Midda's Chronicles - le Cronache

News & Comunicazioni

Dopo la conclusione, con un finale particolarmente aperto, di "Non abbassare lo sguardo", è iniziata ieri sera la pubblicazione di "Non smettere di lottare", 48° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles, riprendendo - ovviamente - il discorso rimasto in sospeso!
Buona lettura con il proseguo delle avventure della nostra ormai ex-mercenaria preferita in nuovi e inesplorati mondi, in un viaggio lungi dal potersi considerare concluso e che, certamente, proseguirà anche quando alfine superato il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di quest'opera!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 25 novembre 2017

sabato 12 agosto 2017

2275


Ragazzo era il più giovane membro dell’equipaggio della Kasta Hamina, così come il suo soprannome suggeriva in maniera più che esplicita. In verità, egli avrebbe dovuto poter vantare anche un altro nome, e magari anche un cognome, così come chiunque nella maggior parte dei mondi conosciuti, ma tanto dell’uno, quanto dell’altro, non vi era la benché minima consapevolezza a bordo della nave: fin dal primo momento in cui aveva posto un piede all’interno della Kasta Hamina, un lustro prima, egli era stato chiamato Ragazzo… ed, evidentemente, tale scelta non doveva aver incontrato occasione di contrarietà da parte sua o, quantomeno, da parte sua non era mai emersa alcuna palese riprova a tal riguardo, nell'aver, anzi è al contrario, sempre risposto con serenità l'appellativo in questione.
Poco più che ventenne, nel mondo dal quale provenivano Midda e Be’Sihl, Ragazzo sarebbe stato considerato ormai un uomo, fatto e finito… giovane, certamente, e pur uomo. Ma in quel diverso, più amplio concetto di realtà, dove tanto Midda, quanto Be’Sihl, dall’alto dei loro prima ammirevoli quarant’anni, erano tornati a essere considerati semplicemente maturi; Ragazzo era e avrebbe continuato a essere considerato, per l’appunto, un Ragazzo ancora per qualche tempo. Ciò nondimeno, per quanto ancora e indubbiamente giovane, per quanto obiettivamente distante dal poter vantare la medesima esperienza del suo capitano o del suo primo ufficiale, così come sostanzialmente quella di qualunque altro esponente dell’equipaggio, inclusi gli ultimi, e non meno importanti, acquisti; in qualità di mozzo, e di tuttofare, della Kasta Hamina ormai da quasi cinque anni, Ragazzo aveva avuto già la possibilità di accumulare un certo livello di esperienza, aveva avuto già l’occasione di vivere un buon numero di avventure, soprattutto se paragonato ad altri suoi coetanei. In effetti, egli aveva persino avuto la fortunata occasione di assistere a qualche conflitto, a qualche battaglia: ovviamente, a tal merito, il riferimento alla positiva possibilità avrebbe avuto a dover essere considerato più in relazione all’evidenza di essere sopravvissuto a tali conflitti ancor prima che al fatto di averli meramente vissuti.
Dal basso della propria umile, e pur ancora non minimale, esperienza, Ragazzo aveva quindi avuto occasione di iniziare a comprendere quanto, alla base di una guerra, non dovessero esservi obbligatoriamente profonde motivazioni… al contrario. Nella maggior parte dei casi, ogni genere di evento bellico avrebbe avuto a doversi considerare in primario riferimento a questioni di ordine squisitamente economico, benché, di tanto in tanto, potessero sicuramente emergere ragioni più importanti o, addirittura, più banali. Ciò non di meno, prima di assistere all’ultimo monologo, ancora in corso, di Thaare, egli non avrebbe mai potuto immaginare che un conflitto potesse sorgere in conseguenza a una semplice incomprensione di natura culinaria così come, tuttavia, era esattamente quanto stava allora accadendo e quanto, se i due non avessero trovato un’occasione di mediazione, avrebbe potuto sfociare in una faida di proporzioni epiche.

