Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

mercoledì 31 agosto 2011

1323


C
oncluso quel breve, e pur particolarmente intenso, momento di confronto fra loro, tanto vivo e tanto sentito al punto tale da far ritenere a Howe di aver mutato ormai radicalmente e irreversibilmente ogni possibilità di giudizio nel merito della propria sodale, i due compagni ripresero con maggiore serenità, con più distensione, il cammino interrotto, decisi a raggiungere, entro i tempi ipotizzati, la loro meta finale. Nell'aver risolto, infatti, attraverso l'indubbiamente necessario chiarimento da lei fornito al proprio compagno, la questione prima da entrambi taciuta, e riguardante la terribile agonia alla quale Midda aveva sottoposto Quilon prima di decretarne la morte, il sentimento di cameratismo fra i due, prima temporaneamente offuscato dall'ombra della violenza propria della mercenaria, non apprezzata, né compresa, nelle proprie ragioni, dal suo alleato e, in tutto ciò, forse protetto, ritornò a imporsi con vivace vigore, ritrovandoli essere reciprocamente vincolati come mai prima d'ora, almeno entro i limiti, entro i contorni propri di quella particolare vicenda, e, in ciò, più che aperti a nuove occasioni di chiacchiere, di dialogo sereno, privo di un vero scopo, di un'effettiva tematica, quanto, e piuttosto, desideroso semplicemente di occupare il tempo.
Invero, al di là dell'apparente e sostanziale genuinità delle emozioni di solidarietà che in quel nuovo tratto di strada si imposero quali vissute l'uno per l'altra, non più quali forzati collaboratori, quali erano quasi sempre stati in passato, quanto, piuttosto, prossimi al considerarsi veri fratelli d'arme, nel comprendersi in una misura forse e persino superiore a quanto mai avrebbe potuto ambire di fare lo stesso Be'Wahr con alcuno fra loro, per sua fortuna rimasto estraneo al dramma altresì proprio del compagno di una vita intera e già vissuto, quindici anni prima, dalla Figlia di Marr'Mahew, quest'ultima, con sufficiente maturità e disincanto, non si concesse possibilità in direzione della medesima, particolare illusione del proprio interlocutore, pur non intervenendo neppure al fine di negargliene occasione. Ella, forse dimostrando una approfondita conoscenza dell'animo umano conseguente a tutte le proprie esperienze di vita, positive o negative che esse potessero essere state, o, forse e ancora, ritrovandosi banalmente vittima della propria consueta, e mai rinnegata, paranoia, che tante volte le aveva permesso di preservarsi in vita e superare indenne momenti felici al pari di momenti meno allegri, non avrebbe potuto ovviare a definirsi certa di quanto quell'estemporaneo armistizio con Howe, quella scoperta affinità fra loro, sarebbe perdurata solo sino al termine di quel viaggio insieme o, eventualmente, per qualche tempo dopo, senza però imporsi qual nuova e permanente condizione di rapporto fra loro. Pessimismo, il suo, che comunque sarebbe stata naturalmente ben lieta di scoprire, a posteriori, qual infondato, rimproverandosi per aver riposto in lui meno fede di quanta, in tutto ciò, egli sembrava ormai pronto a riporne in lei.
In un più sereno clima di futili chiacchiere, comunque e pertanto, venne ripreso il loro comune percorso, malgrado l'assenza della loro guida, o, per lo meno, la sua assenza qual essere vivente e senziente, e, ancora, malgrado ogni intima riflessione, ogni dubbio in merito a quanto quella propria scelta potesse essere ritenuta ancora giusta e giustificabile già proprie dello shar'tiagho. Egli, infatti, volgendo lo sguardo alla propria mancina, là dove la sua mente ancora si illudeva di avvertire la presenza di una mano ormai non più esistente, di un avambraccio purtroppo perduto, si continuò a sentire egoisticamente, o forse umanamente, motivato a non sprecare l'occasione di ottenere qualunque cosa avrebbe potuto essere accomunata a quanto a lui sottratto: ragione per la quale non volle levare alcuna voce di contrarietà, di protesta o, anche solo, di dubbio, nel momento in cui Midda lo invitò a rimettersi in marcia, completando alfine un sin troppo lungo peregrinare, quella necessaria, e pur onerosa, deviazione nella sua ricerca di vendetta a discapito di sua sorella Nissa, missione, ormai, divenuta prioritaria nel suo cuore.
Ma proprio nella quieta occasione di prosecuzione e di completamento di quel cammino, di quella strada, nonostante la prematura scomparsa dello spadaccino che, nell'esplicita volontà della mercenaria, essi stessi avevano ricercato quale loro guida, Howe non si poté alfine negare una possibilità di domanda, un interrogativo che temette poter essere indice di scarso acume da parte propria, ragione per il quale rimandò sino all'ultimo la formulazione del medesimo, e al quale, ciò nonostante, non ebbe modo di offrire un'autonoma risposta.

« Midda… » richiamò l'attenzione della propria compagna, non per domandare da lei possibilità d'ascolto dal momento in cui, sino ad allora, altro non gli era stato già concesso, quanto, e piuttosto, per preludere a un tema, a un argomento più serio rispetto agli ultimi con lei affrontati, e caoticamente dispersi fra ironia gratuita attorno alle figure di Be'Wahr o, anche, di Seem, e maliziosa irriverenza a discapito della quarta componente della loro formazione originale, Carsa Anloch, nel merito dei cui gusti sessuali Howe non si era risparmiato ogni genere di invettiva, animata, ovviamente, da invidia per l'impossibilita a rientrare nei medesimi in quanto uomo « … c'è ancora una piccolissima questione che non mi risulta, sostanzialmente, chiara, nel merito di quanto accaduto. »
« Mmm… » replicò ella, aggrottando la fronte e non riuscendo, immediatamente, a cogliere l'oggetto protagonista dei pensieri del proprio interlocutore, troppo repentino era stato in tutto ciò il cambio dall'ultimo scambio di battute fra loro occorso « Prova a essere più chiaro a tua volta, per favore. Non credo di aver colto nel merito di quale questione abbia da sussistere la tua questione. » sorrise, concedendosi quel giuoco verbale con lui a non permettere ai loro toni di precipitare ancora una volta verso eccessiva serietà.
« Quilon. » asserì egli, a focalizzare in maniera forse eccessivamente diretta, e pur indubbiamente trasparente, il nucleo della nuova tematica lì proposta « Tre lustri fa, sei stata costretta a restare al suo fianco per giungere a questa… Vallata. E questo lo posso comprendere. » spiegò, a rendere ancor più esplicita la ragione dei suoi dubbi, della sua incertezza nel merito delle scelte della propria compagna « Tuttavia, come anche in questo momento stai dimostrando, oggi non vi sarebbe stata necessità alcuna di coinvolgerlo. » si concesse di ipotizzare, per quanto fosse certo di star perdendo di vista qualche dettaglio fondamentale per l'intera questione « Perché, quindi, hai voluto condurlo con noi? E, soprattutto, perché lo stai ancora portando al nostro fianco, quale indubbiamente macabra testimonianza della violenza di questa notte? »

Innanzi a quell'argomento, per lei compreso qual ancor ragione di irrequietezza per quanto, ormai, sfogato nella propria componente più scapitante, Howe si attese che ella sarebbe tornata a mostrarsi seria, addolorata, o, tutt'al più, fredda e distaccata qual, generalmente, era sua abitudine offrirsi innanzi alle questioni più emotivamente coinvolgenti.
In negazione a tali aspettative, altresì, la donna guerriero non fece propria alcuna tensione, alcuna ulteriore crisi emotiva, avendo fortunatamente e rapidamente, come di consueto, superato e vinto quel proprio intimo problema. Un successo, il suo, non da intendersi in termini superficiali quali quelli passati, e tali da poterla nuovamente condurre a uno stato di avvelenamento della propria anima, quanto, e piuttosto, in termini concreti e reali, e tali da garantirle un duraturo esorcismo di tutto il male da lei volontariamente e coscientemente somatizzato sin dagli anni della giovinezza, scelta difficile e pur, all'epoca, necessaria per riuscire a superare gli eventi occorsi e, in ciò, essere pronta ad affrontare quanto la vita avrebbe successivamente continuato a offrirle, oltre a Quilon e alla sua interrotta aggressione.

« Riconosco che stanotte non hai riposato a sufficienza e, in ciò, le tue facoltà mentali potrebbero risultare offuscate o rallentate… » sorrise la mercenaria, scherzando con lui non diversamente da come avevano compiuto sino a quel momento su argomenti di ben diversa natura « Se così non fosse, dopotutto, avresti di che vergognarti a pormi una tale domanda, dal momento in cui ricordo perfettamente di aver definito il perche della mia scelta e, soprattutto, il perché della mia benevolenza verso quel dannato lurido cane, uccidendolo invece di abbandonarlo in quella condizione di disperato tormento, invocante la morte qual sola speranza di liberazione, di salvezza e di pace. » inarcò un sopracciglio, osservando divertita il proprio interlocutore.
« Ehm... » esitò egli, sforzandosi di ricordare a quale genere di affermazione ella potesse star riferendosi, purtroppo senza successo alcuno nel focalizzare simile particolare all'interno dei propri molteplici, e pur recenti, ricordi, in riferimento a qualcosa di sì appena occorso, e pur di tanto intenso da essere stato già classificato, nella sua mente, quale un evento lontano, al fine di permettergli di superare l'angoscia vissuta in quella stessa notte « Ammetto che, effettivamente, deve essermi sfuggito questo particolare accenno… »

martedì 30 agosto 2011

1322


E
dov'anche nel confronto con il perbenismo imperante in molte realtà sociali, malgrado ciò sovente, se non sempre, sostanzialmente lontane dal potersi permettere simile atteggiamento, tale stolido pregiudizio ove, al di là d'ogni ipocrisia pur tanto gelosamente custodita, resa propria, anche e soprattutto essi avrebbero dovuto essere riconosciuti colpevoli di comportamenti e pensieri ben più riprovevoli di quello allora accennato dalla donna guerriero, quanto da lei riferito avrebbe potuto suscitare sdegno e rimprovero nel proprio interlocutore, in una fredda condanna da parte sua per la prostituzione psicologica, ancor prima che meramente fisica, a cui ella, tre lustri prima, si era quasi concessa di sospingersi, da parte di Howe non poté invece che essere offerto nulla di tutto ciò, alcuna bigotteria e neppure insulsa e ancor peggiore pietà, nel lasciarsi altresì dominare da un sentimento di angosciata preoccupazione.
Non pietà per la propria compagna, giacché così reagendo egli non avrebbe ovviato a dimostrare un improprio moralismo atto a offrire di sé un'immagine falsamente superiore a lei e a ciò che lei aveva compiuto all'epoca di quegli eventi, quanto, e piuttosto, preoccupazione: preoccupazione non tanto per lei, in verità, quanto per se stesso e per la via che se pur più volte avvertito aveva fermamente scelto di intraprendere, di rendere propria al di là d'ogni legittimo avviso. Perché in ogni soggetto da lui incontrato e coinvolto, sino a quel momento, con il medesimo dramma da lui affrontato, egli aveva avuto occasione di verificare un insana deriva volta ad accettare quello che la stessa Figlia di Marr'Mahew aveva definito qual giusto prezzo… qualunque esso potesse essere.
Quilon, spadaccino rimasto privo della propria mancina suo pari, aveva accettato qual giusto prezzo la rinuncia alla sua libertà fisica, condannandosi, per il resto della propria esistenza a vivere un'eterna prigionia priva di catene o mura, e pur peggiore di quella che sarebbe potuta essergli assicurata in qualunque carcere. Midda, avventuriera e marinaia rimasta priva della propria destra, aveva valutato di accettare qual giusto prezzo la rinuncia alla propria libertà psicologica, condannandosi, per una singola notte, a un orrore che comunque l'avrebbe poi potuta perseguitare per il resto della propria esistenza… e che, malgrado non si fosse neppure consumato, l'aveva invero perseguitata, avvelenandone l'animo sino all'oscena esplosione di violenza della scorsa notte. E questo, addirittura, non per riottenere effettivamente l'arto perduto, quanto, e in maniera ancor più grave, la possibilità di riottenere l'arto perduto, nell'essere condotta al cospetto di coloro che ciò avrebbero potuto fornirle.
A questo, forse, anch'egli si stava, o già si era, condannato nella propria personale ricerca? Anch'egli si stava dimostrando disposto all'accettazione di qualunque giusto prezzo fosse stato per lui stabilito da menti perverse e malvagie, qual, necessariamente, avrebbero dovuto essere identificate coloro coinvolte nella stregoneria, nelle oscure arti mistiche, necessarie a dar vita a quei surrogati?
Risposta impossibile a definirsi… e pur terribilmente agghiacciante negli impliciti che avrebbe condotto seco e per le ombre che, in ciò, avrebbe potuto proiettare sul suo futuro, un futuro in cui, suo malgrado, egli non sarebbe più stato lo stesso uomo passato.

