Midda's Chronicles - le Cronache

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Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

venerdì 11 agosto 2017

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Nel mentre in cui, al terzo ponte della sezione centrale della Kasta Hamina, avrebbero avuto a dover essere riconosciuti impegnati il capo tecnico e il capo della sicurezza della medesima nave, presumibilmente al principale scopo di individuare una qualunque via di fuga dalla tutt’altro che gradevole situazione nella quale tutti loro erano, proprio malgrado, precipitati, nella promessa di morte, e di morte atroce, così loro garantita all'interno di quel campo di radiazioni cosmiche, e pur, umanamente, non del tutto scevri di qualche sporadica occasione di svago, qual, indubbiamente, avrebbe avuto anche a doversi qualificare il dialogo apertamente malizioso poc'anzi intercorso, non soltanto necessario, ma addirittura indispensabile, nell'intento di sdrammatizzare una parentesi che, troppo facilmente, persino banalmente, avrebbe potuto scadere nella nevrosi e nell'isteria, in nulla positivamente contribuendo alla loro sopravvivenza; sopra le loro teste, al secondo ponte, nella sezione dedicata all'amplia mensa di bordo, un ben diverso genere di dialogo stava occorrendo, animato, nella fattispecie, da maggiore enfasi belligerante, e facente mostra, allora, nel ruolo di protagonisti e interpreti, la, da sempre indiscussa, dominatrice di quell’area, la cuoca di bordo Thaare Kir Flann, e una nuova, possibile minaccia alla sua personale supremazia su tale possedimento… Be’Sihl Ahvn-Qa.

« Io credo che stia sorgendo l’inattesa esigenza di rimarcare l’esistenza di un non banale confine all’interno di questa nave… » argomentò la corpulenta Thaare, nel mentre in cui, palesemente, buona parte dei suoi sforzi, del suo impegno, stava venendo allora rivolto al mantenimento di una precaria quiete psicologica… una quiete psicologica che, tuttavia, avrebbe dovuto essere per lei riconosciuta qual abitualmente estremamente sottile, fragile, come uno strato di pelle ancor da conciare ed eccessivamente tirato, spinto in prossimità a una sicura rottura.
« Al di fuori di quella porta comandano il capitano Lange Rolamo e Duva Nebiria. E, proprio in rare situazioni di eccezionale emergenza, potrebbe anche succedere che abbia a dover assumere il ruolo di facente funzione persino la tua bella rossa, in quanto responsabile tattico, nel momento in cui si dovesse rendere necessario un approccio più... diretto alla risoluzione di un qualche problema. » proseguì e introdusse, in maniera più pacata possibile e pur non lasciandogli opportunità di intervento verbale alcuno, nel ricostruire, in tal modo, la più che elementare struttura gerarchica esistente a bordo della Kasta Hamina, in nulla particolarmente più complessa, né parimenti semplificata, rispetto ad altre realtà assimilabili « Ma all'interno del limite rappresentato da quella soglia, la sola e unica responsabile di quanto vedi, qui in sala mensa, nelle cucine attigue e nella cambusa, sono io. E non sarà certamente il primo simpaticone scalzo dal sorriso accattivante, giunto da non si sa neppure dove, a mettere mano al mio menù o, peggio, al mio ricettario... non oggi, né mai! »

