Midda's Chronicles - le Cronache

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Posso dirlo?!

Sì, dai... fatemelo dire!
Cioè... so che non dovrei emozionarmi per aver concluso un racconto, dopo che in passato ne ho scritti più di quaranta senza mai fermarmi. Ma considerando come sono andate male le cose negli ultimi due anni, un momento di "celebrazione" credo di potermelo anche meritare!
Quindi lo dico...

Sono tornato!

Dopo cinquantatre episodi pubblicati quotidianamente, e senza esclusione di colpi, ieri abbiamo alfine salutato Maddie, conosciuta in RM 002 - Reimaging Midda: Camminando su vetri rotti.
E oggi... oggi iniziamo subito un nuovo racconto con RM 003 - Reimaging Midda: Il sapore familiare del veleno!

Ma... come?!
E i due racconti rimasti in sospeso (RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere e, soprattutto, 046 - Il viaggio continua)?!
No... non me li sono dimenticati.

E' solo che... permettetemi un po' di scaramanzia.
E' vero che dallo scorso 11 gennaio ho dimostrato di essere ancora in grado di pubblicare un episodio al giorno, ma quei due racconti incompleti, che pur voglio finire, lì vedo, poveri loro, un po' "sfortunati", nelle vicende che ne hanno accompagnato la publicazione.
In questo, se me lo permettete, preferisco dilettarmi con un'altra Midda "alternativa" (quindi sempre nella saga Reimaging Midda) prima di azzardarmi a provare a riprendere in mano il vecchio lavoro incompiuto...

Portate pazienza!
E grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 marzo 2017

giovedì 27 aprile 2017

RM 116


« In verità, la sola che non ha le idee chiare sei proprio tu! » reagì Be’Wahr, cupo in volto in reazione a tutto il lungo monologo appena udito « Alcuno fra noi ha avuto esitazione a rispondere al richiamo, alla richiesta di Midda, non per avventatezza, né tantomeno per stolidità. Tutti noi ci siamo subito presentati al suo appello sapendo bene per cosa… anzi: per chi. Perché tutti lo abbiamo fatto per lei, per Midda stessa! » dichiarò, con fermezza assoluta, irremovibile « Midda: che per tanti anni ha combattuto al nostro fianco, non soltanto formandoci e proteggendoci, non semplicemente guidandoci, ma, soprattutto, dandoci la possibilità di identificarci gli uni con gli altri come una famiglia. E in una famiglia, per rispondere a una richiesta di aiuto, non serve conoscere alcun dettaglio, non servono motivazioni, se non l’essere parte di quella famiglia… e, francamente, è assurdo che proprio tu, fra tutti, non lo abbia compreso! »

Il biondo, che in passato era stato talvolta canzonato in maniera giocosa dai propri compagni d’arme in riferimento al proprio intelletto forse non così brillante, non così acuto al pari di altri, ebbe lì a dimostrare nuovamente e inoppugnabilmente l’immensità del proprio cuore, a compensazione di qualunque altro proprio limite. E nel compiere ciò, al di là di ogni dimostrazione d’avversione da parte del destino, così come loro chiaramente dimostrato, così come lì evidentemente comprovato da quanto stava accadendo, con le proprie parole egli fu in grado di restituire energia e forza all’intero gruppo, ricordando sicuramente un’ovvietà, e, ciò nondimeno, ricordandola nel momento giusto, con le parole giuste, con la passione giusta, quella passione e quelle parole che mai, come in quel momento, sarebbero state a tutti loro necessarie per trovare la forza di reagire… e reagire persino contro un dio, ove necessario.
Di questo, delle emozioni lì crescenti nei propri ex-compagni, fomentate da quel breve, ma intenso discorso, anche Nissa non poté ovviare a maturare consapevolezza, in misura tale che, necessariamente, ella ebbe a dover così iniziare a temere che i propri piani, le proprie strategie accuratamente pianificate quanto e, sicuramente, ancor più rispetto a Kah, potessero essere lì vanificate dall’emotività del momento, dalla reazione umana, e pur non per questo meno pericolosa, che la propria ex-squadra avrebbe potuto far propria. In ciò, ella comprese essere giunto il momento di passare oltre e, dopo aver gettato un ultimo sguardo verso la propria gemella, ebbe a rivolgersi direttamente al proprio nuovo alleato, per finalizzare il discorso fra loro…