« E… poi? » domandò con tono incerto, esitante a scandire una tale esortazione a proseguire nella narrazione, non desiderando imporsi con eccessiva curiosità su un argomento che, comprendeva, avrebbe potuto essere riconosciuto qual troppo delicato, troppo spiacevole da affrontare « Dimmi, te ne prego… cosa è accaduto in seguito? » riformulò, comprendendo come, in un tale contesto, indelicato sarebbe stato da parte sua esprimersi in termini troppo concisi, quasi a invocare da lei la conclusione di quella vicenda come non apprezzata, non riconosciuta nel proprio effettivo valore, un valore non tanto derivante dalla drammaticità degli eventi rievocati, quanto, e piuttosto, dalla scelta stessa di rievocarli innanzi a lui.

Howe, infatti, non ebbe difficoltà a comprendere perfettamente a quale sforzo e impegno ella stesse lì obbligandosi e, ancora, quanta fiducia ella stesse egualmente riconoscendogli, nell'aprirsi con lui così come, forse, mai si era concessa opportunità di compierei prima con altri. E in virtù di tutto ciò, ragione di incommensurabile orgoglio e onore per sé, egli si trovò, nuovamente, a pentirsi e a vergognarsi per tutti i dubbi e i pregiudizi mossi in passato a discapito della propria compagna, di colei che aveva troppo spesso considerato pari a una minaccia, a un danno per sé e per Be'Wahr, ancora prima di una preziosa alleata.
Mai più, si ripromise, mai più, giurò sul proprio dio Lohr, egli avrebbe permesso alla propria mente e al proprio cuore di riservare simile mancanza di fede, di fiducia verso di lei, di chi, a lui, si stava lì offrendo, svelando, in maniera tanto aperta e sincera.
O tale, per lo meno, fu in quel frangente il proposito dell'uomo, suo malgrado inconsapevole di quanto, di lì a breve, ancora una volta avrebbe rinnegato tutto ciò, lasciandosi dominare in maniera eccessivamente isterica dal timore, dalla paura, dall'orrore per la follia nella quale si era volontariamente cacciato, da arrivare a condannare nuovamente la propria camerata qual diretta responsabile per tutto ciò.

« E' accaduto che, dopo la notte, è tornato a sorgere il sole. E, con esso, la vita ha ripreso il proprio consueto corso… » rispose Midda, accennando un lieve sorriso tirato « Io necessitavo ancora dell'aiuto di Quilon e, ancor più, egli, vincolato al proprio incarico, non avrebbe potuto presentarsi alla Vallata qual responsabile per la mia fuga, ragione per il mio ripensamento, a così breve distanza dal completamento del tragitto. »
« Vuoi dire che…? » esitò l'uomo, ritenendo quasi impossibile quanto da lei così accennato.
« Esattamente quello. » confermò ella « Quilon, rendendosi conto del suo sbaglio, iniziò a cercarmi. E io, rendendomi conto di aver ancora bisogno di lui, mi feci trovare. »
« Ma… questa notte egli ha nuovamente cercato di violentarti! » esclamò, non riuscendo a cogliere la logica del ragionamento da lei in ciò espresso, non da parte sua, non, tantomeno, da parte dell'ormai defunto spadaccino e guida verso quella fantomatica "Vallata", qualunque cosa fosse.
« Ma questa notte egli non era vincolato da alcun impegno nei miei riguardi. » gli fece notare, stringendosi fra le spalle quasi a minimizzare la questione « Tu eri il suo incarico… non io. E che io fossi giunta o meno a destinazione, alcuna differenza avrebbe mai compiuto per lui. » evidenziò, scuotendo il capo « Anzi… ho da ringraziare Thyres, invero, di come hai scelto di reagire di fronte all'immagine a te riservata: altri, al tuo posto, non avrebbero avuto esitazione alcuna a scegliere di schierarsi non dalla mia parte, quanto, e piuttosto, da quella di Quilon, per approfittare della situazione. »

Un giudizio severo nei confronti dell'intero genere umano, non solo nella propria componente maschile qual, comunque, lì avrebbe dovuto essere riconosciuta principalmente inquisita, che alcuno avrebbe tuttavia potuto giudicare qual gratuito, dal momento in cui, al di là d'ogni legittima ira vissuta da parte dello shar'tiagho innanzi al tentativo di stupro a discapito della propria alleata, e forse amica, la violenza sessuale non avrebbe potuto purtroppo essere considerata un'eccezione, quanto, piuttosto, una spiacevole regola, tale da colpire chiunque si fosse dimostrata, o anche dimostrato, troppo debole per potersi opporre a ciò.
Addirittura, in termini grottescamente tragici o tragicamente grotteschi, difficile a definirsi, negli stessi ambienti nei quali, usualmente, il mestiere proprio della meretrice era aspramente condannato, giudicata professione indegna e denigratoria per l'apparire proprio di una città, gli stupri si imponevano in una misura raccapricciante, non venendo neppur condannati qual atti infami, quanto, e piuttosto, diritto del più forte a discapito del prossimo. Ragione per la quale, del resto, Midda Bontor aveva da lungo tempo preferito considerare qual proprio principale riferimento, forse residenza, in Kofreya, per lei terra straniera, confini considerati addirittura criminali quali quelli propri di Kriarya, soprannominata non a caso città del peccato, nell'offrirsi popolati da mercenari e assassini, ladri e prostitute, e non in capitali più onorevoli e onorate quali Kirsnya, là dove non solo aveva perduto il proprio braccio destro, ma, anche, e ancor peggio, aveva avuto riprova di tale, assurdo teorema, assistendo in prima persona, se pur non nel ruolo di vittima, a crudeltà d'ogni genere perpetrate da coloro considerati nobili, aristocratici, grandi signori, a discapito dei più innocenti e indifesi, a loro sospintisi in cerca d'aiuto, di soccorso, di solidarietà.

lunedì 29 agosto 2011

1321


A
nimato da emozioni incredibilmente confuse, nello sconvolgimento conseguente a quell'ultima affermazione, si impose un profondo silenzio fra loro, nell'estemporanea impossibilità per Howe persino di elaborare il senso concreto di quelle sillabe. Dopotutto, nell'apparente serenità mantenuta sino ad allora dalla propria compagna, non tanto nel loro stesso dialogo, ma, persino, nei giorni precedenti, giorni di viaggio trascorsi fianco a fianco con Quilon, lo shar'tiagho non avrebbe potuto avere alcuna possibilità di prevedere una tale evoluzione in quella rievocazione, narrazione che, improvvisamente, in quelle poche, terribili, parole assunse un significato completamente diverso da qualunque egli avrebbe potuto precedentemente attribuirgli.
Innanzi alla volontà della propria compagna di interrompere il loro cammino per potersi confrontare con lui nel merito di quanto accaduto, e della morte della loro guida, egli si sarebbe potuto attendere che ella avrebbe accennato sì a un qualche passato tentativo di stupro a proprio discapito, tentativo che, come in quell'ultima notte, non poteva aver avuto successo e in conseguenza al quale già straordinaria avrebbe dovuto essere ritenuta l'esistenza in vita di quello stesso uomo. Mai, tuttavia, egli avrebbe potuto ritenere che l'uomo per il quale prima aveva provato un moto di incommensurabile odio e, successivamente, un'emozione prossima a umana pietà, potesse aver avuto una qualunque occasione di successo nei propri propositi. Non, per lo meno, nel confronto con una donna quale Midda Bontor.
Aveva forse frainteso le sue parole? Aveva forse udito male quanto da lei dichiarato? Si era forse lasciato troppo distrarre da altri pensieri, da altri dubbi, al punto tale da permettere alla propria mente di elaborare una tanto terribile verità?...
… no. Ogni singola sillaba da lei proposta era risuonata incredibilmente chiara, drammaticamente decisa nel proprio suono, imponendosi nella quiete di quelle cime montuose con il vigore del rintocco di una campana, una campana messaggera di infauste novità.

« Lohr… » commentò Howe, cercando di riprendersi dalla sorpresa e di non permettere al proprio silenzio occasione di fraintendimento « Io… non immaginavo… non avrei potuto mai credere che… oh… Midda… »
« Non avresti mai potuto immaginarlo. E' una storia della quale non vado fiera, né che amo rievocare. » scosse il capo ella, cercando di sorridere a dimostrare come, malgrado tutto ciò, dovesse essere riconosciuta qual tranquilla, serena, distaccata come propria abitudine essere « In effetti, credo che la mia mente abbia, entro certi limiti, cercato di rimuovere il ricordo, almeno sino a quando tu non hai espresso il desiderio di intraprendere questo viaggio… »
« Dannazione! » esclamò l'altro, improvvisamente sentendo gravare su di sé una terribile colpa, la responsabilità di un orrendo e ingiusto calvario imposto alla propria compagna nel pretendere, a livello morale, un suo coinvolgimento in tutto quello, quasi fosse stata ella stessa a privarlo del suo braccio e non, piuttosto, la sua gemella, della quale a sua volta avrebbe dovuto essere riconosciuta quale vittima « Mi dispiace, Midda. Mi dispiace davvero. Se solo avessi saputo, non ti avrei mai coinvolt… »
« No. Aspetta. Fermati! » gli impose ella, levando la propria mancina fra loro a invocare il suo silenzio « Non fraintendere le ragioni delle mie parole, non attribuire a questa confidenza un valore estraneo a quello per la quale ho deciso di renderti partecipe della medesima. » lo raccomandò, in un lieve rimprovero per le conclusioni affrettate alle quali egli si era sospinto « Non sono solita tentare di ingannare i miei alleati, i miei compagni d'arme, e, in questo, ti prego di fidarti se ti dico che le sole motivazioni per le quali ho cercato di farti desistere da questa stolida ricerca sono quelle che ho già esplicitato a tempo debito. Nulla di quanto è accaduto questa notte… o quindici anni fa, ha da intendersi connesso a ciò. »
« Ma… »
« Howe. » lo richiamò, fissando i propri occhi color ghiaccio in quelli di lui, per imprigionarne l'attenzione, rendendolo obbligatoriamente succube della propria voce, nella volontà, nella necessità di ascoltarla e di prestare a essa la dovuta attenzione « Ti prego… Non è semplice per me parlare di certi argomenti e spero che tu potrai dimostrarti sufficientemente maturo da non farmi pentire per quanto ti ho raccontato. » definì ella, implicitamente domandando, da parte sua, una forse ovvia discrezione attorno a simile racconto, a tale argomento che non avrebbe potuto gradire qual di pubblico dominio, così come già troppi altri lo erano, suo malgrado, divenuti nel corso degli anni « Questa notte, tu hai avuto modo di assistere a una dimostrazione del mio lato peggiore, della parte più crudele e sadica del mio animo. E ad arginare possibilità di erronee conclusioni sulle ragioni di quanto avvenuto, ho preferito metterti a conoscenza di questi fatti. »
« Quindici anni fa, questo maledetto cane rognoso, riuscì, per pochi, interminabili attimi, a possedermi contro la mia volontà… » proseguì, andando a colpire, in maniera tutt'altro che delicata, il fagotto contenente i resti di Quilon, in un nuovo, inevitabile gesto di sfogo contro di lui, per quanto ormai già morto « Poi, credendomi domata, inerme sotto il suo peso, nell'essere priva di un braccio e, peraltro, disarmata, egli allentò la pressione su di me, forse a ricercare una posizione più comoda per il proprio personale piacere. E fu allora che riuscii a sfuggirgli. »

