Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

E' passato più di un anno dal mio ultimo intervento in questo spazio e, ormai, non ha neppure più senso cercare scuse.
In quest'ultimo anno, quello che posso dire, è che ho fatto in modo di impegnarmi a riordinare un po' la mia vita... e oggi, nel giorno del nono anniversario dalla nascita di Midda's Chronicles, credo che sia giunto il momento utile a darmi una nuova occasione per riprendere a scrivere. E, nello scrivere, a riscoprire la stessa passione che nove anni fa ha iniziato a guidare le mie dita sulla tastiera del computer... quella passione che fra trasferimenti in nuove città, malattie assortite e, per non farsi mancare nulla, problemi al lavoro, alla fine si è ritrovata a essere soffocata e, troppo a lungo, dimenticata.

Come già lo scorso anno, tuttavia, non voglio riprendere né dall'ultima storia regolare di Midda (046 - Il viaggio continua), che non desidero rovinare più del dovuto, e neppure dalla storia alternativa che avevo incominciato a scrivere un anno fa (RM 001 - Reimaging Midda: Un altro morde la polvere).
Preferisco mettermi alla prova con una pagina bianca... un nuovo Reimaging Midda. Al quale, se tutto andrà come spero, seguirà la ripresa, in ordine inverso, del precedente e poi, chissà, anche della serie regolare.
Diamo tempo al tempo...

Intanto: nove anni... tanti auguri, amica mia.

Sean, 11 gennaio 2017

mercoledì 22 febbraio 2017

RM 052


« I dettagli, purtroppo, sono troppo lunghi da spiegare… e spero, a Thyres piacendo, di avere possibilità in futuro di raccontarti ogni cosa in maniera adeguata. » continuò, quando ormai poco la separava dalla propria meta « Purtroppo, però, temo che questa sera potrebbe succedere qualcosa… e se, sciaguratamente, non mi fosse data possibilità di sopravvivere alla prova che temo mi sarà richiesto di affrontare, non voglio che tu, papà o Eli possiate trascorrere il resto delle vostre vite tormentandovi nell’incertezza sul mio fato. Desidero, anzi, che possiate sapere quanto vi amo… e quanto, in merito alla mia vita, non ho rimpianto o rimorso alcuno: tutto ciò che ho vissuto, e quest’ultimo anno in particolare, è stato per me molto più di quanto non avrei mai creduto di meritare… e, di questo, non posso che ringraziare tutti voi per l’amore che mi avete sempre donato. » concluse, con voce che si sforzò di lasciar risuonare serena, benché, nel contesto di quella situazione, ebbe ineluttabilmente a lasciar trasparire una certa emozione « Addio, Rín… a presto. »

Forte, in quel mentre, fu per lei il desiderio di cestinare il messaggio vocale, prima che esso potesse essere inviato: sarebbe stato sufficiente un semplice movimento del pollice per lasciar scomparire per sempre quella registrazione, ovviando a tutti i problemi che, dalla stessa, avrebbero potuto conseguire se soltanto, di lì a pochi minuti, avesse scoperto che la sua mentore l’aveva convocata in maniera errata, o che, comunque, nessun genere di pericolo mortale la stava attendendo, tale da giustificare un simile commiato dalla propria sorella gemella. Ciò non di meno, superficiale, disattento, se non, propriamente, stupido, sarebbe stato da parte sua ignorare l’evidenza di quanto, il messaggio ricevuto pocanzi non aveva precedente alcuno e che, ben consapevole, Midda, del suo impegno di quella sera, mai le avrebbe destinato un simile appello se non avesse avuto ragioni più che concrete di farlo. Ragioni la concretezza delle quali, trattandosi della figlia della dea della guerra, non avrebbero potuto ovviare a trasformarsi, quasi certamente, in un’incommensurabile minaccia letale…
In questo, alfine, ella permise al messaggio vocale di uscire dal proprio telefono cellulare, proprio nel mentre in cui lasciava la macchina affrettatamente parcheggiata e, volontariamente dimenticato al suo interno, il medesimo apparecchio, nella consapevolezza di quanto, qualunque cosa l’avesse allor attesa, di quello non avrebbe avuto alcun bisogno.

