Midda's Chronicles - le Cronache

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Conclusa la lunga, lunghissima (tre anni...) pubblicazione de "Il viaggio continua", il racconto che, nella mia memoria sarà ricordato come l'episodio dell'ora più buia di questa pubblicazione; inizia oggi "Non abbassare lo sguardo", il 47° racconto della saga regolare di Midda's Chronicles (50° considerando anche i tre racconti pubblicati all'insegna del marchio Reimaging Midda)!
Racconto che, quindi, oltre ad avere potenzialmente un numero importante, ci accompagnerà verso il traguardo dell'11 gennaio 2018, ossia il decennale dall'inizio di questo viaggio insieme!

Grazie a tutti per l'affetto!

Sean, 5 ottobre 2017

venerdì 4 agosto 2017

RM 215


« E quale dovrebbe mai essere il movente alla base di questo sequestro di persona, pivella…?! » le aveva domandato Lange Rolamo, al telefono, nel costringerla a tornare a confrontarsi con la sacra trimurti del buon detective: movente, occasione e mezzo.
« Scegline uno a tuo piacimento, capitano! » aveva tentato di eludere l’investigatrice privata, decisa a scommettere, e a scommettere tutto quanto, su quell’intuizione, in termini che, quindi, mal avrebbero tollerato eventuali costrizioni volte a inquadrarla nuovamente e spiacevolmente entro i confini propri di quel Sistema al quale, dopotutto, ella neanche apparteneva più « Forse Carsa non ha reagito così bene nel momento in cui la sua amata si è rifiutata di permetterle di dichiarare pubblicamente il loro amore, dimostrandosi tutt’altro che accondiscendente e comprensiva nei suoi riguardi. Forse non ha neppure tentato di convincere Carsa a mantenere segreta la loro relazione, preferendo direttamente imprigionarla prima che ella potesse andare a raccontare ai quattro venti della sua tutt’altro che ben accetta omosessualità. O, forse, non è mai neppure esistita una qualche relazione fra loro, e Carsa è stata rapita semplicemente perché è una folle svitata che chiude nel proprio scantinato ogni donna che le piace, per poi, quando stanca di andare avanti a tenerla prigioniera, farla a pezzi e seppellirla in giardino… » aveva proposto le prime tre idee immaginate al momento, senza neppure particolare sforzo « Ma se non ti piace nessuna di queste alternative, prendi un qualunque episodio di una qualunque serie poliziesca o procedurale e trai spunto da lì per quello che potrebbe essere il movente più appropriato. »

Ovviamente il suo ex-capitano non era stato particolarmente entusiasta di una simile replica, né ne aveva fatto un particolare segreto, nel ribadire vivacemente quanto, se solo ella fosse stata ancora nella sua squadra, le avrebbe fatto passare la voglia di spingersi in certe elucubrazioni mentali del tutto prive di qualunque fondamento spedendola a controllare i parchimetri di mezza città. Ciò non di meno, che potesse piacergli o meno, Midda già da tre anni non avrebbe potuto più considerarsi sotto il suo diretto controllo e, in questo, la questione avrebbe avuto a doversi considerare estremamente semplificata: rifiutarle l’aiuto richiesto, con il rischio che, nell’eventualità in cui l’ipotesi da lei formulata si fosse dimostrata corretta, il rimorso per simile decisione avrebbe potuto accompagnarlo per il resto della propria vita; o garantirle quanto da lei domandato, con la possibilità, eventualmente, di poterle rinfacciare per il resto della propria vita l’errore da lei commesso, laddove tale si fosse alfine rivelato.
Alla luce di tali considerazioni, alfine, egli le aveva accordato quanto da lei richiesto. E, in tal senso, aveva avuto possibilità di comunicarle l’esistenza di un magazzino affittato soltanto, e non casualmente, tre settimane prima, in quanto, obiettivamente, avrebbe avuto a poter essere considerato troppo bello per essere vero: che Faccia D’Anatra non fosse stata particolarmente geniale nella propria deriva criminale, probabilmente nessuno avrebbe potuto contestarlo; ciò non di meno, se soltanto non vi fosse stato un qualche, legittimo o no, sospetto da parte dell’investigatrice privata, tale da spingerla a tale controllo, persino una scelta tanto stolida, e chiaramente palese dell’assenza di qualsivoglia premeditazione alla base di tale sequestro, avrebbe potuto funzionare, giacché, in fondo, alcuno avrebbe avuto ragione di effettuare una simile ricerca o, tantomeno, di ritenere l’eventualità di un sequestro alla base della scomparsa di Carsa Anloch…