Ancora sconvolto da quelle rivelazioni, Howe dovette sforzarsi per non esplicitare il proprio stupore nel merito dei particolari termini da lei adoperati, ove incredibilmente lontani dall'immagine abitualmente per lei stessa propri. L'idea di una fuga, nella fattispecie, era esattamente ciò che mai egli avrebbe considerato appartenente alla sfera delle opportunità proprie della Figlia di Marr'Mahew, non innanzi a un essere tanto spregevole al pari dello spadaccino, e non di certo quale alternativa alla sua uccisione. Tuttavia, evidentemente, in quella semplice e semplicistica analisi su eventi occorsi tanto tempo prima, egli doveva star perdendo di vista dei particolari utili a meglio analizzare il comportamento della compagna e, soprattutto, le sue reazioni, così differenti da quelle che egli si sarebbe atteso da parte sua, così differenti, fra l'altro, da quelle per lei divenute proprie in quella stessa notte, nel mentre in cui tre lustri di veleno fermentato nel suo animo avevano alfine trovato possibilità di sfogo, liberandola da una necrosi della quale forse era arrivata a illudersi non le fosse propria e che, ciò nonostante, nel corso degli anni si era solamente estesa in lei.
Quieto, pertanto, egli attese che fosse ella a riprendere voce, a fornirgli, se giudicate necessarie, altre spiegazioni, non desiderando né risultare invadente, né, addirittura, poter dimostrare un qualunque perverso piacere nell'ascoltare quanto ragione di evidente sofferenza per lei…

« Sì, scappai. » ribadì la donna guerriero, forse intuendo, forse percependo, i dubbi del proprio interlocutore, e in ciò decidendo autonomamente di fornirgli i chiarimenti a lui più utili « Oggi non lo farei, e probabilmente neppure all'epoca l'avrei fatto. Ma in quelle settimane, in quei giorni, in quelle ore, mi ritrovai a essere troppo confusa, troppo combattuta per poter ipotizzare qualsiasi reazione diversa dalla fuga. Una fuga, probabilmente, non tanto da Quilon, quanto, piuttosto da me stessa. » definì, con tono improvvisamente divenuto di un paio di note più basso, più cupo, atto a testimoniare come quanto stava per asserire avrebbe dovuto essere accolta quale una verità ancor più sconvolgente rispetto a quanto già da lei asserito fino a quel momento « Perché… Thyres mi possa perdonare per questo… per un lunghissimo infinitesimo di eternità, premuta a terra sotto il suo peso, quella notte io mi ritrovai a prendere in esame l'idea di restare immobile, a concedergli la violenza da lui desiderata. »
« C-c-cosa?! » balbettò lo shar'tiagho, tanto stupito da tale rivelazione da ritrovarsi persino incredulo sulla sua stessa percezione di realtà, domandandosi se tutto quello non fosse un perverso sogno e nulla di più, ritrovandosi, tuttavia, costretto dall'evidenza di quanto mai la sua mente avrebbe potuto concepire una sequenza tanto paradossale di affermazioni accomunate all'immagine di Midda Bontor.
« Non mi fraintendere, te ne prego. » gli domandò ella, ora con tono di quieta supplica, nell'evidente imbarazzo per le proprie stesse parole « Non credere che potessi essere contenta di quanto stesse accadendo o che ne volessi essere complice. E' solo che… in quella situazione, in quel contesto… nella mia disperazione e nella consapevolezza che solo quell'uomo avrebbe potuto ridarmi quanto io avevo perduto, per un istante ritenni accettabile la sua proposta. » spiegò, con tono funereo « Salvo, per grazia di tutti gli dei, subito pentirmi di tale folle e autodistruttivo sentimento… e reagire nell'unico modo accettabile in tutto ciò: la fuga. »

domenica 28 agosto 2011

1320


« S
ì. » confermò ella annuendo e, in tal assenso, raddolcendo la propria voce, nel tentativo di impegnarsi, in confronto con lui, a tentare di ridurre le distanze emotive fra loro createsi nelle ultime ore « In linea generale andò in questi termini. » ribadì, per poi, addirittura, arrestare il loro cammino e concedersi, in tal modo, di voltarsi in direzione del proprio interlocutore, per poter rivolgere i propri occhi verso i suoi nel contempo di tale dialogo « Nel dettaglio, egli fece propria la carta della violenza solo quale ultima soluzione, dopo aver a lungo provato, prima, con diverse tattiche… »
Comprendendo il desiderio di confidenza della compagna, e, per questo, non potendola che apprezzare nella fiducia a lui destinata, Howe le destinò tutta la propria attenzione, mantenendo allora il silenzio non quale manifestazione di disinteresse, quanto, piuttosto, qual tacito invito a procedere nei tempi e nei termini per lei più congeniali.
« Non c'è, in verità, molto da dire… » minimizzò ella, percependo l'interesse crescente nell'altro e, in ciò, non desiderando che vi potessero essere fraintendimenti su quanto ella avrebbe dovuto o potuto dire « Dopo essere evasa da Kirsnya, città alla quale, come ben sai, debbo la perdita del mio braccio destro, vagai a lungo nella volontà di scoprire come poter rimediare alla situazione. Le mie emozioni, allora, credo non fossero particolarmente diverse da quelle che provi tu ora: a peggiorare il fatto di essermi ritrovata senza gran parte del mio arto destro, non poteva che contribuire la consapevolezza di come ciò fosse accaduto non per mia colpa, non per una mia responsabilità, quanto, piuttosto, vittima della follia di mia sorella e delle sue azioni, in maniera diretta o indiretta, volte a distruggere la mia vita. »
« Sì. » fu ora lo shar'tiagho ad annuire, offrendole un lieve sorriso colmo di amarezza « Credo di poter ben intendere ciò di cui parli… »
« Una gran parte dell'oro in mio possesso, in tale ricerca, venne investito unicamente per scoprire che, se mi fossi spinta verso la locanda dell'Ultima Speranza, avrei potuto trovare un uomo in grado di condurmi da chi capace di plasmare un nuovo arto per me. » riprese la donna, nella propria breve rievocazione « A differenza tua, io non avevo mai avuto occasione passata di incontrare qualcuno con un simile surrogato e, in ciò, devo ammettere che le mie aspettative erano estremamente confuse a tal riguardo: a volte persino superiori a quanto tu stesso ti attendevi, altre drasticamente inferiori. Ma nelle mie condizioni, nella disperazione che si era impossessata di me, all'epoca non mi interessava cosa mi sarei potuta ritrovate attaccata al gomito: desideravo solo poter tornare a volgere lo sguardo verso la mia estremità e lì vedere la mia mano… o qualcosa di assimilabile. »
« Anche in questo credo di poterti ben comprendere… » confermò nuovamente Howe, sentendosi, in tutto ciò, incredibilmente vicino a Midda qual mai, prima di allora, aveva immaginato avrebbe potuto sentirsi.

Improvvisamente, l'orrore di quanto accaduto poche ore prima, della lunga e straziante tortura imposta allo spadaccino, appariva quale un ricordo lontano, perso nel tempo e, forse, persino disassociato alla propria camerata: ella, lì, non era la medesima donna che in maniera fredda e crudele aveva lentamente fatto a pezzi il proprio aggressore, quanto, e piuttosto, un'anima affine, una sorella a lui unita, nel profondo, da un carico di emozioni assolutamente comuni, identiche fra loro. E mai, come in quel momento, ebbe a invidiare il proprio connazionale, o più o meno tale, Be'Sihl, l'uomo, lo shar'tiagho, che aveva avuto coraggio e follia sufficiente ad attendere per oltre un decennio l'occasione giusta per entrare a far parte della vita della donna da lui amata in maniera tanto importante, in un ruolo di rilievo incomparabile. Con il conseguente intimo rammarico di aver, altresì, personalmente sprecato troppo tempo insieme a lei nel criticarla, nell'attaccarla, nell'offenderla, spesso in maniera del tutto gratuita e pregiudizievole solo e unicamente in conseguenza di quello stesso braccio ora anche da lui ricercato.
Ma forse, il suo, avrebbe dovuto essere inteso quale un effimero invaghimento, conseguente a tutte le emozioni del momento. Emozioni trascorse le quali, tutto sarebbe ritornato come prima…

« All'epoca, nella mia ignoranza su alcuni particolari che mi vennero svelati solo a posteriori, non avrei potuto essere consapevole dell'effettivo ruolo di Quilon in tutta questa faccenda. » continuò la mercenaria, ignara, nel contempo di tali spiegazioni, del profondo mutamento di considerazione allora in corso nel cuore del proprio compagno di viaggio « Rammenti come, quattro giorni fa, durante il nostro incontro nella locanda, accennai a delle regole del gioco che lo riguardavano? »
« Sì. » replicò egli, nell'intento di non interromperne la narrazione, per quanto, in verità, non ricordasse simile dettaglio, tale particolare, forse una frase buttata lì per lì in un dialogo giudicato non così importante da essere rimembrato in ogni proprio particolare.
« Per ottenere il proprio braccio sinistro, dopo la perdita dell'originale nel corso di un duello con un guerriero più abile di lui, scoprii successivamente che egli aveva accettato quale prezzo da pagare quello richiedente un suo asservimento, a vita, a coloro che anche tu, presto, incontrerai… »
« A vita?! » la interruppe, sorpreso dall'esposizione di simili termini.
« Sì… e prima che tu possa esprimere giudizi a tal riguardo, pensa seriamente alla disperazione che ti ha sospinto in questo viaggio e rifletti su quanto, a tua volta, non saresti disposto ad accettare qual giusto prezzo per riottenere la tua integrità. » lo anticipò la Figlia di Marr'Mahew, con tono improvvisamente più serio « Perché, spero veramente, che le mie parole di avvertimento non siano state vane e tu sia consapevole che quanto otterrai non lo otterrai in maniera né gratuita, né, tantomeno, economica. »
Prima che, tuttavia, egli potesse avere il tempo di esprimersi di nuovo, e che potesse avere occasione di insistere con la propria curiosità attorno a una tematica che, personalmente, non avrebbe gradito affrontare, ella riprese il discorso precedente, da dove rimasto in sospeso: « In conseguenza del proprio patto, Quilon era obbligato a porsi al servizio di chiunque gli avesse domandato di essere accompagnato dove stiamo andando noi, senza potersi rifiutare innanzi ad alcuno. Ad alcuno, per lo meno, che avesse avuto reale necessità di ricercare una tale occasione. » spiegò ancora « Ovviamente egli evitava accuratamente di pubblicizzare troppo la questione, non desiderando di certo negarsi l'opportunità di un tornaconto personale in quanto, suo malgrado, sarebbe stata una condanna a vita… e così, anche con me, quel lurido cane espresse immediatamente chiare ambizioni rivolte a un certo genere di attenzioni che non ero intenzionata a riservargli, preferendo tentare di comprarlo con una sufficiente quantità d'oro. »
« Ma non era l'oro a interessarlo… » intuì lo shar'tiagho, senza particolare sforzo in tal senso.
« No, infatti. » storse le labbra la mercenaria « Dopotutto, per chi sostanzialmente impossibilitato a goderne, nell'essere costretto a trascorrere il resto della propria vita in una schifosa locanda in attesa di nuovi sprovveduti da accompagnare a destinazione, l'oro non avrebbe potuto essere una concreta attrazione. Non, altresì, quanto una giovane donna, qual poche, se non, forse, nessuna, si era mai presentata a lui con la mia eguale richiesta. »
« E non potendoti avere con le buone, alla fine tentò con le cattive… »
« Sì. » confermò ella, per l'ultima volta « Ovviamente prima non mancò di impegnarsi in approcci di diversa natura, cercando di dimostrarsi persino galante con me e tentando di impressionarmi con il fascino di un avventuriero che tanto aveva visto del mondo e tanto aveva vissuto in ogni angolo del medesimo. Sfortunatamente per lui, malgrado la mia giovane età, non ero né un'ingenua, né una sprovveduta… e, probabilmente, avevo viaggiato persino anche più di lui, a bordo della Jol'Ange. »
« Così, in occasione di quella che ben sapeva sarebbe stata l'ultima notte per tentare qualunque azione in mio contrasto, egli mi aggredì… in maniera non molto più originale rispetto a questa notte. » proseguì, salvo, per un istante, arrestarsi, esitando visibilmente nella scelta delle parole più opportune con le quali esprimersi, in una memoria che, a distanza di quindici anni, non avrebbe dovuto essere accolta ancor qual gradita, nonostante l'impegno di quelle ultime ore a esorcizzare nella violenza quello stesso, sgradito passato « E… per gli attimi più brevi della sua intera vita, e le eternità più lunghe della mia, egli riuscì nel proprio intento. »

sabato 27 agosto 2011

1319


A
vendo avuto occasione, in ben due decenni su tre della propria intera vita, di gestire la propria medesima esistenza alla giornata, ingegnandosi insieme al fratello nel mestiere di mercenario e sopravvivendo, incredibilmente, per un tempo sufficiente da riuscire a conquistare una modesta e pur concreta fama, Howe non avrebbe potuto far propria particolare modestia nell'esprimere una certa confidenza con il dolore e la morte, nell'aver, anzi, testimoniato l'uno troppo spesso in prima persona, e l'altro in ancor più occasioni sui volti altrui, purtroppo talora alleati, sovente avversari.
Malgrado simile formazione personale, tali indubbie referenze che avrebbero dovuto riservargli un certo personale margine di sopportazione innanzi a determinati spettacoli in grado di evocare in chiunque gli istinti più naturali, più istintivi, primo fra tutti quello volto alla sopravvivenza e, con e per essa, alla propria fuga in allontanamento dal pericolo, quali quelli oscenamente propri del dolore e della morte innanzi ai quali egli aveva imparato da lungo tempo a restare immobile, non perché bloccato, inibito nei propri movimenti, ma perché consapevole di quanto simile immagine non potesse essere estraniata a quanto da lui scelta qual vita, ciò a cui egli ebbe modo di assistere in quella notte, dal momento del proprio risveglio sino a quando le prime luci dell'alba non lo sorpresero, parve voler trascendere ogni suo precedente concetto di panico e pena, lasciandogli scoprire un aspetto estremamente terrificante della propria compagna di viaggio che, forse, avrebbe preferito continuare a ignorare. E quanto egli vide, invero, lo spinse persino a provare un moto di compassione per Quilon, le cui molteplici e incalzanti richieste di una più rapida e pietosa morte finirono quasi per assordarlo, tanto si levarono intense e strazianti nelle tenebre.