« … Midda? » domandò, entrando nel locale che avevano adibito a palestra per i loro allenamenti.

Per un fugace istante, un terrificante dubbio ebbe ad attanagliarla: e se il messaggio ricevuto non le fosse stato inviato a opera della sua maestra d’arme quanto, e piuttosto, della loro avversaria? Possibile che Anmel avesse ordito qualche trappola e che, presentandosi tanto repentinamente laddove richiestole, ella non avesse fatto altro che permetterle di riunirle insieme là dove avrebbe avuto, in tal maniera, possibilità di colpirle a tradimento? Certo… il messaggio era arrivato dal numero della Figlia di Marr’Mahew e non da un qualche utente sconosciuto: tuttavia, per l’entità primordiale della distruzione, precedente alla stessa Creazione, quanto sarebbe potuto essere complesso ingannarla in tal maniera?
Tuttavia, paranoia a parte, in un angolo non lontano dalla rastrelliera delle armi, ebbe allora a individuare la figura della sua mentore che, nel sentirla, nel vederla sopraggiungere, ebbe a sollevare il proprio sguardo verso di lei, dimostrando così tanta serietà, da escludere, drasticamente, qualsiasi ipotesi atta a prevedere che ella non la stesse realmente attendendo. E se, per un istante, la drammaticità intrisa in quegli occhi color ghiaccio ebbe a distoglierla da ogni altro elemento lì attorno, focalizzandone l’attenzione in termini tali che ogni altro elemento a contorno parve sfumare in un miscuglio di tonalità omogenee e indistinguibili, ormai allenata, ormai addestrata a non lasciarsi sfuggire, tuttavia, qualunque altra informazione a margine, anche propria dell’ambiente circostante, laddove dalla corretta lettura di ciò avrebbe potuto dipendere, per lei, la differenza fra la vita e la morte; Maddie non poté ovviare a cogliere, in rapida successione, due altri dettagli, invero poi così non poco palesi, così non poco evidenti: la presenza di una lungo taglio in corrispondenza del braccio sinistro della donna, dal quale, lentamente, il sangue gocciolava verso terra, andando ad alimentare una piccola pozza di sangue; e la presenza di un corpo oscenamente ridotto in poltiglia poco lontano da lei, immerso, altresì, in un’enorme macchia di sangue e altri liquidi corporei. Un’immagine, quest’ultima, suo malgrado, ben lontana dal potersi considerare inedita, laddove, al contrario, avrebbe avuto a creare un inquietante collegamento fra quella scena, appena accennata e già contraddistinta da una tragica suggestione di fondo, e il loro primo incontro, più di un anno prima, quando, nel suo appartamento, la vittima di un’infezione da morbo cnidariano aveva, per la prima volta, attentato alla sua vita…

« Cosa è successo…? » chiese, in termini quasi retorici, giacché l’evidenza degli accadimenti risultava sufficientemente palese da rendere qualunque genere di risposta a quell’interrogativo quasi un insulto alla sua intelligenza.
« E’ successo che sono una stupida… » quasi sussurrò la donna guerriero, dimostrando una certa fatica nel parlare, quasi formulare anche una frase tanto semplice stesse da lei richiedendo uno sforzo sovrumano.

Istintivamente Maddie fece per avanzare nella direzione della propria maestra d’arme, per raggiungerla, per affiancarla e, all’occorrenza, prestarle i primi soccorsi.
In quell’anno trascorso insieme, la mercenaria era stata costretta, non piacevolmente, a offrire in più occasioni riprova della propria natura umana, dell’assenza di una reale onnipotenza al di là dell’aura di cui, pur, ella era palesemente avvolta e che sembrava rendere banale anche l’impresa più ardua, e che pareva escludere ogni possibilità, per lei, di poter essere ferita o, peggio, uccisa. In tutto questo, la sua allieva era perfettamente consapevole di quanto concretamente mortale ella fosse ma, ciò non di meno, la ferita da lei allora riportata, per quanto palesemente amplia e chiaramente non piacevole, non avrebbe dovuto tuttavia considerarsi tale da minacciarne, realmente, la sopravvivenza, da porne in dubbio il futuro, così come, altresì, nel tono da lei adoperato, e nella scelta di quelle parole di condanna a proprio stesso discapito, sembrava essere velatamente implicito.