« Per quanto mi riguarda, non c’è altro che merita di essere detto. » annunciò, in direzione del colosso e di chiunque altro lì attorno « La mia parte del nostro accordo l’ho rispettata: ho permesso loro di riunirsi, ho risvegliato l’antico spirito guerriero guidandoli a quell’inutile insediamento nel sistema di Velsa e, a tempo debito, li ho condotti alla tua trappola. » elencò, con freddezza disumana, degna del colore del proprio sguardo, dei propri occhi di ghiaccio « Ora, per cortesia, se volessi restituirmi i miei nipoti e permettermi di tornare dalla mia famiglia, te ne sarò grata… »
« Credevo avresti avuto piacere a contemplare la disfatta di tua sorella. » ipotizzò Kah, per tutta risposta, dimostrandosi quasi dispiaciuto da quella richiesta, quasi come un bambino di fronte alla partenza di un compagno di giochi.
« Sono certa che avrai elaborato un piano straordinario per ottenere la tua rivincita, mio signore. » asserì ella, chinando appena il capo in segno di palese sottomissione nei confronti di quel dio flegetauno « Ma, francamente, non coltivo astio tale da richiedermi di assistere a quanto accadrà. E, altrettanto sinceramente, inizio a sentirmi abbastanza nostalgica nei confronti della mia famiglia… »

Innanzi al riferimento ai figli di Guerra, ogni crescente malanimo nel gruppo di prigionieri ebbe estemporaneamente a placarsi, nella consapevolezza di quanto, allora, sarebbe stato meglio per tutti loro accettare di seguire passivamente lo sviluppo di quegli eventi, almeno sino a quando, alfine, l’obiettivo principale della loro missione, lo scopo stesso per il quale quella guerra aveva avuto inizio, non fosse stato perseguito, e perseguito almeno in parte, almeno indirettamente, nella liberazione dei due pargoli dal loro primo rapitore, anche se questo avrebbe voluto significare consegnarli direttamente nelle mani di una traditrice.
Un risultato incompleto, una vittoria parziale, e pur già, almeno nella prospettiva della salvezza dei piccoli, un primo risultato concreto, tale da porli, quantomeno, in salvo dal pericolo immediato indubbiamente rappresentato in misura maggiore da Kah piuttosto che da Nissa; la quale, sicuramente responsabile di una colpa, di un crimine imperdonabile, avrebbe avuto a doversi comunque considerare sinceramente affezionata ai propri nipoti, in misura tale che, qualunque cosa fosse accaduta, si sarebbe premurata della loro salvezza, del loro bene. E, a prescindere da tutto ciò, una volta sconfitto Kah, perché, al di là dell’immortalità da lui dimostrata, tutti loro non avrebbero potuto ovviare a credere fermamente di poterlo sconfiggere; affrontare Nissa sarebbe stato sicuramente più semplice, più facile, più veloce, rispetto all’intera Loor’Nos-Kahn.

« E sia. » concesse il dio, con un cenno di approvazione del proprio osceno capo circondato da una corona di corna « Che non si abbia a dover dire che Kah non sia in grado di dimostrarsi generoso con coloro che ne riconoscono la superiorità, e a lui accettano di affidarsi, per la propria salvezza. » definì, arrivando a parlare di sé addirittura in terza persona, tanto smisurato avrebbe avuto a doversi considerare il suo ego « Ma ricorda, donna: da oggi in avanti, tu dovrai considerarti mia. E qualora, in futuro, i tuoi servigi avessero a doversi rendere necessari, non vi sarà possibilità alcuna per te di declinare un mio invito... o non soltanto tu, ma anche i tuoi nipoti, i tuoi figli, tuo marito, e chiunque attorno a te, vicina a te, patirà sofferenze inimmaginabili, al confronto delle quali la morte avrà a dover essere sol intesa qual una misericordiosa liberazione. » la pose in guardia, ricordandole quanto, benché priva delle catene che in quel frangente stavano contraddistinguendo tutti i propri ex-compagni, anch’ella non avrebbe avuto a potersi considerare molto più di una prigioniera, una proprietà innanzi al suo giudizio.