All’accenno rivolto a un proprio, presunto, sorriso accattivante, Be’Sihl non poté ovviare a sorridere, ad ampliare maggiormente la distesa bianca fra le proprie brune e carnose labbra, in un effetto che, allora, avrebbe potuto essere fraintendibile qual atto di scherno nei confronti della propria interlocutrice e che, altresì, in verità, non avrebbe avuto che a dover essere inteso non diversamente da un cenno di autoironia, nel non ritenere esistere nulla di accattivante nel proprio sorriso.
Pur avendo avuto l’incredibile opportunità, infatti, di riservarsi un posto al fianco di una donna qual Midda Bontor, al suo sguardo quanto di più prossimo a una dea a cui avrebbe mai potuto sperare di anelare, incarnazione di tutto ciò che, entro i canoni caratteriali propri della sua terra di origine, Shar’Tiagh, nazione contraddistinta da una forte e radicata emancipazione femminile, egli avrebbe potuto desiderare di trovare in una compagna e, certamente, ben lontana dall’associare a tale definizione psicologica un corpo che, entro i suoi personali gusti, non avrebbe potuto ovviare a bramare; Be’Sihl Ahvn-Qa non aveva commesso, né avrebbe mai potuto commettere, l’errore di considerarsi in termini né migliorativi, né peggiorativi, rispetto a quanto egli, da sempre, era stato e, necessariamente, per sempre sarebbe rimasto. Lo shar’tiagho, infatti, era ben consapevole di possedere una statura media, una corporatura media, un’età ormai non più fanciullesca, pressoché coetaneo rispetto alla propria amata, e, a margine di questo, diverse caratteristiche somatiche trasparenti di quanto il suo sangue non avrebbe potuto vantare alcun genere di purezza, nel dover essere riconosciuto qual una combinazione fra quello di sua madre e quello di suo padre: la prima, a sua volta frutto dell’unione di diverse etnie, in parte derivando dei regni desertici centrali, dalla pelle nera come l’ebano e dalle curve morbide e piene, e in parte dalla stessa Shar’Tiagh condivisa con il suo sposo, quest’ultimo al contrario in tutto e per tutto figlio della sua terra, dalla pelle lievemente scura e dagli zigomi ben delineati, marcati da un’innata severità. In conseguenza a simili premesse, benché egli fosse nato e cresciuto in Shar’Tiagh, ed educato qual shar’tiagho, rispettoso degli dei dei suoi antenati e delle usanze proprie del suo popolo, fra cui il mantenimento dei propri piedi perennemente scalzi, dei propri capelli lunghi e composti in sottili treccine, nonché del ricorso a numerosi monili dorati a scopo apparentemente decorativo, e sostanzialmente religioso; Be’Sihl aveva comunque ereditare buona parte della dolcezza propria delle forme del volto della madre, nonché le sue carnose labbra, unite a una carnagione appena più intensa rispetto a quella del padre e, sopra a un naso leggermente schiacciato, tipico delle genti del deserto, una coppia di iridi castano chiare, quasi arancioni, splendidi a giudizio di Midda benché distanti dalle tonalità di verde della propria genitrice.
Proprio in merito al giudizio di colei che più di chiunque altro avrebbe avuto ragione di riservarsi opportunità di parole, invero e in opposizione alla modestia psicologica dello stesso shar’tiagho, Midda non aveva mai veduto, nelle caratteristiche proprie di Be’Sihl, una ragione di difetto, per quelle innate, o una qualche mancanza per la quale averlo da riproverare, per tutte le altre: pur non essendosi negata, in passato, fugaci occasioni di piacere con amanti contraddistinti da caratteristiche che, secondo un parere femminile più amplio, avrebbero avuto a doversi ritenere obiettivamente piacenti, ed essendosi, senza false pretese, concessa tali rapporti per mero sfizio fisico, sovente tuttavia neppur ritrovanto l’appagamento inizialmente sperato per così come apparentemente promesso da una muscolatura più vigorosa e un fisico più scolpito di quello del proprio attuale, e probabilmente ultimo, compagno; ella amava realmente lo shar’tiagho a ogni livello, emotivo e intellettuale, così come anche squisitamente fisico, apprezzando tanto quella che egli era solito giudicare qual assenza di particolare straordinarietà, nel proprio fisico e nella propria altezza, quant’anche i tratti da lui ereditati dalla madre… e, in ciò, trovando ragione di compiacimento in misura probabilmente maggiore di quanto non avrebbe potuto permettersi occasione di compiere laddove egli fosse stato originato da un’inferiore varietà genetica, potendosi allor permettere, tuttavia, di vantare un sangue più puro e, in questo, supposto qual migliore.
Se, comunque, il sorriso di Be’Sihl avrebbe avuto allor a dover essere sincera e genuina conseguenza di una modesta autoironia a fronte dell’idea di risultare accattivante; ineluttabile fu il potenziale fraintendimento, ritrovando l’interlocutrice dell’uomo, all’interno di quello specifico contesto, qual tutt’altro che ben disposta a tollerare, da parte sua, un qualche, eventuale, sarcasmo…

« Forse per te tutto questo potrà apparire incredibilmente divertente… » lo rimproverò pertanto ella, proseguendo in quello che, ormai, era divenuto un monologo ancor prima che un dialogo, e un monologo, da lei, affrontato con la più assoluta e completa serietà « … ma, mio caro, non c’è nulla di divertente nell’oscena blasfemia che, pocanzi, hai cercato di rifilarmi a titolo di consiglio personale. Quindi, e ascoltami bene perché non ho intenzione di ripetermi: faranno in tempo a consumarsi tutte le stelle del firmamento prima che, entro i confini di questa cucina, io possa accettare di preparare del pane senza sale. » sancì, agitando innanzi al suo volto un mestolo di legno, a più che esemplificativa minaccia nel merito di quanto sarebbe potuto occorrere se egli non avesse mutato le proprie intenzioni « E non provare a propinarmi ancora di quanto la zuppa di pesce sia già sufficientemente saporita per rovinarne il gusto guarnendola con delle fette di pane salato! »

(episodio precedentemente pubblicato il 2 gennaio 2015 alle ore 16:10)

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