« Non ti avvicinare… non così disarmata. » ebbe tuttavia a fermarla, verbalmente, con quello che, forse, avrebbe avuto a doversi ritenere un grido, un perentorio ordine d’arresto, e che, invece, apparve quasi simile a un rantolio.
E la giovane, abituatasi a prestare assoluta ubbidienza agli ordini da lei impartiti, ebbe a fermarsi, non potendo comunque ovviare a domandarle: « Midda… che cosa succede? »
« Il morbo… » commentò a denti stretti, offrendo l’evidenza di grande dolore da parte propria nello sforzarsi a parlare o, forse e più semplicemente, a mantenersi ancora lucida « … Thyres… che fine stupida, dopo tutto quello che ho passato… » soggiunse, non potendo ovviare a imprecare, in quel momento, al di là di quanta pena riuscire ad aggiungere quelle parole le stesse costando.
« Midda… » esitò l’altra, nel mentre in cui, sebbene la parte più razionale della sua mente avesse ormai elaborato l’intera situazione e avesse ben inteso le ragioni di quella convocazione, si poneva sospinta dalla sua parte più emotiva a rifiutare l’evidenza di quanto stesse accadendo e di ciò che, ancora, sarebbe dovuto avvenire.
« Te l’ho detto, un anno fa: quando si viene infettati dal morbo, si è già morti. » scandì la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo appena il capo a escludere ogni altra possibilità « Sto cercando di resistere… sto sforzandomi a mantenere la lucidità… ma, lo sento, il mio corpo sta già cambiando, sto iniziando a mutare… e presto, di me, non resterà più nulla. » profetizzò, con tono quanto più possibile saldo, malgrado la situazione « E quando questo avverrà, Anmel mi utilizzerà per aggredire te e la tua famiglia. » soggiunse, piegandosi appena in avanti come a trattenere un forte dolore addominale « Maddie… devi farlo. Ora, finché, ancora, ho ancora un po’ di controllo… »

martedì 21 febbraio 2017

RM 051


Purtroppo per Maddie, e dando ragione a Midda, la loro temibile avversaria non avrebbe atteso ancora molto prima di tornare a manifestarsi… e, in quell’occasione, le conseguenze di tale battaglia sarebbero state a dir poco devastanti per entrambe, sconvolgendo, nuovamente e irrimediabilmente, ogni equilibrio faticosamente conquistato sino a quel momento.

L’inizio della fine ebbe a presentarsi, con sgradevole tempismo, proprio la sera del sabato in cui, dopo già qualche rinvio di troppo, Madailéin ed Eliud erano finalmente riusciti a invitare a cena, nei cinquantacinque metri quadrati di appartamento che condividevano, il signor Mont-d'Orb e Nóirín: un invito, quello da loro così formulato, senza un evento in particolare, senza una ragione precisa, ma, semplicemente, spinti dal desiderio di condividere con loro la serenità della propria quotidianità, nel loro ambiente domestico. L’idea iniziale, in effetti, sarebbe stata quella di coinvolgere, congiuntamente, anche la famiglia di lui ma, date le dimensioni contenute dello spazio a disposizione del loro soggiorno, e un numero di sedie non sufficiente per tutti, avevano deciso di ovviare all’eventualità di un eccessivo affollamento rimandando a un’altra occasione, e a un altro scenario, l’eventualità di qualcosa di più amplio. Così, i due giovani avevano alfine deciso di procedere per gradi, in primo luogo con la famiglia di lei, seguita a ruota da quella di lui, ipotizzata per la settimana seguente.
A Maddie, in verità, accanto a suo padre e alla sua gemella, sarebbe piaciuto estendere l’invito di quella sera anche alla propria maestra d’arme che, per ovvie ragioni, dal suo personale punto di vista, avrebbe avuto a potersi considerare al pari di un elemento della propria famiglia, ormai parte integrante, e irrinunciabile, della sua vita. Ciò nonostante, era stata la stessa Figlia di Marr’Mahew a insistere al fine di non essere coinvolta nella questione, non tanto perché desiderosa di mantenere le distanze dalla propria allieva, quanto, e piuttosto, per riuscire a conservare una certa credibilità nel proprio ruolo di semplice amica per la giovane. Trattandosi di una serata in famiglia, già costretta a numeri contenuti a causa dello spazio ridotto, non sarebbe stato facilmente giustificabile il suo contributo a quell’evento: per ragioni tanto obiettivamente condivisibili, pur sinceramente a malincuore nell’essere costretta a escludere, in tal modo, la propria versione più matura, la giovane dai rossi capelli color del fuoco aveva rinunciato a quell’idea, accettando di limitare la serata solo alla propria famiglia ufficiale.
Dopo aver trascorso praticamente l’intero pomeriggio a riordinare casa e a preparare la cena per la serata, a poco meno di un’ora dall’arrivo degli ospiti, Maddie si era resa conto che non avevano una bottiglia di vino rosso in casa e, per questo, Eli si era offerto volontario per fare un salto al supermercato poco lontano da casa, e fortunatamente ancora aperto a quell’ora, per rimediare a ciò. E se, a posteriori, l’assenza da casa del proprio compagno non avrebbe potuto che essere considerata una coincidenza decisamente fortuita dal punto di vista della giovane guerriera, dal momento in cui, in tal modo, ella ebbe a ritrovarsi da sola nel momento in cui il suo telefono cellulare ebbe a notificarle un messaggio da parte di Midda; tale avrebbe avuto a dover essere parimenti considerata l’ultima evidenza di buona sorte, di divina benevolenza, nel corso di quella serata, dal momento in cui, da lì in poi, tutto il resto sembrò destinato soltanto a volgere al peggio…