E Nissa, che pur d’orgoglio non avrebbe avuto a dover essere riconosciuta priva, sicuramente si ritrovò in difficoltà, allora, a costringersi a restare quieta di fronte a quella provocatoria minaccia, nella ferma consapevolezza di quanto, anche laddove si fosse spinta addirittura a tradire tutta la propria famiglia d’arme, in misura ben minima avrebbe avuto a dover valere la sua vita innanzi agli occhi del flegetauno; il quale, anzi, sarebbe stato probabilmente ben lieto di riservarsi l’opportunità di accomunarla alla medesima sorte di tutti gli altri se soltanto ella gliene avesse concesso l’occasione: dopotutto, diciotto anni prima, anche lei, insieme a Midda e agli altri, aveva contribuito alla sua disfatta.
Con un semplice inchino, quindi, la donna ebbe a prendere congedo dal proprio nuovo padrone, voltando fisicamente le spalle nei confronti dei propri ex-compagni dopo averlo già fatto metaforicamente. E, camminando con passo tranquillo, ebbe ad allontanarsi dai loro sguardi, nel mentre in cui, al contrario, a dominare sugli stessi ritornò Kah, in tutta la sua terribile imponenza.

« Ed eccovi… Guerra e i suoi indomiti mercenari. » proclamò, osservandoli non senza un certo sarcasmo alla base delle proprie parole « Devo ammettere che, in questo momento, la triste realtà della vostra condizione non rende onore al vostro mito… » soggiunse, sorridendo sornione « … ma non vi preoccupate: avrete tutto il tempo che vi serve per riprendervi, per riposarvi e per preparavi al meglio per il nostro scontro, affinché, quando tutto sarà terminato, nessuno, nell’intero universo, possa avere ancora dubbi sulla potenza  del dio Kah. » promise loro, in quella che avrebbe avuto a dover essere intesa qual una chiara minaccia.
« Intendi forse ucciderci annoiandoci a morte con questi proclami da egocentrico esaltato…? » ipotizzò Carsa, per tutta risposta, aggrottando la fronte « Perché, in tal caso, ti assicuro che potresti avere ottime possibilità continuando in questa direzione… »

mercoledì 26 aprile 2017

RM 115


Nissa: difficile a credersi, non soltanto per Salge, ma per tutti loro.
Colei che, più di tutti i presenti, avrebbe avuto a doversi considerare prossima a Midda, non soltanto in virtù del loro legame di sangue, ma di una vita trascorsa insieme, fianco a fianco, a combattere l’una per l’altra, l’una insieme all’altra, tanto da rendere obiettivamente difficile stabilire quanto la leggenda di Guerra avesse ad attribuirsi realmente all’una piuttosto che all’altra; colei che, sola fra tutti i presenti, avrebbe avuto a doversi considerare legata ai bambini rapiti, avendoli visti nascere, e crescere, e giocare con i propri figli, nella serenità che indubbiamente avrebbe avuto a doversi considerare qual quella di una grande famiglia felice; colei che, al pari di chiunque altro nel viaggio appena compiuto, era stata seviziata, con torture fisiche e psichiche, in termini che mai avrebbero potuto quindi argomentare, dimostrare l’ipotesi in tutto ciò soltanto sussurrata, nell’orrore di quanto tutto quello avrebbe potuto significare… come avrebbe mai potuto essere giudicata qual capace di un tradimento, un tradimento a discapito della propria sorella gemella, a discapito dei propri nipoti, a discapito di tutti i suoi compagni e compagne d’arme, e a vantaggio, unico ed esclusivo, del loro defunto avversario?
Ma anche l’incredulità più assoluta, in tal frangente, non poté che infrangersi violentemente contro l’evidenza della realtà… e della realtà che, allora, si impose crudelmente alla loro attenzione nelle parole della medesima Nissa.

