Midda's Chronicles - le Cronache

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E dopo tante peripezie... riprendiamo oggi la pubblicazione regolare delle Cronache di Midda!
Dal momento che sono trascorsi due anni dall'inizio della pubblicazione della 46° avventura di Midda, analogamente a quanto già fatto per Un altro morde la polvere, per qualche giorno saranno ripubblicati tutti gli episodi già irregolarmente pubblicati fra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, per poi procedere con il proseguo delle vicende della nostra mercenaria preferita... e questa volta della sua versione "Terra Prime"!

Grazie a tutti per l'affetto e la fiducia dimostratami...

Sean, 7 agosto 2017

giovedì 10 agosto 2017

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E se, onesto, fu l’impegno da parte di Mars, almeno in quello specifico istante, obiettivamente comprensibile avrebbe avuto a doversi comprendere il perché di così tante occasioni di distrazione a proprio discapito. Del tutto ignaro, e indifferente, al fatto che, nel mondo dal quale ella proveniva, dall’alto dei propri quarant’anni, Midda avrebbe avuto a dover essere considerata ormai più una nonna che una giovinetta potenziale preda di ardimentosi spasimanti; il giovane meccanico, nell’osservarla, non avrebbe potuto ovviare a riconoscere, altresì e banalmente, uno fra i più sensuale e affascinanti obiettivi sul quale avesse mai avuto passata occasione di spingere il proprio sguardo… non che, in linea generale nell’universo, e più specificamente a bordo della stessa Kasta Hamina, mancassero altrettanto valevoli alternative, anche escludendo la bella, giovane e attuale sposa del capitano Rolamo, Rula Taliqua, e reindirizzando il proprio interesse verso la sua ex-moglie, nonché secondo in comando, Duva Nebiria o, per nulla vittima di banali pregiudizi razziali, spingendosi all’indirizzo di una delle ultime acquisizioni del loro equipaggio, la seducente ofidiana Har-Lys’sha… o Lys’sh, come preferiva farsi semplicemente chiamare. Senza nulla voler negare alle più che solide argomentazioni che avrebbero potuto offrire tutte loro, e dimentico di quanto, comunque, la Figlia di Marr’Mahew avrebbe avuto a doversi riconoscere al di là di ogni sua possibilità di speranza, nell’essere già fedelmente legata a un altro uomo, oltre che sposa di un semidio nel merito dell’esistenza della quale, pur, egli non avrebbe potuto evitare di riservarsi qualche ragionevole motivo di dubbio; all’attenzione di Mars, innanzi al suo subconscio, così come, ormai già da diverse settimane i suoi sogni non perdevano occasione di ricordargli, Midda Bontor rappresentava qualcosa di più, qualcosa di diverso… e qualcosa che, potesse essere dannato, egli avrebbe dato un occhio per esplorare più in intimità.
Al di là di ogni considerazione a margine in merito al fascino intrinseco in una figura tanto carismatica, sì padrona di sé e del proprio destino, l’Ucciditrice di Dei avrebbe comunque avuto a dover essere riconosciuta qual una splendida donna. Sebbene, infatti, lo spiacevole sfregio sul suo volto, così come il braccio destro perduto e sostituito da una non propriamente trascurabile protesi cromata, ma anche molte altre, e numerose, testimonianze della sua natura guerriera sparse su tutto il suo corpo, avrebbero necessariamente dovuto essere considerati dei fattori a discapito di un’oggettiva valutazione di beltade; e sebbene ella non sembrasse voler contribuire in alcun modo a enfatizzare la propria femminilità, non soltanto negandosi il ricorso a trucchi cosmetici volti, eventualmente, a minimizzarne i difetti e a risaltarne le caratteristiche positive, ma anche, e peggio, avendo scelto di rendere proprio un taglio di capelli estremamente sobrio, addirittura austero, concedendo ai propri rossi capelli non più di un pollice di lunghezza in favore di un estremo senso di praticità, e di praticità di evidente stampo paramilitare; la natura, gli dei, o chi per essi, avevano evidentemente voluto essere comunque generosi con lei, nel contraddistinguerla con tanti, più o meno evidenti, dettagli che, nel proprio insieme, creavano un quadro necessariamente conturbante, come egli l’aveva pocanzi correttamente, ed esplicitamente, descritta.
Due occhi color ghiaccio; una pelle straordinariamente candida e ravvivata, nella propria presenza, da manciate di efelidi sparse nei punti più indicati; un volto ovale, lievemente appuntito sul mento, quest’ultimo contraddistinto da una piccola fossetta nel proprio centro; un sottile naso e carnose labbra rosee sotto il medesimo; larghe spalle, scolpite, al pari del resto del suo corpo, dall’addome alle gambe, dalle braccia ai fianchi, da una vita intera dedicata all’allenamento e alla guerra; nonché una coppia di generosi, e ancor straordinariamente prosperi, meravigliosamente sodi, irriverentemente tondi, seni, che sembravano desiderosi di offrire competizione e contrapposizione ai ricchi e oscenamente sodi glutei: tale era Midda Bontor. Un tempo marinaio, come fieramente dimostrato dal complesso tatuaggio tribale, in tonalità di azzurro e blu, disegnato lungo il suo intero arto mancino; poi guerriera, come