“Ho bisogno di te… vieni subito.”

Erano trascorsi circa sei mesi da quando la giovane aveva regato alla propria mentore un telefono cellulare, non perché ella ne abbisognasse, ma per concedere a se stessa la possibilità, laddove ne avesse avuto necessità, di contattarla. In quei sei mesi, Midda non aveva mai fatto una sola chiamata o, parimenti, inviato un solo messaggio, ragione per la quale, il ricevere una simile richiesta da parte sua, quella sera, non poté che generare un certo stato d’ansia nella giovane. Così, del tutto indifferente alla consapevolezza che da lì a breve, tornando a casa, Eli non l’avrebbe trovata e avrebbe avuto, sicuramente, ottime motivazioni per preoccuparsi; nonché del tutto indifferente all’idea di quanto, in poco meno di un’ora, anche suo padre e sua sorella sarebbero giunti ad aumentare la spiacevole entropia della situazione; Maddie non perse neppure un istante per concedersi possibilità di esitare attorno alla questione e, rapida, indossò le scarpe, raccolse il proprio giubbotto, prese le chiavi dell’auto, e si precipitò fuori di casa, diretta là dove, da mesi ormai, era solita ritrovarsi con la mercenaria per i loro allenamenti, per il suo addestramento.
Guidando spedita verso quel loro quieto rifugio, Maddie si ritrovò a prepararsi psicologicamente al peggio, non potendo ovviare a supporre che, alla base di quella richiesta, avesse a doverci essere qualcosa in chiara relazione alla regina Anmel, e qualcosa, allora, di decisamente grosso, laddove, altrimenti, di certo la sua maestra d’arme non avrebbe richiesto il suo aiuto, non avrebbe preteso la sua presenza, così come, invece, era avvenuto, in maniera del tutto inedita. L’idea dell’eventualità del tanto atteso confronto diretto fra loro, ineluttabilmente, non poté che dominarla, insieme a tutta una lunga serie di incognite che, necessariamente, non poterono evitare di attraversare la sua mente, a incominciare dal genere di battaglia che avrebbe potuto attenderla, per giungere, alfine, a legittimi dubbi su quanto dolore avrebbe potuto imporre non soltanto a suo padre e a sua sorella, ormai, ma anche al suo compagno, nel momento in cui, qualcosa, fosse andato storto e, sciaguratamente, ella non fosse riuscita a far ritorno a casa, scomparendo, in tal maniera, tragicamente nel nulla e lasciando, di conseguenza, tutti smarriti nell’inconsapevolezza su quanto, realmente, le potesse essere accaduto.
Per un istante, continuando a guidare, ella si ritrovò prossima a prendere in mano il proprio telefono cellulare per lasciare un messaggio vocale a suo padre, o a Eli… ma, subito, tale idea venne scartata, nell’evidente difficoltà a individuare, allora, le giuste parole con le quali potersi esprimere, attraverso le quali formulare un messaggio che, nell’eventualità in cui ella non fosse più tornata, potesse essere sufficiente per spiegare loro cosa accaduto mentre, nell’ipotesi più positiva di un suo quieto ritorno a casa, potesse essere adeguata per banalizzare l’intera questione, evitando di doversi impegnare in qualche sincera spiegazione che, nella migliore delle ipotesi, le sarebbe allor valsa un viaggio di sola andata per una qualche casa di cura. Tuttavia, ritrovandosi a ripensare a tutte le raccomandazioni di Midda nel merito dell’importanza di non escludere mai, dalla propria esistenza, le persone a lei più care, alla fine Maddie raccolse coraggio, o, forse, si concesse di perdere estemporaneamente il senno, e decise di contattare la propria gemella, affidando così a Rín il potenzialmente ingrato compito di ricostruire, a posteriori, quanto avrebbe potuto presto avvenire.