« Mi dispiace… » sospirò ella, scuotendo il capo, iniziando ad avanzare lentamente in direzione di Kah, mentre le catene, prima saldamente ancorate attorno ai suoi polsi, alle sue caviglie, ai suoi fianchi, ebbero a ricadere a terra, privandola d’ogni ulteriore ostacolo nei propri movimenti « … mi dispiace di aver dovuto subire per nulla tutto quello che ho subito negli ultimi giorni: a sapere che, alla fine, saremmo arrivati a questo punto, mi sarei potuto risparmiare ogni messa in scena, e godermi una serena crocera fino a qui. »

« Come?! », « Cosa?! », « Non è possibile… », e molte altre varie declinazioni della medesima incredulità, allor già caratterizzate da una prima, più o meno velata, rabbia, ebbero a sorgere sulle labbra di tutti i presenti, venendo tratteggiata in diversa misura sulla base del carattere del soggetto coinvolto: dallo stupore più assoluto di Lys’sh ed Heska, alla furia quasi palpabile di Howe e Desmair.
Ma, a tutto quello, e probabilmente ad ancor più, nella propria predisposizione strategica a ogni aspetto della propria vita, la donna doveva essere già mentalmente preparata, giacché ella non ebbe lì a dimostrare la benché minima reazione a quanto si riservarono occasione di scandire tutte le voci dei suoi commilitoni, nella sola eccezione di quella propria gemella… la sola che, forse, già era giunta a quella conclusione, a quel risultato, fin dalla propria prima esposizione, e che, allora, si limitò a restare in silenzio, scandendo profondi respiri con un lento movimento del proprio petto, del proprio seno, evidentemente nella volontà di conservare, malgrado tutto, il controllo su se stessa e sulla situazione per così come si era venuta, tragicamente, a palesare.