« Lohr… » si ritrovò a invocare il nome del proprio dio, forse a supplicarlo, in maniera implicita e pur incredibilmente sincera, di non ritrovarsi mai a essere in odio a quella donna, là dove, in tal caso, avrebbe sicuramente fatto meglio a suicidarsi, a uccidersi con le proprie mani, onde ovviare all'eventualità di seguire il medesimo fato già proprio di quel disgraziato… arrogante e violento, sì, e pur, allora, disgraziato.

Solo dopo che la luce del sole giunse a imporsi in maniera decisa sul paesaggio loro circostante, e solo quando, ormai, dell'uomo che lo spadaccino era stato un tempo era lì rimasta una grottesca caricatura, Midda decise di concedere al proprio aggressore e quasi stupratore la tanta agognata morte, in un gesto che, comunque, ella si premurò di sottolineare quale non pietoso nella propria offerta, non compassionevole nel proprio incedere, ove fosse stato per lei…

« … ti lascerei così come sei, supplicando l'eventualità dell'intervento di una qualche fiera a finirti il prima possibile, nella consapevolezza di poter altresì impiegare giorni interi prima di giungere alla fine della tua sofferenza. » annunciò con la propria consueta freddezza, pulendosi il volto e le mani sporche di sangue, urina e feci del proprio interlocutore su quello che era stato il suo cappotto « Purtroppo per me, e fortunatamente per te, come del resto ben sai, ho necessità della tua presenza per poter accedere alla Vallata. »

Premura, quella da lei rivoltagli nel parlargli, nello spiegare le proprie mosse, le proprie iniziative, che, malgrado la serietà da lei proposta in tal senso, non avrebbe potuto che essere ritenuta da parte di Howe quanto meno inutile, vana, superflua, dal momento in cui appariva evidente come, in tutto quello, all'uomo conosciuto come Quilon non sarebbe potuto essere riconosciuto sufficiente controllo sulla propria mente, sulla propria ragione, da permettersi di apprezzare simile verbo e il suo significato: solo e semplicemente una maschera di orrore e di dolore era impressa in quanto restava del suo volto, maschera che non offrì alcun segnale di vera comprensione in reazione a nulla di quanto da lei affermato e, neppure, al movimento che, subito dopo, ella impose alla propria spada, sollevandola al di sopra della propria spalla destra, nel sorreggerla a due mani, e in ciò preparandosi a menare il colpo di grazia che avrebbe finalmente posto fine a una vita indefinibile qual tale.

« Una spiacevole restrizione, questa, che mi vede pertanto obbligata a una risoluzione particolarmente caritatevole nei tuoi riguardi. » concluse la donna, inspirando a fondo aria nei propri polmoni e lasciandola, subito dopo, fuoriuscire in un'ancor più profonda espirazione « Ti auguro di bruciare per l'eternità fra le fiamme del Gorleheist… »

Il colpo che vide decapitare Quilon, e in conseguenza al quale la testa del medesimo ebbe ragione di rotolare per diversi piedi lontano da loro prima di arrestarsi, fu accolto dallo shar'tiagho con una profonda emozione di liberazione, quasi un enorme peso prima gravante sul suo animo fosse in tale atto stato finalmente rimosso, permettendogli di tornare ad assaporare la vita, con i suoni, i colori e i profumi del Creato a sé circostante, al di là del terribile quadro sino a quel momento tratteggiato innanzi al suo sguardo. Una sensazione sincera e, probabilmente, anche particolarmente empatica, la sua, in conseguenza della quale, per un fuggevole istante, nel rivolgere l'ultimo sguardo in direzione del condannato, ebbe quasi l'illusione di vederlo sorridere, per quanto impossibile, ormai, sarebbe stato per il medesimo impegnarsi in una tale espressione, nell'aver perduto, fra l'altro, persino le proprie labbra.
Ma dopotutto, chi, similmente ridotto, non avrebbe offerto un ultimo sorriso all'intero mondo a sé circostante all'idea di star, finalmente, per morire?
Tutt'altro che desideroso di concedersi una nuova possibilità di riposo, impossibile a seguito di quanto visto, né, tantomeno, di ipotizzare una qualunque colazione, idea a dir poco raccapricciante in quel contesto, Howe occupò prendendosi cura dei loro cavalli il tempo necessario a Midda per avvolgere la testa e il braccio sinistro, metallico, della loro ex-guida nel cappotto del medesimo, lì promosso al ruolo di involucro, di sacco, e, ancora, a lei utile per rinfrescarsi e, con l'aiuto di un po' d'acqua delle loro scorte divenute improvvisamente più abbondati nell'ordine di un terzo, per recuperare un'apparenza più umana e meno barbarica, quale era necessariamente divenuta la sua in tutto quello. Ciò, da parte sua, venne gestito in assoluto silenzio, in forzatamente quieta laconicità, dal momento in cui, insieme al sonno e all'appetito, persino l'interesse a chiacchierare gli era temporaneamente venuto meno, ancora troppo, oggettivamente, sconvolto da quanto avvenuto per poterselo permettere. E dopo troppe ore trascorse ad ascoltare le grida disumane di un uomo torturato, la Figlia di Marr'Mahew non sembrò sgradire l'opportunità di un intervallo silenzioso, compiendo quanto a lei utile, e quanto a lei ancor più gradito, non solo nel lavarsi, ma anche nel concedersi una fugace occasione di esercizio fisico, nel rispetto di quella calma, di quella pace derivata dal sangue e dalla morte.
Alla coppia così ritornata a essere tale, furono allora necessarie quasi quattro lunghe ore prima di riuscire a ritrovare un minimo di interesse al dialogo, tempo in seguito al quale, evidentemente, la donna guerriero doveva aver deciso che così troppo silenzio stesse iniziando a diventare assordante…

« Immagino che tu ti stia domandando cosa sia accaduto di preciso quindici anni fa… » tossì ella, a rischiare una voce resa eccessivamente roca per il prolungato riposo concessole « ... sebbene, probabilmente, una qualche idea credo che tu te la sia anche già fatta. »

Apparentemente eterno fu l'intervallo che trascorse fra quell'invito, da parte di lei, a recuperare una comunicazione verbale e il momento in cui, da parte di lui, venne presentata un'adeguata risposta: un margine nel quale, se ella restò in attesa di scoprire in che termini l'altro avrebbe ancora acconsentito a confrontarsi con lei, egli, parimenti, restò in attesa di comprendere se e quanto, effettivamente, avesse intenzione di affrontare quell'argomento, giudicandolo, ormai, qual necessariamente passato.

« Credo… ma non ne sono certo… » rispose alfine egli, costringendosi a propria volta a un lieve tossire per recuperare la propria consueta tonalità « … credo, dicevo, che egli non abbia tentato molto di diverso rispetto a quanto ha cercato di ottenere questa notte. Se pur non venendo… ucciso… per le proprie colpe. » ipotizzò, ritrovandosi esitante sull'adozione di un qualunque riferimento alla morte dell'uomo, dal momento in cui, in effetti, non in quella stessa uccisione avrebbe dovuto essere cercata la punizione per lui.

venerdì 26 agosto 2011

1318


« … d
annaz… » tentò di commentare l'uomo, chinando appena lo sguardo a verificare la situazione per così come spiacevolmente temuta, prima di ritrovarsi, suo malgrado, costretto a gridare, espellendo in una sola vocale tutta l'aria presente nei propri polmoni, in conseguenza del terrore e del dolore per lui propri in quel momento, in grazia di un gesto tanto semplice e, al contempo, strategico in quel confronto corpo a corpo, per così come da lui stessi ricercato.

Un grido insieme al quale, impossibile fu per lui mantenere ancora la presa su di lei, senza, tuttavia, potersi neppure permettere di presupporre un qualche tentativo di fuga, ove assurdo, impensabile, sarebbe stato ipotizzare di riuscire ad allontanarsi da lei in quel momento, troppo salda e troppo straziante si era subito dimostrata la presa di lei attorno a un punto così delicato e, repentinamente, privato di qualunque eccitazione, di qualsivoglia bramosia di impiego a scopo sessuale, fosse anche e solo per violenza, così come egli aveva previsto di compiere.
Un grido, ovviamente, in conseguenza al quale, impossibile fu per Howe mantenersi addormentato, così come solo allora si scoprì essere, e che vide lo shar'tiagho scattare immediatamente in piedi con la propria lama in mano, confuso su cosa potesse star accadendo e pur, lì, già pronto a combattere una battaglia per la quale, in effetti, ormai non sarebbe più potuto essere convocato, ove le sorti della medesima sembravano essersi lì definitivamente decise.

« Io dico… che tu sbagli… » sussurrò la Figlia di Marr'Mahew, con tono di voce ancora in parte soffocato in conseguenza alla passata pressione in contrasto al proprio collo, e pur, ciò nonostante, percettibilmente priva di qualsivoglia timore o ansia in tale confronto, così come già tanto chiaramente espresso attraverso i propri stessi gesti « E dico anche… che questa volta… sarà l'ultima! » sussurrò, senza allentare la morsa attorno al membro e ai testicoli del proprio avversario, salvo, ora, permettersi di scrollarsi di dosso il peso del medesimo e lasciarsi rigirare supina, con ancora i glutei scoperti dalla foga del proprio aggressore.
« Midda! » esclamò il mercenario, con tono preoccupato per lei, nell'osservare la scena dopo essersi ripreso dalla sorpresa conseguente al sonno così interrotto, e dalla sorpresa ancor peggiore derivante dallo scoprire di essersi addormentato in maniera tanto pesante da permettere che potesse accadere tutto quello « Lurido figlio d'un cane! » ringhiò subito dopo, con rabbia sincera nei confronti della loro guida, nel ben comprendere cosa egli avesse tentato di compiere a discapito della sua compagna.

Ancora una volta, come già era accaduto all'interno della locanda dell'Ultima Speranza, lo shar'tiagho si ritrovò a vivere un profondo sentimento non semplicemente di cameratismo, ma anche di proiettività verso la donna guerriero, forse, nel mentre di quella missione, promossa nell'intimo della sua psiche a un ruolo abitualmente proprio del suo biondo fratello, o, forse e ancora, in conseguenza a tutto il serio impegno che da lei aveva avvertito per aiutarlo a rimediare al proprio dramma personale, e tutta la sincera contrizione che in lei aveva compreso essere per la quota di responsabilità che percepiva propria in ciò, egli stava finalmente riuscendo a superare quelle stupide barriere inibitorie che, sino a quel nuovo viaggio insieme a lei, gli avevano impedito di apprezzarla nell'eguale misura altresì consueta per Be'Wahr. Priva d'importanza, in effetti, in quel particolare frangente risultò, per lui, una qualunque analisi sulla motivazione per la quale stesse vivendo tutto ciò, preferendo, piuttosto, riservarsi il diritto di poter esprimere il proprio personale punto di vista in opposizione a Quilon. E contro lo stesso, del tutto impietoso per la già delicata situazione da lui lì vissuta, così dolorosamente collegato alla mercenaria, Howe non volle trattenersi dal proiettare un violento calcio, un colpo tanto intenso, per quanto espresso a piedi nudi qual erano da sempre i suoi, tale da ritrovare il malcapitato destinatario di quell'enfasi aggressiva proiettato per oltre due piedi all'indietro, in un breve, ma fatale, volo in conseguenza al quale non la sua intera virilità, ma la parte più delicata della medesima, rimase fra le dita di nero metallo della sua ipotetica vittima, poetico compenso riconosciutole per l'offesa da lui quasi perpetratale.
Un nuovo ululato di incredibile pena fu quello che, in una tanto violenta e straziante perdita, si levò dalla gola dello spadaccino, candidato stupratore, la mente del quale, per un istante, parve rifiutarsi di elaborare una tanto intenso supplizio, per il quale, tuttavia, sembrò ritrovarsi improvvisamente cieco e sordo al mondo intero a sé circostante, strabuzzando i propri occhi con una simile enfasi che, per un istante, essi parvero poter fuoriuscire spontaneamente dalle orbite, rotolando a terra lontani da lui. Ma del tutto indifferente alla sua angoscia, a quell'incubo osceno nel quale avrebbe solo potuto sperare poter essere ricaduto, fu ancora Howe, il quale, ben lontano dal considerarsi appagato dall'evirazione così indirettamente impostagli, si spinse nuovamente verso di lui, iniziando a tempestarlo di calci, alcuni inflitti con la punta del piede, spostando il medesimo lungo una traiettoria curvilinea, altri, e ancor peggiori, con il tallone, lasciando precipitare lo stesso sopra di lui, quasi fosse sua intenzione calpestarlo a morte.