« Ehy… » esordì, con meno convinzione di quanta non avrebbe preferito imprimere a quel messaggio registrato « Ti chiedo scusa se apparirò un po’ confusa… ma, sinceramente, non so da dove iniziare e non ho neppure ben idea di dove andrò a andare a parare ora della fine. Ci tengo, tuttavia, a lasciare questo messaggio almeno per te, affinché, se mi dovesse succedere qualcosa, almeno tu possa sapere il perché… » premise, umettandosi appena le labbra per prendere tempo per riflettere sulle successive parole « Innanzitutto, e al di là dei dubbi che potranno sorgere, non sono pazza. E benché sappia che è lo stesso preambolo che utilizzerebbe un pazzo, ho bisogno che tu possa credere almeno a questo, perché, tutto ciò che seguirà, necessariamente, ti sembrerà folle come, più di un anno fa, era apparso anche a me, la prima volta che ho incontrato Midda Bontor. Questo è il vero nome di Carsa Anloch… e sì, la tua memoria non si sbaglia se ti pare di ricordare che con tale nome avevo identificato la persona responsabile della mia sparizione all’epoca. » spiegò, concedendosi poi un lungo sospiro « Rín… so che è difficile da capire. Ma sei la persona più intelligente che io conosca e, in questo, sono certo che, una parte di te, ignorando ogni raziocinio, ogni logica, lo abbia già capito da tempo… perché guardandola in volto, né tu, né io avremmo mai potuto ignorare l’evidenza di quanto ella sia simile a noi. E questo perché Midda Bontor e io siamo la stessa persona… »

lunedì 20 febbraio 2017

RM 050


Passarono stagioni. Le settimane si accumularono formando mesi. E i mesi si accumularono diventando, addirittura, un intero anno.
Un anno era trascorso da quando, per la prima volta, Midda Bontor era giunta in quel mondo. Un anno era trascorso da quando, per la prima volta, Madailéin Mont-d'Orb aveva letteralmente incontrato il proprio destino, la dimostrazione fisica, pratica, di quanto il senso di inadeguatezza, la sensazione di una completezza mancata, non fossero semplicemente conseguenza di un disagio psicologico, da sanare con il supporto di una terapista, quanto, e piuttosto, l’evidenza di un io frenato dalle proprie stesse paure, ingabbiato all’interno di quanto, erroneamente, aveva voluto convincersi essere ciò che la società si sarebbe attesa da lei e, peggio, ciò che ella non avrebbe potuto ovviare a compiere per non tradire simile aspettativa.
E, nel corso di quell’ultimo anno, tutto era cambiato. Maddie era cambiata. Alla giovane problematica che ella era un tempo, insicura di sé, continuamente bisognosa di ritrovare conferme, di sentirsi riconosciuta dal prossimo nel proprio valore, nel conseguimento dei propri risultati, aveva avuto occasione di sostituirsi una donna forte, perfettamente consapevole delle proprie capacità e dei propri limiti, non più quale confine inviolabile ma, piuttosto, qual obiettivo sfidante, traguardo da raggiungere e da superare, per migliorare se stessa continuamente, per riuscire là dove, al suo posto, altri neppure avrebbero ipotizzato possibile arrivare, avrebbero creduto sano sospingersi.
In azienda, addirittura, questo suo cambiamento, questa sua straordinaria crescita interiore, aveva avuto occasione di essere riconosciuta persino con l’offerta di un nuovo incarico, nel subentrare in un ruolo superiore persino a quello di Bernardo, per valorizzare al meglio quella nuova, palese, brama di conquista di cui ella aveva offerto riprova: un’offerta allettante, sicuramente, che fino all’anno precedente non avrebbe potuto ovviare a interessarla e a entusiasmarla, e al confronto della quale, al contrario, Maddie ebbe a presentare alle risorse umane la propria soluzione alternativa, nel vederle riconosciuto uno stipendio adeguato al proprio valore, nell’ovviarle il peso rappresentato da un responsabile totalmente inadeguato qual era divenuto il suo, ma nel garantirle di proseguire nel proprio impiego, senza invischiarla in questioni politico-amministrative nel merito delle quali non desiderava avere assolutamente nulla a che fare. “Tutti sono utili, nessuno è indispensabile”: sotto l’ombra di tale, pur legittima, frase, per anni ella aveva lavorato e aveva accettato ogni qual genere di sopruso, senza mai maturare la consapevolezza di quanto, al di là della presunta democraticità di simile affermazione, non tutti avrebbero avuto a doversi considerare utili nella stessa misura, con lo stesso peso, ragione per la quale, ella avrebbe dovuto pretendere che la sua utilità fosse adeguatamente riconosciuta o, in caso contrario, avrebbe dovuto reagire di conseguenza. Così, pur senza ritrovarsi costretta a cambiare lavoro, ella si era concessa l’occasione di dare un taglio con il passato, di interrompere con straordinaria presenza di spirito il circolo vizioso all’interno del quale, troppo sovente, le vite di molti finiscono per perdersi, non comprendendo di essere intrappolati non tanto dal mondo a sé circostante, quanto, e piuttosto, dal proprio stesso io, dalle proprie paure e, sopra a ognuna, dalla paura di quello che un cambiamento potrebbe mai rappresentare. E Bernardo, Giovanna e tutte quelle altre figure che, all’interno della sua testa, per troppo tempo si erano viste riconoscere, inconsapevolmente, maggiore valore di quanto mai avrebbero dovuto avere, vennero così ricondotte a una dimensione più equilibrata, più corretta, non più imbattibili stereotipi alimentati, unicamente, dalle sue paure e dalla sua rabbia, quanto, e semplicemente, povere, piccole vittime dei propri stessi errori, dei propri comportamenti ricorsivi, tali da intrappolare tutti loro in tanti, piccoli, variegati circoli viziosi non poi così dissimili rispetto a quello dal quale ella aveva avuto possibilità di evadere.