« Non guardarmi in quel modo, sorella… » la invitò Nissa, oltrepassando con tranquillità la mole mostruosa del proprio allor svelato alleato, al solo fine di dirigersi, oltre a esso, in direzione di un nuovo arrivato, un membro della Loor’Nos-Kahn che si era allor premurato di accorrere a lei conducendo seco una vestaglia, con la quale concederle occasione di coprire le proprie nude forme, non per una qualche, reale, esigenza di pudore, quanto e piuttosto qual gratuito sfregio a discapito di tutti coloro ai quali, altresì, tale dimostrazione di rispetto non stava venendo garantita « So cosa stai pensando: “Perché?!”. » continuò a esporre, con serenità, indossando la vestaglia e chiudendola alla vita con una sottile cintura di seta « La risposta, però, non dovrebbe essere difficile da intuire: perché perdere non fa parte della nostra natura. Non ne ha mai fatto parte… e non ne farà mai parte. »
« E, in questo, Nissa ha subito compreso quale fosse il fronte migliore sul quale schierarsi. » osservò Kah, ovviamente in immodesto riferimento a se stesso.
« Naturalmente. » confermò ella, con un lieve sorriso « Quando, facendo ricerche sulla Loor’Nos-Kahn nel mentre in cui tu girovagavi per l’universo alla ricerca di tutti i nostri passati alleati, sono arrivata alla chiara conclusione sul fatto che, necessariamente, Kah avrebbe avuto a doversi considerare ancora in vita, e presente dietro a un’attività altrimenti troppo vasta, troppo strutturata e troppo organizzata per poter sussistere in maniera autonoma, indipendente e democratica, ho subito compreso alcune verità… alcune ovvietà. » spiegò, con tranquillità, riavvicinandosi al proprio titanico alleato « Innanzitutto che il nostro antico avversario avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual contraddistinto da nuove, pericolose risorse, giacché alla sua morte tutti noi avevamo avuto occasione di assistere… e indubbio, in ciò, avrebbe avuto a dover essere giudicato il suo decesso non meno rispetto alla sua ancor corrente esistenza in vita. In secondo luogo che l’attacco alla tua dimora non avrebbe dovuto essere più considerato casuale, così come il rapimento dei tuoi figli, quanto e piuttosto parte di un piano ben congegnato, al solo scopo di costringerti a compiere esattamente quello che tanto repentinamente avevi iniziato a fare e, in tal senso, a permettere la riunificazione di tutti coloro contro i quali Kah avrebbe potuto avere desiderio di cercare la propria vendetta. E, infine, ultimo ma non per questo meno importante, che avendo vinto persino la morte, e avendo deciso di vendicarsi attraverso un piano tanto puntualmente elaborato, ineluttabilmente le nostre possibilità di vittoria avrebbero avuto a doversi considerare pari a zero… le mie possibilità avrebbero dovuto essere considerate pari a zero, a meno di non accettare di cambiare le non soltanto le regole del giuoco, così come Kah aveva già compiuto risorgendo, ma addirittura il giuoco stesso. »
« Così, mentre io credevo ti stessi impegnando a raccogliere informazioni nel merito di dove potessero essere i miei figli, in realtà tu non hai fatto altro che prendere contatti con il nostro avversario, all’unico scopo di venderci tutti quanti! » concluse per lei Guerra, storcendo le labbra verso il basso in evidente segno di disprezzo per tutto quello, per quanto non avrebbe potuto credere possibile e per quanto, invece, stava lì accadendo « E per cosa avresti barattato la tua anima…? Crediti? Armi? Potere?! »
« Per i miei nipoti, stupida sciocca… » rimproverò Nissa, sguardandola con non meno disprezzo rispetto a quello a lei destinato « Per i miei nipoti, per la mia famiglia e per me stessa: a Kah, in fondo, non importa nulla dei tuoi figli… ma a me sì. E non sarebbe giusto che loro avessero a dover pagare il prezzo della tua avventatezza! »
« … la mia cosa…?! »
« La tua avventatezza! » insistette, scuotendo il capo « Per tutta la tua vita hai agito egoisticamente, guardando solo e unicamente a te stessa e a null’altro, a nessun altro. Quando desideravi giocare alla guerra, sei divenuta l’esemplificazione stessa della Guerra. Quando hai voluto fingerti moglie e madre, hai abbandonato tutto e tutti per ritirarti su un pianeta dimenticato dagli dei per giocare all’antica matrona, con la sua villa, con le sue terre, il suo sposo e i suoi figli. E di tutti gli altri, tutti coloro attorno a te, te ne sei sempre disinteressata, non preoccupandoti delle conseguenze delle tue azioni. » l’accusò, riversandole contro, chiaramente, qualcosa covato nel proprio cuore, nel proprio animo, già da lungo tempo « Così come hai fatto anche questa volta: non hai perso un solo istante a preoccuparti di cosa avrebbe significato, di cosa avrebbe comportato, per tutti i nostri amici, tornare a combattere, abbandonando chi la propria nuova vita, chi le proprie nuove famiglie, i propri figli, nel rischiare ogni cosa, la vita stessa, senza neppure aver le idee chiare per cosa… »

Ma, a quel punto, fu la voce dell’ultimo che chiunque avrebbe potuto presumere avrebbe mai potuto prendere allora la parola, a intervenire. E a intervenire, coraggiosamente, non soltanto per esprimere la sua opinione, ma anche, e ancor più, per porre un freno a quelli che non avrebbe potuto ovviare a intendere semplicemente quali assurdi deliri, privi di significato…

martedì 25 aprile 2017

RM 114


« … la realtà delle cose…?! »

A intervenire, con tono volto a dimostrare di essere quasi disturbata da quella frase, fu la voce di Guerra.
E se tutti, a quella nota, non poterono ovviare a pensare all’esistenza di un diretto riferimento con quanto ancora oggetto di discussione, nell’ancor ingiustificata appartenenza di Kah alla Sezione I, o, in alternativa, all’eventualità nella quale egli, pur come avrebbe avuto a dover essere, completamente estraneo alla Sezione I, fosse riuscito a ottenere accesso, in qualche modo, a tali tecnologie e a riadattarle alla propria fisiologia flegetauna; Midda, in quell’intervento, aveva appena concesso libertà di parola all’elaborazione che la propria mente aveva compiuto nel contempo dell’evolversi di quegli accadimenti, nel raggiungere, proprio malgrado, una diversa consapevolezza proprio sulla realtà delle cose, per così come, allora, non poté ovviare a condividere con tutti i presenti, subito riprendendo voce...

« Parliamo della realtà delle cose. » invitò retoricamente, rivolgendosi, al contempo, a tutti e a nessuno, là dove, obiettivamente, quella avrebbe avuto a doversi considerare una riflessione ad alta voce ancor prima che espressione di una vera e propria volontà di confronto da parte sua « Partiamo dalla fine e torniamo indietro, un passo alla volta. Parliamo di quanto perfetta sia stata l’organizzazione dell’agguato, non soltanto attraverso una precisione e una puntualità praticamente impossibili da ottenere, a meno di non conoscere in anticipo, e con dettaglio assoluto, ogni informazione relativa alla rotta da noi intrapresa; ma anche attraverso una logistica ineccepibile, nel garantire in numero corretto l’esatto quantitativo di navi necessarie per il nostro trasporto individuale, precedentemente organizzate con celle perfettamente adeguate a tal fine, e con questi ceppi, commisurati in maniera straordinaria addirittura alle nostre dimensioni fisiche… »

Inoppugnabile, in tal ragionamento, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto quanto irrazionale avrebbe avuto a doversi considerare una così perfetta organizzazione da parte del loro antagonista, pur rimasto sino a quel momento in ombra, lavorando dietro le quinte, in una condizione di indubbio vantaggio e pur non tale, effettivamente, da giustificare un approvvigionamento tanto puntuale di risorse utili al loro contenimento, per così come da lei allor evidenziato.
Per quanto leggendario fosse, infatti, il loro gruppo, proprio dal momento in cui la Storia aveva ceduto il passo al mito, persino i loro stessi nomi avrebbero avuto a doversi considerare un dettaglio tutt’altro che inequivocabile, al pari dei loro volti o, addirittura, del loro numero preciso: e laddove già solo per Guerra, fra tutti loro sicuramente l’elemento più celebre, non ovvio sarebbe stato, per chiunque, accomunarla al nome di Midda Bontor, al suo volto, alla sua persona, in dozzine di versioni diverse atte a ricordarla come donna ma anche come uomo, come umana ma anche come chimera, come ancora in vita ma anche come già estinta da tempo; supporre di conoscere in maniera così precisa ognuno di loro avrebbe avuto a doversi considerare semplicemente improbabile, per non dire impossibile. E anche laddove Kah, proprio malgrado, aveva avuto un’esperienza diretta di confronto con quella squadra, esperienza che gli era, alfine, costata la vita; egli, diciotto anni prima, aveva conosciuto una diversa formazione rispetto a quella attuale, laddove molti fra loro, indubbiamente, erano stati presenti sin da allora al fianco di Midda ma altri, come Carsa, Duva, Heska, Howe e Be’Wahr, sarebbero giunti solo a posteriori, alcuni, in particolare, nell’ordine di soli pochi mesi più tardi, negando al signore della guerra occasione di conoscerli.