« Maledetto… maledetto… maledetto! » ripeté, con foga, furia ancor più cieca e sorda del dolore del proprio avversario, desideroso solo di ridurlo a un ammasso di carne informe, e lì, in tal modo, lasciarlo morire « Che cosa pensavi di poter fare? Che cosa credevi di poter ottenere, dannato codardo?! »

L'ultima fra le possibili parole che mai chiunque, in tutto ciò, si sarebbe atteso potesse levarsi a difesa di Quilon, invocando da parte del suo candidato carnefice un'occasione di arresto, fu proprio quella che, sorprendentemente, si levò, venendo scandita, nelle proprie sillabe, dalle carnose labbra della Figlia di Marr'Mahew…

« Aspetta! » gli richiese ella, risollevandosi con un gesto agile ed elegante da terra per poterlo arrestare prima che, lasciandosi trascinare dalla propria stessa veemenza, egli potesse ucciderlo, dimostrandosi in tal gesto incurante della propria parziale nudità, non essendosi dopotutto mai concessa pudori di sorta nel rapporto con il proprio corpo e non trovando alcuna ragione per la quale doverlo fare proprio ora.
Malgrado tale invito, forse neppure percepito, il mercenario continuò senza tregua a colpire e colpire ancora, in ogni punto concessogli, il proprio avversario, sempre gridante la propria pena, e lì ormai ridotto in lacrime quasi fosse tornato a essere un infante: « E' forse questo ciò che desideravi farmi intendere al nostro primo incontro? Avevi già deciso da subito di attaccarci nel cuore della notte, lurido traditore?! » domandò, non dimentico del sarcasmo dall'altro subito dimostrato parlando con lui nel merito della propria compagna « Se credevi che mi sarebbero occorse due mani per sistemare uno come te, hai commesso un enorme, tragico errore: potrei anche essere privo di entrambe le braccia, ma questo non mi impedirebbe di strapparti il cuore dal petto a morsi… »
« Howe… aspetta! » ripeté la donna, ora levando la propria mancina per appoggiarla sulla spalla sinistra del proprio compagno, nell'accostarsi a lui da dietro e nell'imporgli, in quel richiamo e, ancor più, in quel gesto, il proprio volere « Non puoi ucciderlo. Non ancora… »

Iracondo come non di rado si trovava a essere, e come, in quelle ultime, frustranti settimane si era troppo spesso costretto a non essere, per un fugace istante lo shar'tiagho non poté che fraintendere la volontà della propria compagna, ritenendo che ella potesse davvero voler offrire compassione al proprio aggressore, forse già soddisfatta, in ciò, dalla perdita, per il medesimo, di ogni occasione utile a minacciare altre donne in futuro. Ragione per la quale non mancò di esprimere il proprio dissenso verso di lei, se pur arrestandosi come da lei domandato...

« Ti prego. Non dirmi che davvero desideri che un simile rifiuto dell'umanità possa sopravvivere! » esclamò, volgendosi verso di lei « In passato hai ucciso per molto meno… »
« Oh no. » scosse il capo ella, facendo proprio, in quella negazione, un cupo cipiglio a rendere palese quanto un tale pensiero non l'avesse mai sfiorata, neppure per errore « Non dire idiozie, Howe! » lo raccomandò, a consigliargli implicitamente maggiore quiete prima di esprimere altri giudizi tanto erronei « Ho già commesso più di quindici anno fa l'errore di non ucciderlo. Quello che però non voglio fare, è sprecare l'occasione di farlo soffrire… e soffrire più a lungo possibile. » definì, aprendosi alfine in un sorriso tanto amplio e trasparentemente sincero nella propria offerta, da produrre un necessario brivido di terrore persino lungo la schiena del proprio interlocutore, improvvisamente e necessariamente preoccupato per le sorti di chi, in tal modo, condannato a morte qual piacevole speranza di liberazione.

giovedì 25 agosto 2011

1317


« E
ri una cagnetta mordace… e con il passare degli anni non sei cambiata. Cagna eri, cagna sei rimasta… » sussurrò in un alito di voce, premendo con il proprio gomito sinistro, metallico e insensibile, alla base del collo di lei, a non concederle occasione alcuna di movimento, a meno di non volersi ritrovare con la colonna vertebrale fratturata e, in ciò, condannata a morte.

In molti, con il passare degli anni, con l'accumularsi dei successi, degli straordinari trionfi accumulati dalla donna guerriero sul proprio cammino, si erano ormai abituati a considerare la stessa qual una figura letteralmente prossima alla divinità, e non metaforicamente, ed enfaticamente, tale, al punto da potersi considerare sostanzialmente infallibile e imbattibile, in un'aura leggendaria che ella, per evidente utilità personale, non si era mai sforzata di rinnegare, seppur neppure commettendo il reciproco errore di offrir il benché minimo sostegno a quanto era consapevole fossero fandonie o, ancor più, a quanto era timorosa che un giorno, nella tipica debolezza umana, avrebbe potuto considerare qual veritiero, arrivando a ritenersi realmente figlia di una dea della guerra, se non, ancor peggio, una medesima dea della guerra incarnata. Mai dimentica, tuttavia, né del volto di sua madre, Mera, né di quello di suo padre, Nivre Bontor, la mercenaria era fortunatamente ancora conscia dei propri limiti, delle proprie mancanze e di quanta indubbia buona sorte, spesso, avesse caratterizzato le proprie imprese in misura forse non inferiore al suo coraggio o alla sua follia nel gettarsi a capofitto nelle medesime. Limiti e mancanze che troppo spesso l'avevano e l'avrebbero sicuramente ancora veduta compiere errori e troppo spesso l'avevano e l'avrebbero condotta a maledirsi per essi.
Al di là d'ogni possibile sorpresa per quella fruttuosa aggressione notturna a suo discapito, evento comunque non comune ove in caso contrario difficilmente ella sarebbe potuta essere ancora lì in piena salute qual pur era, il fatto che Quilon fosse riuscito a raggiungerla e a porla in temporaneo scacco non avrebbe dovuto essere giudicato qual evento così estraneo a ogni canone, così esterno a ogni possibilità di umana accettazione, quanto, e piuttosto, un'ennesima ragione, per la stessa Figlia di Marr'Mahew, di rimproverarsi e maledirsi per non essere stata sufficientemente previdente, attenta, reattiva, rapida in conseguenza a tutto ciò, ritrovandosi, allora, in una spiacevole trappola moralmente utile a rammentarle, in maniera molto diretta e, parimenti, molto spiacevole, la propria fallibile natura umana. Una trappola dalla quale, al di là di ogni recriminazione, ella era certa sarebbe presto uscita e, ancor più, in conseguenza della quale era certa, questa volta, non avrebbe risparmiato quell'inutile avanzo di galera, non limitandosi a ucciderlo, soluzione troppo rapida e pietosa, ma riservandosi occasione di farlo soffrire tanto atrocemente da invocarle la morte quale occasione di liberazione, a compenso sia di quel torto attuale che di quello passato, da lei invero mai obliato.

« Ora cerca di stare tranquilla e di collaborare e vedrai che, dopotutto, potrà anche piacerti. » le raccomandò l'uomo, scivolando con la destra, in quel momento libera da qualunque altro impedimento, ad armeggiare con la cintola dei pantaloni di lei, al fine di poterla privare degli stessi, operazione tutt'altro che semplice nel mantenere costante la pressione sul suo collo a non concederle possibilità di movimento « In effetti, tutte le mie attenzioni dovrebbero addirittura lusingarti, dal momento in cui, malgrado tanti anni di attesa, mi sto sforzando con così tanto impegno allo scopo di chiudere una volta per tutte questa faccenda... » osservò, ancora sussurrando contro l'orecchio di lei, allo scopo di non turbare il sonno dell'altro uomo, onde evitare di doversi ritrovare a confronto con lui.

Nel decidere di attaccare, con tanta frenesia, la donna, lo spadaccino aveva, in verità, analizzato accuratamente la questione, valutando i punti a favore e a sfavore delle varie alternative nelle quali impegnarsi per raggiungere il proprio scopo. Il fattore di rischio rappresentato dalla propria inferiorità numerica nel confronto con la coppia, sotto simile punto di vista, era stato chiaramente da lui riconosciuto quale uno svantaggio non indifferente, tale da costringerlo, ancor peggio, a un'azzardata decisione fra tentare di intervenire unicamente a discapito della mercenaria o, prima ancora, assicurarsi che lo shar'tiagho non avrebbe potuto interferire nei suoi piani, nel momento in cui questi fossero stati posti in essere.
Al termine di un'accurata riflessione, una stima approfondita dei vari scenari che dall'una e dall'altra scelta sarebbero potuti allora derivare, Quilon aveva tuttavia deciso di rivolgersi, immediatamente, in contrasto alla donna guerriero, alla sua preda designata, ancor prima che al compagno della medesima, attendendo che questi si fosse addormentato e impegnandosi, in ciò, a mantenere la maggiore discrezione possibile al fine di non turbarne il riposo. Se, infatti, agendo in tal modo, egli non avrebbe comunque rinunciato a evidenti incognite, rappresentate soprattutto dalla possibilità di veder Howe risvegliarsi nel momento meno opportuno e, addirittura, di concedergli in tal senso un certo vantaggio su di sé; preferendo a quella soluzione qualunque altra volta ad aggredire, in primo luogo, l'altro membro maschile della loro ristretta compagnia, egli avrebbe concesso alla Figlia di Marr'Mahew una per lui sgradevole e, forse, persino ineluttabile, possibilità di prendere coscienza di quanto stesse accadendo e, in ciò, predisporsi alla battaglia, vanificando ogni suo piano, negando ogni sua brama.