« Non è mai stato mio desio quello di riservarsi torto o ragione di torto, mia cara... collega?! » provò a riprendere voce Be'Sihl, cercando di stemperare i toni e, soprattutto, di offrire alla controparte una quanto mai chiara riprova della bontà e dell'onestà dei propri intenti, nell'aver, già da tempo, imparato a comprendere le persone, nell'aver reso, della soddisfazione del prossimo, la propria professione di vita all'interno della più frequentata locanda di tutta Kriarya « La mia sola volontà avea a doversi interpretare nell'intento di poter cucinare, almeno per una volta e in termini del tutto scevri da qualunque possibilità di critica al tuo operato, per colei che amo, proponendole sapori più prossimi a quelli con i quali ella è nata e cresciuta. Nessun attentato al tuo dominio all'interno di queste stanze, in ciò, avrebbe avuto a dover essere inteso... parola mia. »
« Sei bravo a parole, carino. » volle riconoscergli Thaare, osservandolo con serietà e intensità tali che, se tal sguardo avesse potuto vantare una qualche consistenza fisica, certamente avrebbe steso il buon shar'tiagho, colpendolo qual un montante diretto al mento « Purtroppo sono proprio quelli bravi a parole che, in genere, tendono a farsi beffe di coloro che li circondano, riuscendo sempre e addirittura a farsi ringraziare per il disturbo... » argomentò, proseguendo, e riconducendo, di conseguenza, la questione ancora una volta a discapito dell'uomo « Quindi, spero che vorrai comprendere le ragioni della mia diffidenza in merito a tutto ciò di cui stai blaterando. »

In merito al fatto che Thaare non avesse a dover essere considerata una persona propriamente accomodante, Ragazzo non avrebbe potuto sollevare molti dubbi: se, a bordo della Kasta Hamina, le figure contraddistinte da fiera personalità non erano mai mancate, anche prima dell'arrivo di Midda Bontor; l'energica cuoca aveva da sempre difeso la propria appartenenza a tale categoria, non trascurando occasione utile a far presente, e a tutelare, la propria posizione e i propri pensieri, anche ove, talvolta e come in quella certamente non ultima occasione, contraddistinti da un certo grado di estremismo ideologico ai limiti del paradosso se non, addirittura, del grottesco.
Ammirevole agli occhi del giovane mozzo, in tutto quello, non poteva quindi ovviare ad apparire lo stesso Be’Sihl, il quale, allorché lasciarsi contagiare dall’aspetto più ridicolo dell’intera questione, prendendola giustificabilmente sul ridere e, tuttavia, in ciò potenzialmente scatenando soltanto e ulteriormente le ire delle propria interlocutrice, si dimostrò preferire un approcciò più controllato… e tale da ovviare a peggiorare l’aspetto squisitamente diplomatico della questione.

« Capisco perfettamente le ragioni della tua diffidenza, Thaare… » argomentò l’uomo, congiungendo le mani innanzi a sé, palmo contro palmo, in un gesto forse di preghiera, o forse utile a cercare di dimostrare tutta la pacifica quiete che, in quello specifico frangente, lo stava quindi animando.
« Sono nuovo a bordo di questa nave… e, ancora, mio malgrado, non ho trovato un qualche ruolo specifico all’interno dell’organizzazione collettiva, non potendo vantare le medesime referenze proprie della mia amata, così come di Lys’sh, entrambe, e indubbiamente, capaci guerriere, in grado di fronteggiare qualunque avversità possa essere loro posta innanzi. » proseguì, in riferimento alla giovane ofidiana, la quale, pur non condividendo formalmente il ruolo di responsabile della sicurezza con la Figlia di Marr’Mahew, avrebbe avuto a dover essere palesemente riconosciuta, insieme anche a Duva Nebiria, qual la loro migliore risorsa tattica, laddove richiesta un’azione di natura offensiva, così come, del resto, la medesima aveva avuto già occasione di comprovare in concomitanza all’azione che, qualche tempo prima, aveva portato alla sua liberazione da una spiacevole situazione di cattività nella quale egli era stato, proprio malgrado, ridotto « E, probabilmente, nei miei pregressi da locandiere, cogli l’ipotesi di una minaccia al tuo ruolo, supponendo che, mio desio, abbia a dover essere riconosciuto quello atto a privarti della tua esclusiva posizione all’interno di questo contesto. Ma, e te lo posso giurare sugli dei che mi sono più cari, non è così. Credimi. »

E se, per un istante, nel proprio ruolo di spettatore, Ragazzo si ritrovò a sperare che quell’arringa, per così come proposta dall’uomo, avrebbe potuto sortire l’effetto desiderato; simile aspettativa ebbe a scontrarsi violentemente con la contraria realtà di lì a un battito di ciglia… il tempo utile a Thaare per riprendere voce e stroncare ogni ipotesi di patteggiamento fra loro.

« Cocco… » apostrofò la donna, socchiudendo gli occhi e osservando, in ciò, la controparte come avesse a considerarsi una preda, e una preda prossima a sicuro trapasso per finire, come portata principale, sul menù del giorno « Tu puoi giurare e spergiurare su tutto ciò che desideri… ma se credi che sia già nato l’uomo o la donna in grado di rappresentare per me un qualunque genere di minaccia, all’interno della mia cucina, mi spiace informarti che ti sbagli. E ti sbagli di grosso! »

(episodio precedentemente pubblicato il 7 gennaio 2015 alle ore 15:02)

0 commenti: