandare come potesse, l’altra, sapere quale fosse la sua auto e dove potesse aver parcheggiato. Prima, tuttavia, che tale desiderio potesse tramutarsi in azione, la parte più razionale del suo intelletto, per quanto trasparentemente provata, ebbe a ricordarle che quella stessa donna, da lei sconosciuta fino a una decina di minuti prima, l’aveva attesa all’interno del proprio appartamento, lì accogliendola qual fosse la cosa più naturale da compiersi: a confronto con ciò, in effetti, qualsivoglia domanda concernente la sua automobile avrebbe rappresentato più un tentativo di sarcastica puntualizzazione, ancor prima che l’espressione di un giustificabile dubbio.
Estraendo le chiavi dalla propria borsetta, che si era scoperta ancora trattenuta in mano più per abitudine che per un’effettiva volontà in tal senso, Maddie premette il pulsante del telecomando dell’antifurto, e della chiusura centralizzata, per permettere a entrambe di accomodarsi a bordo.

« Dove devo andare…? » chiese, una volta che entrambe le portiere furono richiuse, e che le due donne ebbero a ritrovarsi sole all’interno del mezzo.
« Inizia a guidare… verso la costa, preferibilmente. » asserì l’altra, con tono più di cordiale suggerimento che di richiesta o di ordine « Detto fra noi, non ho neppure idea di dove siamo di preciso nel mondo… né, tantomeno, di come sia fatto di preciso il tuo mondo. » soggiunse poi, non negandosi un sorriso divertito di fronte all’evidenza della propria stessa ignoranza su tematiche che, sicuramente, avrebbero avuto a doversi considerare elementari per la controparte e che pur, dal suo personale punto di vista, risultavano fondamentalmente prive di significato « L’importante, almeno per ora, è mantenerci in movimento, per cercare di rendere le cose più difficili per Anmel… »

Madailéin non era certa di capire. Anzi. Madailéin era certa di non capire, dal momento che, obiettivamente, l’annovero di dettagli ancora da fornirle nel merito di quanto stesse accadendo era incomparabilmente maggiore rispetto al conteggio di quelli già concessile. Ciò non di meno, avendo alfine preso una decisione, e avendo deciso di seguire, fisicamente e psicologicamente, la propria salvatrice là dove ella avrebbe desiderato, non sollevò obiezioni nel merito di un’indicazione tanto generica e, semplicemente, si limitò a mettere in moto e a uscire dal parcheggio, iniziando ad allontanarsi dal proprio indirizzo di casa, o, per lo meno, quello che era stato il suo indirizzo nei precedenti quattro anni, giusto nel momento in cui, in senso contrario, stava giungendo la pattuglia della polizia da lei richiesta.
In un altro, qualunque giorno della propria vita, l’idea di uscire nuovamente di casa al termine di un lunga, e frustrante, giornata di lavoro non l’avrebbe trovata particolarmente vivace. In quel particolare momento, complice sicuramente anche un’overdose di adrenalina, per Maddie la giornata sembrava aver appena avuto inizio e, in ciò, anche ritrovarsi a guidare di notte, fra fari anabbaglianti, lampioni e insegne luminose non la contrariò quanto, altrimenti, avrebbe fatto. Così, con più quiete di quella che non sarebbe stata pronta a riconoscersi, ella guidò fino alla tangenziale e, da lì, all’autostrada che l’avrebbe condotta in direzione della costa più vicina.
Solo quando ormai dieci chilometri iniziarono a frapporsi fra loro e la città alle loro spalle, la giovane tentò nuovamente di ottenere qualche informazione di dettaglio dalla propria interlocutrice, pur, ora, approcciando a lei con toni ben diversi dai precedenti...

« Midda…? » ne richiamò l’attenzione, decidendo, nel contempo di ciò, di lasciar perdere ogni formalità e passare a una comunicazione più diretta con lei « A casa mia, per ben due volte hai ribadito quanto sia lunga la storia che ti ha portato fino a me. Non pretendo che tu possa spiegarmi tutto ora… ma, per lo meno, potresti provare a farmi capire qualcosa di più sul mostro che hai ucciso in casa mia, per favore? E, magari, aiutarmi a capire come tu sia riuscita a ridurlo in quel modo disgustoso con un solo pugno… » soggiunse, non trascurando il particolare, tutt’altro che scontato, della violenza propria di quel gesto, tanto disarmante da non poter, quasi, essere considerata reale.
« Non sono certa di riuscire a spiegarti tutto… ma… sì, d’accordo. Posso provarci… » annuì l’altra, stringendosi fra le spalle, quasi a minimizzare il timore di fallimento così appena espresso.
« E io proverò a comprendere tutto quello che mi dirai. » puntualizzò Maddie, concedendo l’accenno di un lieve sorriso a contorno di quella risposta, pur priva di ironia e carica, al contrario, di buone intenzioni.
« Parto dalla fine… dal momento che, forse, questa spiegazione potrebbe essere un po’ più semplice da accettare per te, dal momento che, per quello che ho potuto osservare, il tuo mondo sembra aver abbracciato, come altri, la strada di uno straordinario progresso tecnologico, in misura decisamente maggiore a quello del quale sono originaria. » decise dopo un momento di silenziosa riflessione, necessaria a individuale da quale bandolo tentare di iniziare a sbrogliare quella complicata matassa « In effetti il pugno che hai visto prima non era solo un pugno… così come il mio braccio non è solo un braccio. » indicò con la mancina il proprio arto destro, quietamente posato in grembo.
« … scusa…? » esitò la giovane, sforzandosi veramente a tentare di capire.
« Alcuni lustri fa persi il mio avambraccio destro in un violento scontro con Nissa, la mia gemella. » tentò di chiarire meglio il concetto « Quella che vedi, in verità, è una sofisticata protesi concessami in dono da un’altra nostra versione alternativa. Durante uno dei miei primi viaggi interdimensionali, quand’ancora Anmel non aveva deciso di cercare degli universi per lei più semplici da gestire, inseguendola sono capitata a bordo di quella che, probabilmente, tu definiresti come una nave spaziale: lì ho avuto la possibilità di conoscere un’altra Midda, un po’ più vicina a me di quanto non lo sia tu, senza offesa, con la quale ho affrontato la nostra comune nemica, costringendola a una rapida ripiegata giacché, ritrovarsi due di noi davanti, anche per lei, deve essere decisamente troppo. » sottolineò divertita, trattenendosi a stento dal ridacchiare « Comunque sia, prima di ripartire, l’altra Midda, anch’ella vittima di una mutilazione simile alla mia, mi ha offerto la possibilità di rimediare al danno non diversamente da come aveva avuto anche lei da poco possibilità di fare, con l’impianto di una protesi robotica volta non solo a garantirmi la possibilità di avere nuovamente due braccia e due mani, ma, anche, di dotarmi di forza decisamente fuori dal comune, almeno in relazione a tale estremità… »
« Ah... » commentò la giovane intenta a guidare, trattenendosi a stento, allora, dal levare lo sguardo dalla strada per volgerlo in direzione di quello che le stava venendo descritto come, obiettivamente, uno straordinario prodigio della scienza, per possedere i segreti del quale, in quel loro, attuale mondo, in molti avrebbero anche ucciso, rappresentando, indubbiamente, una straordinaria fortuna.