« Ma non fermiamoci a questo… » insistette Midda, scuotendo il capo « Parliamo anche della misteriosa Loor’Nos-Kahn… “il vuoto nell’anima di un dio morto”: un’organizzazione straordinaria, sorta quasi dal nulla negli ultimi cicli, volta a riunificare tutti i tuoi antichi seguaci. Un’organizzazione nel cui proprio nome, persino, è contenuto il tuo, declinato qual “dio morto” che, permettimi, non può essere considerato propriamente di buon auspicio per te. » analizzò la mercenaria, rievocando le spiegazioni udite a tal riguardo, qualche tempo prima, attraverso le spiegazioni concesse loro dalla propria gemella « Un’organizzazione nel merito della quale tutto ciò che ci è stato concesso di sapere è giunto soltanto da due singole fonti, fonti che hanno saputo concederci molti dettagli inutili e che, tuttavia, non hanno colto forse l’aspetto più importante alla base di tutto: la tua esistenza in vita. » sancì, con tono quasi funereo, nello scandire quella che, unita all’affermazione precedente, stava assumendo gli sgradevoli toni di un’accusa, e di un’accusa rivolta, in particolare, a qualcuno all’interno del loro stesso gruppo, della loro famiglia.
« Aspetta… » intervenne Ma’Vret, incupendosi a quella prospettiva, non potendo gradire in alcun modo le conclusioni alle quali, tale teorema, stava andando chiaramente a tendere, nel non voler credere, al pari di alcun altro, all’eventualità di un traditore fra di loro… non dopo tutto quello che avevano passato insieme, che avevano affrontato insieme nel corso degli anni « … non puoi davvero credere a quello che stai suggerendo. » scosse il capo, rivolto verso la propria antica amante.
« Desmair…? » questionò Ja’Nihr, girandosi verso il colosso abbattuto e a lui volgendo uno sguardo carico di controversi dubbi, nel non voler credere a quel tradimento e, ciò non di meno, nel non poter fare a meno di temerlo, laddove, in fondo, qual signore della guerra a capo di un esercito di Spettri, assurdo sarebbe stato ritenere che egli potesse essere realmente all’oscuro della questione « … non puoi davvero aver aiutato tuo padre… non dopo tutto quello che abbiamo passato insieme! »
« Infatti non l’ho fatto! » protestò il flegetauno, con tono addirittura rabbioso per i termini dell’accusa in tal maniera rivoltagli, su un tema che, oltretutto, non avrebbe potuto ovviare a fargli ribollire il sangue « Proprio alla luce di tutto quello che abbiamo passato insieme… se avessi saputo che mio padre era tornato, credi davvero che non avrei fatto l’impossibile per contrastarlo? »
« Ma con tutti i tuoi Spettri… » argomentò Lys’sh, dando voce alla perplessità dell’amica, pur non volendo neppure lei cedere all’ombra del dubbio così proiettata sul loro fratello d’arme.
« I suoi Spettri…?! » rise Kah, scuotendo il capo e intervenendo nella questione « Oh no. No mia cara. Mio figlio, in questo ultimo decennio, ha solo giocato a fare il signore della guerra, senza comprendere quanto, in fondo, tutto ciò stesse avvenendo soltanto perché io glielo stavo permettendo… » asserì, nuovamente denigratorio verso il proprio unico erede, mai rispettato in passato e che, nella propria nuova condizione divina, non avrebbe avuto alcun bisogno di rispettare, giacché mai avrebbe avuto necessità di un erede, nel rappresentare egli stesso la propria immortalità « I tuoi uomini sono sempre stati i miei uomini. Le tue risorse sono sempre state le mie risorse. Il tuo potere è sempre stato il mio potere. E tu, Desmair, altro non sei che una patetica imitazione malriuscita di quanto avresti dovuto essere, se solo non mi fossi accoppiato con quella patetica sgualdrina di tua madre. »

Parole dure, parole violente, parole sgradevoli, quelle di Kah, e che pur, allora, non poterono che risuonare quasi gradite all’attenzione di Ja’Nihr, giacché, in fondo, egli stava indirettamente, involontariamente, offrendo un chiaro alibi allo stesso oggetto del suo attacco, a Desmair, il quale, per voce del suo medesimo padre, in grazia di quella testimonianza, non avrebbe potuto essere considerato responsabile di nulla di quanto suggerito dal ragionamento di Midda.
Ma se soltanto due avrebbero avuto a doversi considerare le loro fonti di informazione sulla Loor’Nos-Kahn, e se qualcuno, ineluttabilmente, all’interno della squadra avrebbe avuto a dover essere considerato un traditore, nell’aver chiaramente collaborato con Kah per la loro disfatta, per quanto lì così accaduto; un solo nome avrebbe potuto essere ancora considerato in giuoco. E laddove, malgrado tutto, Desmair avrebbe avuto a dover essere considerato un perfetto capro espiatorio… l’unica alternativa avrebbe avuto a dover essere riconosciuta qual spiacevolmente insospettabile.

« … Nissa…? » sussurrò Salge, volgendo l’attenzione in direzione della gemella del proprio primo amore, a colei che, a sua volta, conosceva da una vita intera, colei che per prima aveva affiancato Midda in ogni propria avventura e che, impossibile, allora, sarebbe stato reputare qual traditrice, al di là di ogni ragionamento logico.