« Ma forse è quello che anche tu desideri. » proseguì, facendo saltare la fibbia della cintura della donna e, in tal atto, riuscendo a iniziare ad abbassarle i pantaloni a scoprirle i glutei tondi e sodi, mantenuti sempre tonici in grazia del suo intenso stile di vita, nonché della sua attività quotidiana di personale allenamento fisico « Se così non fosse, non saresti tornata da me. O sbaglio?! »

L'ultima occasione nella quale qualcuno, un uomo e una donna nella fattispecie, aveva tentato di abusare di lei, allo scopo di punirla, di castigarla per delle colpe che erano state arbitrariamente decise le fossero proprie, approfittando del fatto che ella fosse, addirittura, in catene, stremata dopo una giornata di viaggio in una condizione di gravosa prigionia e, soprattutto, indebolita dalla quasi totale assenza di cibo o acqua a concederle ristoro, Midda Bontor aveva reagito rivolgendo in loro contrasto tutta la propria più feroce e, pur, controllata furia, arrivando, con la propria mano destra sull'uno, e con i propri stessi denti sull'altra, a strappare in maniera rapida e discreta le carotidi di entrambi dalle rispettive gole, uccidendoli ancor prima che essi avessero potuto comprendere cosa stesse loro accadendo. A differenza da tale precedente occasione, nonostante all'epoca alcun fattore sorpresa le avesse giocato contro come, spiacevolmente, era riuscito a riservarsi Quilon in quel momento, Midda non si sarebbe potuta di certo considerare né stremata né indebolita, non più, per lo meno, di quanto non avrebbe potuto quotidianamente dichiararsi di essere, né più, ancora, di quanto non lo fosse stato tre giorni prima quando era riuscita a reggere il confronto, nonché una posizione di incredibile superiorità, con ben quattordici guerrieri gorthesi. Ritenere, pertanto, che in quella particolare situazione, se pur minacciata dalla presenza di quel solido e potenzialmente letale gomito alla base del suo collo, ella potesse lasciarsi dominare dall'ansia o dall'isteria al punto tale da permettere al proprio avversario di riuscire a violentarla, prendendola sottomessa quale una vittima di guerra così come, chiaramente, stava bramando a ottenere, sarebbe stato una madornale sottovalutazione delle capacità per lei proprie e dai lei sempre dimostrate in molteplici occasioni.
Ragione per la quale, nel momento in cui, ponendo le mani alla propria cintola e ai propri pantaloni al fine di scoprire la propria virilità, quasi fosse una lama da sguainare in suo contrasto, alcuno stupore avrebbe dovuto contraddistinguere il cuore e la mente dello spadaccino nel rilevare quanto la donna dagli occhi color ghiaccio fosse riuscita a concedere ancora una volta trasparente riprova di quanto effettivamente glaciale avrebbe dovuto essere giudicato il suo animo, la sua capacità di controllo anche nelle situazioni più disperate, la stessa in grazia alla quale, dopotutto, era sopravvissuta sino ad allora. Emozione, altresì, da lui provata nel ravvisare, inaspettatamente, attorno ai propri attributi maschili così svelati, una dolorosa morsa impostagli dalla fredda e insensibile mano destra di lei, scivolata rapidamente fra loro al momento opportuno e lì, subito, riservatasi occasione di invertire repentinamente i loro ruoli di preda e predatore.

mercoledì 24 agosto 2011

1316


N
ell'ipotizzare riservarsi la purtroppo irreale possibilità di esprimersi nel merito di chi avrebbe potuto apprezzare o meno qual propria guida per raggiungere la meta finale di tanto peregrinare, Howe era certo che per alcuna ragione al mondo avrebbe potuto dedicare una qualunque preferenza in direzione di Quilon, immediatamente mal giudicato nei propri modi, nei propri atteggiamenti, e successivamente mai rivalutato in alcuno di essi. In effetti, a seguito del breve confronto intercorso fra questi e la propria compagna di ventura, il già inesistente clima di fiducia che avrebbe potuto considerare accreditato in direzione di quello spadaccino, avrebbe dovuto ritenersi solo irrimediabilmente compromesso in qualunque possibilità di instaurarsi, favorendo, altresì, un più sicuro, e pur meno gradevole, clima di assoluta sfiducia verso il medesimo. Così, dopo aver trascorso la notte all'interno della locanda, in una diffusa pace e serenità imposta su tutti dalle azioni della stessa Figlia di Marr'Mahew, utili a cancellare da qualunque viandante lì presente il benché minimo proposito di scontro con lei, già sufficientemente umiliati in occasione della primo, e solo, tentativo lì riservatosi, quando il viaggio della coppia, divenuta trio, riprese per sospingersi verso la propria conclusione, lo shar'tiagho scoprì di aver sostanzialmente perduto qualunque interesse, qualunque volontà, qualunque fantasia, di discorsivo chiacchiericcio qual risorsa utile a combattere il tedio del viaggio, preferendo, altresì, un più riservato silenzio fra tutti loro, utile a meglio riflettere e, soprattutto, meglio controllare, passo per passo, ogni singolo movimento della loro guida.
A livello razionale, in quella prima nuova giornata di viaggio più che in qualunque altra trascorsa sino a quel giorno, Howe si ritrovò a essere particolarmente dubbioso sull'utilità pratica della presenza di quella stessa figura qual loro ricercato riferimento. Se pur, infatti, non avrebbe mai desiderato contestare le decisioni della propria alleata, le cui logiche, comunque, non erano state con lui condivise, a ogni singolo istante trascorso alle spalle fra quello spadaccino e la propria camerata, egli non avrebbe potuto negarsi possibilità di incertezza nel merito dell'effettivo valore aggiunto da lui apportato al loro viaggio, ove evidente, trasparente, apparve un'assoluta e reale confidenza della donna dagli occhi color ghiaccio con quell'ultimo tratto di strada esattamente così come con ogni via già percorsa per raggiungere la locanda dell'Ultima Speranza. D'altra parte, a rendere ancor più complicata una qualunque analisi nel merito della scelta di quel particolare accompagnatore, oltre all'imperturbata ignoranza nel merito della loro effettiva destinazione, ancor non condivisa quasi esistesse un precetto di natura divina atto a proibirne un esplicito e diretto riferimento, in lui non avrebbe potuto che contribuire la più totale mancanza di fiducia, di stima, di considerazione propria della stessa Midda Bontor a discapito del non gradito Quilon. In effetti, cercando di rievocare, dal flusso dei propri ricordi, delle proprie memorie, una qualunque reminescenza relativa a un altro similare atteggiamento del quale egli fosse stato precedentemente testimone, alcun successo venne in suo soccorso, sancendo da parte della stessa, e nel merito di quel particolare guercio, un comportamento del tutto inedito, che non avrebbe potuto non solo giustificare la sua presenza fra loro per di lei esplicita volontà, ma, a conti fatti, la sua stessa, e ancora inalterata, esistenza in vita, là dove in molti erano morti, prima di lui, colpevoli di emozioni persino più blande di quelle lì percepite.
Tuttavia, ove, malgrado un tanto vivace e percettibile astio, la sua compagna aveva deciso che quell'uomo dovesse essere loro utile, anzi, indispensabile per il perseguimento del loro scopo finale, se pur come semplice intermediario, tramite per il raggiungimento del luogo, e delle persone, che avrebbero potuto fornirgli un nuovo braccio sinistro, non sarebbe stato di certo lui a questionare, a esprimere delle condanne attorno a simile decisione, in un'accettazione che, comunque, non avrebbe dovuto essere fraintesa come ottusa rassegnazione: sino a quando quel viaggio non si fosse concluso, e quella ristretta compagnia non si fosse sciolta, egli si sarebbe mantenuto all'erta, pronto ad affrontare qualsiasi minaccia e qualsiasi nemico, tanto esterno a loro, quanto, e ancor più, interno.
Un clima di spiacevole sfiducia, di assoluta diffida, al quale Howe si mantenne in tutto ciò fedele per ben tre giorni e due notti, prima che alla terza notte, tanta perseveranza da parte sua non offrì gli attesi, e temuti, frutti…

« Per quanto il mio animo trabocchi disperazione all'idea di doverci presto separare, mi sembra corretto evidenziare come, ormai, la strada che ancora ci separa dal vostro traguardo non sia molta… » annunciò Quilon, dopo che un piccolo ed estemporaneo campo per quella nuova notte insieme fu allestito e un caldo e gradevole fuoco venne acceso fra loro « Svegliandoci all'alba e procedendo di buon passo, domani potremo raggiungere l'ingresso alla Vallata prima dell'ora di pranzo. » si concesse di stimare con sufficiente serietà, salvo poi, immediatamente, ironizzare « E chissà quali manicaretti prelibati ci saranno lì offerti. »

Né da Midda, né, tantomeno, da Howe, venne proposta la benché minima replica a quelle parole, non ritrovando entrambi alcuna particolare motivazione utile a offrire al loro interlocutore ulteriore ragione di proseguire nella direzione così intrapresa.
Come già per le due sere precedenti, quindi, una frugale cena venne consumata in quieto silenzio, preludio di una nuova notte da trascorrere all'addiaccio, con un occhio chiuso, tentando di riposare, e uno perennemente aperto, nell'esigenza di vegliare sull'ambiente loro circostante. Data, infatti, la palese e mai rinnegata sfiducia esistente fra loro e la loro guida, vana sarebbe stata l'idea dell'istituzione di turni di guardia, ove comunque alcuno fra loro avrebbe accettato di abbassare la guardia confidando di potersi risvegliare ancora in salute. E come già per le due sere precedenti, ancora, l'unico che in tutto ciò parve permettersi di prendere immediatamente sonno fu proprio lo spadaccino, il quale, sdraiato supino e con il volto verso le lucenti stelle del firmamento, iniziò a scandire un ritmo incredibilmente costante, e altrettanto incredibilmente fastidioso, con un intenso russare, tanto energico al punto tale da spingere lo shar'tiagho a credere che chiunque, nel raggio di diverse miglia, potesse essere perfettamente a conoscenza della loro posizione, anche senza necessità di ricercare il bagliore prodotto dall'ormai morente brace.

« Lohr… » sospirò inudibile, scuotendo appena il capo nel prepararsi a condividere una nuova notte con simile, terribile concerto, pregando affinché, effettivamente, quella potesse essere l'ultima volta, così come dallo stesso Quilon prima annunciato.

Impossibile, a posteriori, fu per il mercenario esprimere valutazione nel merito di quanto accadde e, soprattutto, di perché ciò accadde. Forse, si colpevolizzò più volte ripensando a quegli eventi, in quella particolare notte, a così stretta prossimità da quanto sperava avrebbe potuto essere per lui l'inizio di una nuova vita, la sua mente non riuscì più a sorreggere la forzatamente sopita, ma mai realmente respinta, crisi nervosa che lo aveva dominato sin dalla scoperta della perdita del suo mancino, imponendogli, in ciò, un crollo fisico a compenso di tanto intimo sforzo. Forse ancora, non mancò di imputarsi in seguito, in quella terza notte di viaggio con Quilon e Midda, egli si concesse l'ingenuità di credere realmente alla manifesta profondità del sonno della propria guida, ritenendo di potersi concedere, a propria volta, un effimero momento di concreta requie senza in ciò porre a rischio la salute propria o della propria compagna. Forse infine, tentò nuovamente di attribuirsi completa responsabilità dell'accaduto, la sua fu una semplice, stupida ed egoistica scelta, conscia o inconscia, volta a delegare solo alla stessa Figlia di Marr'Mahew ogni ragione di guardia, di attenzione al mondo loro circostante, certo di come ella, leggenda vivente, non avrebbe mai permesso loro di essere sorpresi da alcuna minaccia, da alcun pericolo. Molteplici, a posteriori, furono suo malgrado i forse che egli poté formulare, cercando di razionalizzare lo sviluppo degli eventi di quella notte. E forse ognuno di essi comprendeva una parte della verità, così come, piuttosto, alcuno fra essi avrebbe dovuto essere giudicato corretto nella propria sentenza a suo discapito.
Quanto, tuttavia, certamente accadde fu che, in quella terza notte, Howe cadde, per propria volontà o meno, profondamente addormentato, concedendo, nella propria estemporanea assenza, un'occasione d'azione a Quilon, la frustrazione del quale, come giustamente l'aveva subito valutata Midda, lo spinse a tentare un'azione che chiunque avrebbe considerato suicida e che, pur, vide la sua audacia incredibilmente prossima a essere ricompensata nel momento in cui, sorprendendo i pur acuti sensi della donna guerriero, riuscì a piombarle addosso con tutto il proprio peso, bloccandola a terra in posizione prona prima che ella potesse reagire.

martedì 23 agosto 2011

1315


« C
osì dicendo mi ferisci con maggiore impeto di quanto non saresti in grado di compiere con la tua splendida lama… » osservò l'altro, ritrovando ragione di coraggio, e di toni sarcastici, nel momento in cui vide la medesima arma appena citata esser riposta, non sottostimando, tuttavia, quanto rapidamente ella avrebbe potuto tornare a impugnarla per riprendere a minacciarlo.

Sciocco, da parte sua, sarebbe infatti stato ignorare come se pur, forse, a lui ancora inferiore in stile ed eleganza, non formata all'arte della scherma suo pari, quella donna fosse sempre stata, e fosse chiaramente ancora, estremamente veloce e agile nei propri movimenti, in maniera tale da poter tranquillamente competere con uno spadaccino suo pari, ove ve ne fosse stata l'esigenza.
Ottimo incentivo, simile considerazione, tale pragmatica analisi della realtà, utile a permettergli mantenere massima attenzione nel confronto con lei, sebbene, invero, consapevole di come, in quel particolare frangente, fra loro dovesse essere riconosciuto lui stesso di maggiore utilità per l'altra, e non viceversa, permettendogli di riservarsi possibilità di un lieve, effimero vantaggio su di lei: predominio ipotetico, il suo, che pur, non avrebbe potuto essere ancora tanto stolido da negarlo, ella avrebbe certamente trovato il modo giusto per vanificarlo, riportandoli, ancora, a un medesimo piano di confronto.