comprovato dal portamento proprio di chi, neppure nel dolce tepore di morbide lenzuola su un caldo letto, sarebbe stata in grado di offrire reale e totale rilassamento alle proprie membra e, ancor più, alla propria mente, priva di qualunque abitudine, non fisica, né psicologica, all'indolenza o, ancor meno, alla fiducia nel confronto del mondo a sé circostante e delle creature esso abitanti, fossero esse di natura umana, mostruosa o divina, nell'aver combattuto troppe battaglie, nell'aver maturato sin troppa confidenza con l'omicidio in ogni sua forma, per potersi concedere l'azzardo di un profondo momento di riposo: tale era Midda Bontor. Mai avversa alla propria natura di donna e, anzi, incredibilmente fiera di essa, orgogliosa del proprio essere, e di ogni aspetto della propria femminilità sebbene, a differenza di molte altre più stereotipate fanciulle con le quali le era stata concessa passata occasione di confronto, del tutto incapace a renderla una rassegnata giustificazione a tutela di qualche presunto limite, di una qualche supposta impotenza, nel condannarla altresì qual riconducibile a mera pigrizia, e pigrizia conseguenza della tutt'altro che ingenua consapevolezza di poter essere sempre soccorsa e aiutata da altri, animati da più o meno oneste intenzioni, in sola virtù del ritrovarsi a essere definita, e in tal caso a definire a sua volta se stessa, nel proprio io, nella propria più sincera identità, per la presenza di una vagina fra le proprie cosce altroché per le proprie idee, le proprie parole e le proprie azioni, motivi per i quali da sempre aveva lottato e per sempre avrebbe continuato a fare: tale era Midda Bontor. E laddove tale ella era stata sin dalla propria più tenera età, sicuramente tale sarebbe rimasta fino all'ultimo battito del proprio cuore, all'ultimo alito di vita fra le proprie labbra, incarnazione concreta e incontrovertibile del concetto stesso di coerenza. Coerenza a se stessa, coerenza ai propri principi, coerenza al proprio Credo... un Credo non semplicemente, non banalmente posto in riferimento a Thyres o a qualunque altra divinità da lei venerata, quanto e piuttosto a tutto ciò che ella aveva da sempre compiuto nella propria vita e che, fino al proprio ultimo giorno di esistenza mortale e dopo ancora, mai avrebbe tradito, mai avrebbe rinnegato.
Impossibile, innanzi a siffatta immagine, a tanto straordinaria presenza, sarebbe stata qualsivoglia indifferenza. Improbabile, per qualunque uomo, e per qualunque donna onesta, sarebbe stato il rifiuto di un vivo sentimento di ammirazione. E dall'ammirazione al desio, soprattutto per molti uomini, e alcune donne, il passo sarebbe stato breve... breve almeno quanto quello che, senza colpa, aveva anche inconsapevolmente compiuto Mars. Dopotutto, e a margine di ogni altra considerazione, che il giovane meccanico fosse uomo non avrebbe poi potuto essere certamente considerato motivo di dubbio.
Con non più di trent'anni dietro alle proprie ampie e robuste spalle, il successo di Mars Rani nelle questioni di natura squisitamente sessuale, ancor prima che sentimentale, non avrebbe avuto a doversi attribuire né alla sua affabilità, pur caratteristica indubbiamente presente, né alla sua simpatia, a sua volta fortunatamente non mancante all'appello, quanto e molto più banalmente al suo bell'aspetto, in sola grazia al quale raramente egli aveva ottenuto rifiuti nella propria vita, ritrovandosi, addirittura e talvolta, a essere egli stesso approcciato dalle proprie occasionali compagne di letto, desiderato al pari di un semplice, seppur piacente, oggetto di intrattenimento. A definire tale beltà, nella fattispecie, contribuivano ampiamente un viso caratterizzato da zigomi alti e forti al di sopra di un mento squadrato, dettagli tuttavia non marcati al punto tale da risultare antiestetici, quanto e piuttosto tratteggiati dalla natura, dagli dei, o da chi per essi, in misura utile a offrire un quadro d’insieme straordinariamente virile e mascolino, così come qualunque altro uomo, osservandolo e onestamente confrontandosi con lui, avrebbe desiderato poter sfoggiare. Una coppia di occhi castani, quasi tendenti al rossastro, ornavano il centro di tale volto, definito in tonalità naturalmente olivastre e contornato da lunghi capelli corvini, mantenuti quasi sempre raccolti, dietro il suo collo, in una fluente coda. Solo una lieve, lievissima ombra di barba altrettanto nera ornava, poi, l’estremità del suo mento, lasciando, in ciò, intuire un corpo per lo più glabro, quasi a meglio risaltare l’agile muscolatura della quale egli avrebbe potuto fare vanto, anch’essa mai sospinta nella propria forma all’estrema esaltazione che, in caso contrario, avrebbe potuto risultare, in alcuni contesti, preoccupante, ma, comunque, mantenuta inoppugnabilmente prestante, in misura utile a suggerire, nel contesto specifico delle fugaci conquiste da lui per lo più ricercate in ogni porto, da buon marinaio, un ottimo amante con il quale intrattenersi con la sicurezza di non ottenere delusione.

(episodio precedentemente pubblicato il 1 gennaio 2015 alle ore 7:20)

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