Al di fuori del contesto professionale, poi, la giovane dai capelli color del fuoco avrebbe potuto vantare, persino, risultati maggiori, in uno stile di vita nel quale, alfine, ella aveva avuto occasione di individuare la propria identità e nel quale ella era certa avrebbe avuto sempre occasione di trovare un sempre più completo senso di appagamento. Il rapporto con la sua famiglia era migliorato di giorno in giorno, rafforzandosi a livelli che, neppur negli anni più innocenti della propria infanzia, avrebbe potuto vantare di ricordare. Anche gli allenamenti con la sua maestra d’arme, dopo tanto tempo, erano iniziati a divenire per lei un momento addirittura piacevole, nel porsi ormai dimentica di quella pena, di quei dolori, che pur avevano contraddistinto il loro primo tentativo in tal senso, e ogni giorno sempre più prossima a potersi considerare, a propria volta, degna del titolo di donna guerriero. Al proprio appartamento, il contesto del primo incontro con Midda e del primo scontro con un emissario di Anmel, trascorso un anno intero, ella non aveva comunque più fatto ritorno: non perché non le fosse stata concessa la possibilità, nella chiusura delle indagini e nel via libera, da parte della procura, a fare ivi ritorno; quanto e piuttosto poiché, comunque, inizialmente del tutto disinteressata a riallontanarsi dal padre e dalla sorella, e, successivamente, in quanto altri eventi le avevano alfine dato occasione di reindirizzare la propria vita verso una strada ancor inesplorata. Soltanto tre mesi prima, infatti, nel corso dell’ennesima disfida con una nuova minaccia scagliata contro di lei e contro la sua mentore da Anmel, minaccia che, in tale occasione, aveva ritrovato qual protagonisti i tanto attesi zombie che, proprio malgrado, ella aveva scoperto essere decisamente diversi, e molto più ostinati, rispetto a quelli abitualmente rappresentati al cinema o in televisione; il destino di Maddie aveva avuto occasione di incrociarsi con quello di un giovane di nome Eliud Jeptoo, un paramedico di origine keniota dal fisico possente, scultoreo, e dalla pelle color dell’ebano, il quale era stato abbastanza discreto da non farle domande nel merito dell’origine di quelle ferite che, proprio malgrado, ella aveva riportato al termine della battaglia e il quale, ciò non di meno, era stato abbastanza ardito da invitarla a uscire insieme una sera per una birra insieme. E da quella birra la situazione era rapidamente evoluta in qualcosa di più, vedendola, qualche settimana dopo, ritrovarsi piacevolmente sorpresa nell’accettare l’invito di Eliud a tentare l’ipotesi della convivenza. Tanto la sua famiglia, quanto la sua versione alternativa, avevano avuto quindi occasione di conoscere il suo nuovo compagno e se, con i primi, non erano ovviamente mancate occasioni nelle quali Madailéin si era ritrovata prossima a pentirsi di averlo condotto a una sì difficile prova, nel timore che egli potesse rivalutare la situazione e preferire ritornare sui propri passi, nell’incontro con la seconda la giovane allieva aveva colto uno sguardo quasi divertito nella propria mentore, in misura tale da farle sospettare che ella potesse sapere molto più di quanto, allora, non si fosse dichiarata disposta a esprimere: tuttavia, nel confronto con l’idea che Midda avesse conosciuto o meno una qualche versione alternativa del suo nuovo uomo, la giovane scoprì non avere particolare interesse, particolare curiosità, giacché, a prescindere da tutto, quella era la sua vita, quello era il suo mondo, e giusto o sbagliato quel nuovo rapporto si fosse dimostrato, in un qualche futuro, essere, ella non avrebbe permesso ad alcun timore, ad alcuna paura, occasione di imporle freno.
Proprio dall’attacco degli zombie, di tre mesi prima, e, in conseguenza, proprio dall’inizio del suo rapporto con Eliud, la regina Anmel Mal Toise non aveva più offerto, in apparenza, manifestazioni della propria presenza nella vita della giovane. Laddove, sino a quel momento, la cadenza delle offensive dell’Oscura Mietitrice era stata contraddistinta da una regolarità quasi impressionante, quegli ultimi mesi di silenzio, di quiete, iniziarono a far emergere dei dubbi, nel merito dei quali Maddie non ovviò a un aperto confronto con la propria maestra d’arme…

« Possibile che sia finito qui…? » le aveva chiesto un giorno, al termine del loro quotidiano allenamento che, nelle sere di quell’ultima settimana, si stava concedendo l’occasione di protrarsi un po’ più a lungo del solito, complice la turnazione di servizio del suo compagno, al lavoro in quelle notti « Ricordo che mi avevi detto, tanto tempo fa, che in alcuni universi Anmel, rendendosi conto di aver a che fare con ben due Midda aveva preferito votare in favore di una diversa soluzione… possibile che, anche in questo caso, abbia lasciato la mia dimensione, per cercare altrove un’altra di noi? »
« Lo escludo… » aveva sancito con quieta sicurezza la donna dai neri capelli corvini, scuotendo appena il capo « Se così fosse, infatti, la fenice sarebbe ricomparsa per invitarmi a proseguire il mio cammino, cambiando, a mia volta, realtà: il fatto che io sia ancora qui, invece, credo abbia a doversi considerare riprova di quanto anche Anmel, ancora, sia presente nel tuo mondo. »