« Ti concedo, in maniera del tutto gratuita, un consiglio… e poi non dire che non so essere generosa quando lo desidero. » replicò la Figlia di Marr'Mahew, concedendo alla propria voce una nota ironica nella pur inalterata freddezza, in quel gelido distacco incredibilmente armonico con il colore dei suoi occhi, quell'azzurro tanto prossimo, in verità, a bianco, e capace di farla apparire molto meno umana, e mortale, di quant'ella non fosse realmente « Non credere di conoscere quanto io possa essere in grado di ferirti con la mia splendida lama. Giacché, davvero… non ne hai idea! » definì, palesando in quelle parole un ampio sorriso che, ancor prima di rassicurante, sembrò allora imporsi qual terrificante, non dissimile da quello di un predatore felino innanzi alla propria vittima designata.
« Nel mio petto, il cuore piange lacrime di sangue nel verificare quanto il tuo animo si sia inaridito in questi ultimi quindici anni. » insistette Quilon, dimostrando sufficiente audacia da tentare il confronto con lei, se pur solo a livello verbale e, ancora, solo in termini volutamente scherzosi.
« Puoi ringraziare i tuoi dei del fatto che quelle lacrime di sangue si stiano mantenendo confinate all'interno del tuo petto… senza irrorare, altresì, il soffitto e le pareti qui attorno. » rispose ella, ancora mantenendo il medesimo tono e il medesimo sorriso già dimostrato, a dimostrarsi deliziata dalle crudeli prospettive in tal mondo annunciate.
« Dannazione, Midda! » esclamò l'altro, ancora con incedere grottesco ancor prima che serio « Non ti stai dimostrando affatto cortese con un vecchio amico qual io sono… »
« Innanzitutto potrai anche essere un vecchio amico per qualcun altro… non, di certo, per me. » lo corresse la donna guerriero, ora lasciando scomparire ogni espressione di possibile distensione, per tornare a imporsi seria nei suoi riguardi, a non concedere fraintendimenti di sorta attorno alle proprie stesse parole « In secondo luogo, parlando di cortesia, non mi pare di aver colto intenti particolarmente cortesi da parte tua nei confronti del mio amico Howe, qui presente. O vuoi forse negare quanto sarebbe potuto accadere se non fossi intervenuta?! »
« Non posso che riconoscere quanto la tua assenza di cortesia, in effetti, vada di pari passo con quella non dimostrata dal tuo nuovo camerata… o forse amante?! » si volle permettere ulteriore malizia « La reticenza da lui addotta nel disquisire a riguardo delle tue interessanti argomentazioni, potrebbe lasciar intendere un interesse ben più profondo di… »
« Senti, lurido figlio d'un ca… » fece per prendere parola lo shar'tiagho, tutt'altro che sordo allo sviluppo della situazione per così come evolutasi, e pur, sino a quel momento, rimasto quietamente in disparte per riconoscere alla propria alleata possibilità di agire con maggiore libertà possibile.
« Il genere di rapporto esistente fra me e lui non è affar che ti possa riguardare, Quilon. » si impose con fierezza la mercenaria, interrompendo il proprio compagno prima che egli potesse offrire ulteriore ragione di divagazione al loro interlocutore « E se la frustrazione per quanto non ti è stato concesso più di quindici anni fa non ti ha ancora abbandonato, non posso che provare pietà per te. » incalzò, lasciando trasparire nella propria voce una nota di cupo disprezzo per ragioni non meglio intuibili all'attenzione di chi ignaro di quanto accaduto all'epoca del loro precedente incontro.
« Bada, Midda… » parve volerla mettere in guardia, nel mentre in cui la sua destra fremette di percettibile ansia, irritazione, trattenendosi a stento dal correre all'impugnatura della propria arma « Ricordati che qui sono io che comando. »
« No, Quilon. » storse le labbra ella, agendo con maggiore rapidità di quanto chiunque altro avrebbe potuto attendersi, spadaccino incluso, nel levare la propria, di destra, verso il suo collo, serrando fredde dita metalliche attorno alla sua carotide e lì imponendo una pressione sufficiente a inibire, da parte sua, qualunque particolare brama di ulteriore confronto con lei, almeno per il momento « Ho già commesso una volta l'errore di credere a questa fiaba. » scosse il capo, a negare non solo qualunque possibilità di successo da parte dell'uomo in tal direzione ma, anche e soprattutto, qualunque possibilità di sopravvivenza, per lui, ove solo le avesse concesso una qualunque ragione per agire « Sei già stato sufficientemente fortunato da sopravvivere all'epoca: vuoi davvero porre alla prova ancora una volta la benevolenza degli dei nei tuoi riguardi? »

Dietro alla pur consueta apparenza fredda e distaccata di cui ella era sempre stata solita ammantarsi, a non concedere ad alcun avversario occasione di perscrutare nel suo animo e di coglierne, in tal modo, reali pensieri, vere emozioni, e concrete decisioni, in quel particolare momento, all'attenzione di Howe parve emergere, nella compagna, una rabbia per lungo tempo repressa, una brama di sangue da troppi anni soffocata, che lo sorprese, lo confuse e, persino, lo disturbo, lasciandogli facilmente intendere quanto fra lei e quello spadaccino la storia dovesse essere riconosciuta più complessa rispetto a quella che sarebbe potuta essere propria di una banale guida.
Di tali pensieri, dell'umana e inevitabile curiosità derivante a simile confronto, tuttavia, egli prestò seria attenzione a non lasciare trasparire la benché minima evidenza sul proprio volto, ben comprendendo che quello sarebbe dovuto essere riconosciuto quale il momento meno opportuno per incedere in simile direzione, nell'ipotesi, non ovvia né banale, che ella potesse effettivamente desiderare ricercare un momento di tanto intima condivisione con lui.

« … d'a… ccordo… » gemette egli, parzialmente soffocato nella morsa metallica di lei, stretta che, in maniera estremamente semplice, nel era consapevole, sarebbe potuta tramutarsi in una condanna a morte se solo ella lo avesse desiderato.
« Non sono la sprovveduta che hai già avuto modo di ingannare tanto tempo fa, Quilon. » volle sottolineare ancora una volta la donna, a ribadire un concetto già sufficientemente esplicito e attorno al quale, ciò nonostante, preferiva evidentemente imporre assoluta chiarezza « Ora conosco anche io le regole del gioco… e so bene che tu non hai alternativa a questo incarico. O non saresti ancora qui, a marcire solo e abbandonato in una terra per te straniera. »
« … ho… de… tto… d'ac… » tentò di ripetersi, seppur con minore successo rispetto a prima, emettendo solo rantoli appena distinguibili nel proprio significato.
« Il mio compare ha bisogno dei tuoi servigi come guida. » concluse ella, per un istante lasciandosi trasportare tanto dalle proprie emozioni al punto da scoprire i bianchi denti sotto le carnose labbra « E tu, per questo, ci condurrai dove ben sai. » sancì, liberando, alfine, la gola del proprio estemporaneo prigioniero, a permettergli di recuperare un normale ritmo respiratorio.
Ed egli, costretto per un istante a tossicchiare per ritrovare voce, non si negò un ultimo cenno sarcastico, sussurrando: « … quante storie… sarebbe stato sufficiente… dirlo subito!… »

lunedì 22 agosto 2011

1314


« I
o credo che dovresti moderare il tuo linguaggio, a meno che la tua lingua non sia divenuta per te ragione di tanta esplicita noia. » suggerì pertanto, ben consapevole del rischio di rivolgersi in tali termini a uno spadaccino, e, tuttavia, in quel momento più che disponibile a far proprio simile azzardo, non solo in difesa della donna guerriero, quanto, e ancor più, a tutela della propria stessa integrità e identità che, nel proprio silenzio, sarebbe apparsa irrimediabilmente compromessa.
« Uhm… » osservò il suo interlocutore, non palesando alcun interesse a ricercare battaglia con lui malgrado la minaccia appena rivoltagli, offesa in conseguenza alla quale, probabilmente, in altri contesti avrebbe domandato il sangue dello shar'tiagho a giusto compenso ma che, lì e allora, venne quietamente minimizzata nel proprio valore, nella propria importanza « Non deve essere un gran bel periodo per te. E non lo dico solamente perché hai evidentemente perduto da poco qualcosa di molto importante… ma, anche e soprattutto, perché hai altrettanto trasparentemente deciso di venire a ricercarlo da queste parti, facendoti accompagnare da chi conosceva già la strada. »

Howe, abituato a gestire in prima persona la componente ironica di un dialogo, si ritrovò, in conseguenza di quello scambio di battute con l'ancor non meglio identificato spadaccino, in una spiacevole situazione di disagio, dalla quale, francamente, avrebbe ben gradito uscire scaraventando con tutta la forza concessagli dal proprio braccio destro il boccale metallico in faccia alla controparte, a rimuovere, in tal modo, quell'aurea sardonica della quale l'altro sembrava tanto compiacersi, in una costante beffa così a lui rivolta. Ciò nonostante, nel comprendere quanto errato sarebbe stato lasciarsi coinvolgere in un combattimento con un tale stato d'animo a motivare i suoi gesti, le sue azioni, volgendole, molto probabilmente, al suicidio ancor prima che al trionfo, egli si costrinse a inspirare ed espirare a fondo l'aria dai propri polmoni, cercando di contrastare quel pur vago effetto inebriante conseguente a due pinte di birra tanto rapidamente svuotate in ancor più veloce successione.
In virtù di tale esigenza, di simile priorità da lui votata qual propria a non vanificare non solamente il proprio viaggio sino a quella locanda dal soprannome tanto evocativo, quant'anche il medesimo viaggio compiuto, accanto a lui, dalla propria compagna, così come giustamente evidenziato dal proprio interlocutore, lo shar'tiagho si ritrovò costretto a concedersi qualche istante di silenzio, qualche attimo di apparentemente riflessiva reazione alle parole dell'altro, tornando a immergere, nel contempo, le labbra all'interno della terza pinta, sebbene ormai, non più interessato a berne il pur sempre apprezzabile e apprezzato contenuto.

« No. Non è un gran bel periodo per me. » recuperò voce alfine, riutilizzando a propria volta i termini già impiegati dallo spadaccino verso di lui « E sì. Mi sono fatto accompagnare da chi conosceva già la strada per ricercare qualcosa di molto importante che ho recentemente perduto. »
« Ottimo… questo è quello che amo definire conversazione costruttiva. » sorrise ancora il guercio, volgendo il proprio unico occhio verde a scrutare lo sguardo della controparte nella volontà, forse, di porne alla prova la tensione nervosa, il livello di irritabilità da lui raggiungibile « Mi dispiace, tuttavia, doverti informare che stai sprecando il tuo tempo: la nostra comune amica dalle ampie vedute, non so se mi spiego, si è chiaramente dimenticata di spiegarti una serie di dettagli e clausolette conoscendo le quali ben sapresti di non poter recuperare il tuo bel braccino. Per qualcosa del genere servirebbe un dio… non un fabbro. »
« Arrivi tardi. » scosse il capo Howe, ora recuperando la possibilità di un lieve sorriso sarcastico nel godere del palese fallimento del tentativo così destinato a suscitare la sua ira, una sua qualche violenta reazione, qual pur si stava trattenendo dall'offrire « Midda Bontor, perché questo è il suo nome e sarebbe il caso che tu imparassi a scandirlo ammesso di riuscire a impegnare le tue ridotte capacità mentali in uno sforzo simile, mi ha già spiegato tutto ciò che è utile che io sappia. » dichiarò, in simile frangente sinceramente dimentico di quanto probabilmente proprio a quell'uomo che tanto si stava impegnando a insultare avrebbe dovuto fare comunque necessario riferimento per raggiungere la loro meta finale, almeno nelle intenzioni della propria camerata che sino a lì lo aveva condotto per tale ragione.

E dov'anche, sino a quel momento, lo spadaccino aveva dimostrato sufficiente senso pratico da evitare di reagire innanzi a un uomo chiaramente incapace di intendere e volere per colpa di emozioni da lui stesso a propria volta vissute diversi anni prima, quando si era ritrovato a essere nella sua medesima posizione, innanzi a tanta insistente mancanza di ogni rispetto nei propri riguardi, a quel continuo tentativo di attaccar lite con lui fosse anche solo per dimostrare la propria ancor immutata virilità innanzi al mondo intero, così come, purtroppo, non aveva avuto occasione di fare unendosi al macello in corso a pochi passi da loro, egli non ritenne di dover fare propria ulteriore sopportazione, altra comprensione e pazienza per chi, malgrado ogni sforzo da parte sua, stava tanto istericamente domandando una rapida occasione di morte.
Ma prima ancora che, così stuzzicato, egli potesse far propria occasione di ritrarsi dall'interlocutore per sguainare la propria sottile lama, preparandosi con essa a trapassare quel cuore avvelenato da parte a parte per porre pietosamente fine a ogni sua sofferenza, un'altra lama, indubbiamente più possente della propria, intervenne fra loro indirizzandosi all'altezza dei suoi attributi maschili, probabilmente nell'acuta intuizione della sua proprietaria sul naturale sviluppo di quell'azione ancor prima che essa potesse essere in grazia della medesima empatia sviluppata in tanti anni trascorsi in lotta contro ogni genere di avversari: la lama della spada bastarda di Midda Bontor.

« Salute, Quilon. » esclamò la voce della Figlia di Marr'Mahew, imponendosi con la propria consueta e gelida tonalità sull'ambiente, ritrovatosi a essere incredibilmente silenzioso, nell'appena avvenuta conclusione di ogni conflitto precedentemente in corso « E' un piacere vedere come il tempo sia stato, tutto sommato, sufficientemente generoso con te… »
« Midda… mia cara, carissima amica… » sorrise l'uomo identificato con il nome di Quilon, subito costretto a rinnegare ogni precedente intento nei riguardi della propria spada, là dove, così posto in scacco dalla punta della lama della donna, non avrebbe mai avuto possibilità di sguainare la stessa con sufficiente rapidità da ovviare a un qualche tragico sviluppo a discapito della propria mascolinità « Che modo… irruente… per presentarti dopo tanti anni. » tentò di ironizzare, sollevando, nel contempo di tali parole, con lentezza entrambe le proprie mani, volgendo le palme delle medesime verso di lei a dimostrare quanto avrebbe dovuto essere giudicato innocuo « E dire che ci eravamo lasciati in un clima di straordinario affetto all'epoca. Tutto ciò potrebbe anche offendermi, sai?! »

Folle, dopotutto, sarebbe stato qualunque altro genere di reazione da parte sua, non solo nel perfetto ricordo delle straordinarie abilità passate della mercenaria, nonché nell'immancabile confidenza con la fama di lei, giunta di stagione in stagione, di anno in anno, a mantenerlo aggiornato sulle evoluzioni delle sue incredibili avventure in ogni terra, ma anche, e soprattutto, nel confronto con l'immagine in quella situazione allora presentatagli innanzi all'unico occhio rimastogli: il quadro di una donna, incredibilmente simile a dea della guerra qual il nome da lei conquistato, eretta innanzi a uno stuolo di avversari sconfitti… guerrieri rudi e brutali, quietamente intenzionati a ucciderla, e che pur, lì, non erano stati solamente abbattuti, ma persino umiliati, nel proprio essere stati tutti graziati, nel proprio essere ancora tutti in vita, ove non una sola stilla di sangue era stata domandata da quella stessa lama dagli azzurri riflessi ora rivolta in sua minaccia.

« Ritiro quanto ho appena dichiarato. » sospirò ella, scuotendo appena il capo a disapprovare quelle ultime asserzioni da lui in tal mondo accampate « Se sei davvero convinto di ciò che stai dicendo, allora è chiaro che il tempo non è stato così generoso come ti auguravo… » sottolineò, a negazione di ogni ipotesi precedente, ora, comunque, ritraendo a propria volta la spada da lui e, con un gesto elegante, lasciandola scomparire nuovamente, e finalmente, nel proprio fodero.

domenica 21 agosto 2011

1313


P
rima che, tuttavia, quel pur desiderato e richiesto terzo boccale potesse essergli servito, concedendogli occasione di riprendere ad affogare quell'ennesima delusione nel frizzante sapore alcoolico della birra, in una reazione non sprezzante in termini di originalità, e pur ritenibile qual ammissibile da parte sua nel confronto con le proprie angosce, con la propria intima crisi d'identità, qual uomo e qual guerriero, una voce per lui estranea, sconosciuta prima di allora, intervenne a invocare la sua attenzione in quel frangente estremamente fatua, nell'assenza di una qualsivoglia concreta ragione di interesse verso l'ambiente a sé circostante. Una voce, quella, non provenne né dal locandiere, né, tantomeno, dalla sua signora, quanto da una terza, particolare figura, identificabile, stupido a non averci immediatamente prestato attenzione, con unica presenza all'interno della locanda a non aver palesato il benché minimo desiderio di sfida nei riguardi di colei conquistatasi, senza alcuna esplicita volontà in tal senso, quel ruolo di centrale protagonismo per il quale tanto Howe aveva avuto motivo di indispettirsi.

« Di lei mi ricordo. » esordì, con tono quieto, tranquillo, discreto e al contempo affabile, atteggiamento di chi, chiaramente, abituato a trattare affari con perfetti estranei e, ogni volta, a comprendere alla perfezione qual genere di necessità avrebbe potuto caratterizzarli « All'epoca faceva sfoggio di una chioma rosso fuoco… e di un temperamento estremamente più impulsivo di quello attuale, tant'è che nessuno sopravvisse fra coloro che, per semplice svago, tentarono di offrirle danno. » proseguì, facendo riferimento alla stessa Figlia di Marr'Mahew, in parole implicite, nella propria forma, e pur trasparenti e chiare, nella propria sostanza.

Incuriosito da quell'intervento a sé rivolto, lo shar'tiagho decise di riservarsi un temporaneo intervallo nel proprio personale confronto con la scura birra dell'Ultima Speranza, già apprezzata e sicuramente ancora apprezzabile, per interessarsi al proprio non ancor identificato interlocutore. Sciocco, da parte sua, sarebbe dopotutto stato obliare alla vera ragione per la quale si era sospinto sin lì al seguito di Midda, ossia allo scopo di incontrare chi sarebbe stato in grado di garantire loro accesso alla loro meta finale. Un intermediario ancora privo di nome o di volto, o almeno tale sino a quel momento, e che pur non avrebbe potuto razionalmente che essere proprio colui in grado di rammentarsi della precedente visita della donna guerriero in quell'angolo di Creato abitualmente dimenticato da qualunque dio o dea, così come quell'uomo aveva allora dato evidente dimostrazione di poter fare: solo tre lustri prima, Howe ne era al corrente, ella aveva infatti deciso di iniziare a tingersi i capelli di quel loro ormai abituale color corvino, a cercare netta differenziazione fra sé e l'immagine della propria sorella gemella.
Colui in tal mondo candidatosi al probabile ruolo di intermediario, sul quale condusse il proprio sguardo, si presentò all'attenzione del proprio interlocutore quale un uomo non più giovane, probabilmente già oltre i quarant'anni se non, persino, oltre i quarantacinque anni, in un traguardo mai giudicabile qual banale. Al di sopra di una chiara pelle carica di rughe, folti i capelli completamente ingrigiti e ormai tendenti al bianco, lì lasciati completamente liberi di comporsi in grossi e confusi intrecci privi di qualsivoglia senso di ordine, e simili, piuttosto, al risultato di un perpetuo divorzio da qualunque genere di pettine o spazzola, non avrebbero collaborato a concedergli un'immagine di particolare rispetto per se stesso e per il proprio personale igiene, sebbene, prestando la dovuta attenzione, impossibile sarebbe stato notare dello sporco celato nel mezzo di tale selva, né del particolare cattivo odore da lui provenire, non, per lo meno, in misura maggiore a quello di qualunque altro astante, Howe incluso. Al contrario, nei propri abiti, e in particolare nella scelta di una elegante panciotto bianco, ornato da due fila parallele di bottoni dorati, e posto al di sopra di una camicia nera e di un fazzoletto rosso compostamente preposto a coprire la base del suo collo, quell'uomo avrebbe fatto propria un'immagine completamente antitetica a quella per lui propria in conseguenza di quella particolare scelta di taglio di capelli, e che poco spazio avrebbe riservato, nell'attenzione di una sua controparte, al lungo cappotto di consunta pelle marrone e agli sgualciti e sdruciti pantaloni un tempo neri, ormai grigi, o, addirittura, bianchi, all'altezza delle ginocchia, da lui indossati, quasi peccati veniali in un contesto d'insieme sufficientemente meritevole di rispetto per non essere criticato. Forse elegante qual un aristocratico, o forse elegante qual uno straccione, ancor difficile da valutare con precisione, quell'uomo non avrebbe potuto celare altri tre particolari degni di interesse all'attenzione dello shar'tiagho, su di lui così richiamata: una lunga e sottile spada, presente sul fianco sinistro del suo corpo, pronta ad essere estratta con la destra, e tale da definirlo, nella propria particolare foggia, qual uno spadaccino o qualcuno desideroso di lasciarsi considerare qual tale; una pesante benda in pelle nera e lucido metallo grigio posta a copertura del suo occhio destro, probabilmente non più in grado di offrire al mondo la medesima luce verde smeraldina del proprio compagno; e, ultimo dettaglio, e pur, probabilmente, il più importante fra tutti, una mancina in bronzeo metallo, quasi lì mostratagli, se pur solo nella propria estremità in conseguenza alla presenza della manica del cappotto, a dimostrazione di quanto, anche lui, avrebbe potuto presto avere.
Cercando di non dimostrare particolare attenzione in direzione di quella mano artefatta, in una foggia apparentemente persino superiore a quella del braccio destro della propria compagna di viaggio, Howe, concluso il proprio rapido esame visivo sul soggetto a lui approssimatosi, tentò di apparire distratto dalla propria birra, verso la quale, tuttavia, aveva ormai perduto ogni interesse, prima di concedersi occasione di risposta, a non lasciar cadere nel nulla quella ricercata occasione di contatto.

« In verità, l'ultima volta che ella è stata qui, un altro e più rilevante dettaglio fisico avrebbe potuto essere colto in lei. » denotò, quasi con sufficienza, per poi sollevare dal bancone il proprio boccale e accostarlo alle labbra, per assaporarne il contenuto ora solo a piccoli sorsi, quasi, improvvisamente, il pur immutato liquido scuro lì contenuto fosse divenuto sì bollente dal potergli rischiare di brucare le labbra « Non so se mi spiego… »
« Oh… sì. » annuì l'altro, con fare a propria volta quasi distratto, come a non offrire la benché minima importanza a quando in tal modo pur indicato « Anche se, in verità, l'ultima volta che ella è stata qui, avrebbe potuto essere anche priva di entrambe le braccia, ma non per questo non avrei voluto portarmela a letto. » commentò, a metà fra un tentativo di scimmiottare, parafrasando, le parole dello shar'tiagho, e, per l'altra metà, di stabilire con lui il più grezzo, e pur universale, sentimento di cameratismo maschile, attraverso non troppo eleganti espressioni poste a valutazione delle qualità fisiche di una ragazza o donna, Midda nella fattispecie di quel dialogo « Non so se mi spiego… » concluse, sorridendo quasi divertito nell'intimo confronto con le proprie memorie di quell'epoca passata.

Per propria sincera e goliardica indole, fosse stato lì in compagnia del proprio fratello d'arme e di vita, Be'Wahr, Howe non si sarebbe certamente risparmiato replica a quella maliziosa provocazione, forse e persino giungendo a far vanto di tutte le occasioni nelle quali aveva avuto possibilità di godere della vista, senza veli, delle forme di lei o, sin'anche, di una recente, recentissima vicenda nel corso della quale era stato persino autorizzato a entrare a contatto, nudo a propria volta, con le medesime, nella necessità tutt'altro che romantica o sensuale di estrarre l'uno dal corpo dell'altra, e viceversa, dei terribili vermi carnivori prima che potessero depositare all'interno delle loro membra le proprie uova, condannandoli a morte certa. Tuttavia, in assenza del proprio biondo compare, e in presenza, altresì, di un perfetto sconosciuto, in lui prevalse, per la prima volta, una strana esigenza di affettuosa protezione per la propria alleata, colei che, pur sicuramente responsabile per la propria attuale situazione, non avrebbe potuto negare fosse lì sinceramente impegnata allo scopo concedergli quanto da lui richiesto, se pur anche in contrasto ai propri personali desideri, alle proprie autonome preferenze: un vincolo di collaborazione, di rispetto e di fiducia, quello così venutosi a stabilire fra loro, in maniera del tutto inedita non in conseguenza a una qualche comune missione, agli interessi di un mecenate esterno a loro, quanto, e piuttosto, per una esplicita e ferma volontà dello stesso shar'tiagho, che egli non avrebbe potuto, pertanto, permettersi di tradire in maniera tanto banale, e gratuita, quale pur sarebbe stato nel replicare a tono a quelle parole rivoltegli.