« Che ci faccio a casa tua?! Intendi dire invece di essere in prigione?! » replicò Keira, mantenendo poco fermamente la bocca da fuoco della Beretta premuta contro la nuca della propria preda, esprimendo palese rabbia nella propria voce, in termini non del tutto immotivati, almeno dal proprio personale punto di vista.
« Non so di cosa tu stia parlando… » tentò di argomentare l’altra, avvertendo l’arma premuta maggiormente sul cranio, a dimostrazione di una soglia di tolleranza estremamente bassa da parte della propria interlocutrice.
« Credi davvero che io sia così idiota?! » sbraitò la prima, quasi tremando per l’ira o, forse, per la paura di quanto pur desiderava fare, nel vendicarsi di quella donna « So che è tutta colpa tua, lurida cagna! » insistette, spingendo così tanto la canna dell’arma contro la testa dell’altra da apparir desiderosa di sfondargliela in quel modo, ancor più che esplodendo realmente un colpo « Mi controllavi… mi stavi controllando… da quanto tempo? Da quanti giorni? Settimane forse?! » ipotizzò, attribuendole, in verità, maggiore astuzia rispetto a quanto l’altra non avrebbe potuto vantare, nell’averla, obiettivamente, incrociata per puro sbaglio « Quella sera la “Kirsnya” mi è sembrato sin da subito di averti vista in giro… e per quanto il tuo falso profilo mi abbia tratto in inganno, hai poi osato troppo nel venirmi a cercare direttamente, nel volermi affrontare da sola, sperando di spingermi a confessare! »
« Se posso permettermi… ti ringrazio per la bravura investigativa che mi stai attribuendo, ma ti garantisco che, sinceramente, non è mai esistito un qualche geniale piano volto a incastrarti… » cercò nuovamente di spiegare, senza alcuna menzogna a tal riguardo, laddove, al contrario, fasullo sarebbe stato promuovere il contrario « … e, probabilmente, pensi di avermi vista già in giro per via di mia sorella Nissa. Siamo gemelle… e lei, in pratica, è il tuo capo. »
« Continui a prendermi per un stupida?! » urlò Faccia D’Anatra, insistendo nel cercare da lei delle risposte, delle spiegazioni in merito al proprio declino, spiegazioni alla luce delle quali, allora, si sarebbe forse sentita quietamente autorizzata a reagire, e a reagire contro di lei con tutta la propria violenta furia omicida « Dovrei credere che, questa sera, la polizia sia andata a liberare Carsa per puro caso…?! O, piuttosto, davvero non comprendi di avermi rovinato la vita…?! » le domandò, in termini assolutamente retorici, che alcuna replica avrebbero lì atteso.
« Non sono stata io a rapire Carsa e a rinchiuderla in un magazzino, lasciandola lì a morire di fame e di sete…  » non poté allora e tuttavia, ovviare a commentare l’investigatrice, storcendo le labbra verso il basso nel comprendere quanto, a quel punto, sarebbe stato inutile cercare di trattare con lei, troppo folle, almeno in quel momento, per poter sostenere un qualunque discorso fondato sulla ragionevolezza « O sbaglio?! »
« Io non volevo farle del male… lo giuro. Non volevo farle del male. » volle, in tal maniera, cercare di difendersi Keira, rifiutando l’idea di poter essere indicata qual colpevole di qualcosa, soprattutto della propria situazione o, anche, di una qualsivoglia violenza a discapito della giovane che aveva tenuto in ostaggio per più di tre settimane « Carsa mi ama… mi avrebbe amato prima o poi. Avrebbe imparato ad apprezzarmi, avrebbe imparato a comprendere quanto c’è di buono in me. Dannazione… ci sono centinaia di uomini e donne che ogni giorno mi scrivono del proprio amore per me: come avrebbe mai potuto, proprio lei, non farlo?! » testimoniò, adducendo i propri seguaci in rete quali riprova della correttezza della posizione così assunta « E’ che non si sentiva ancora pronta a farlo… non si sentiva ancora pronta ad accettarmi accanto a sé, e ad accettare se stessa per quello che io so essere. »
« Aspetta… aspetta un momento… » esitò Midda, colta in sincero contropiede da ciò, per quanto, allora, sarebbe stato probabilmente pericoloso dare corda a quel discorso tanto caotico, decisamente confuso, palese, al di là di ogni dubbio a tal riguardo, di un qualche genere di disordine emotivo, se non, addirittura, psicologico « Vuoi forse dirmi che Carsa non è omosessuale?! »
« Certo che è omosessuale! Mi ama! Te l’ho già detto! » replicò l’altra, quasi spuntandole contro nell’enfasi di quell’affermazione « Io ho sempre saputo che mi ama… che mi ha amato dal primo giorno in cui è arrivata in studio! » dichiarò, in un’affermazione nel merito della veridicità della quale sarebbe stato interessante, per la sua prigioniera, aveva possibilità di cercare un approfondimento « Io non sono la cattiva in questa storia! Io la amo!... In quale storia la cattiva è una donna innamorata persa?! »
« In un sacco di storie… » obiettò altra, aggrottando appena la fronte « … vuoi davvero un elenco dettagliato? »
« Stai zitta! Stai zitta! Stai zitta! » incalzò Faccia D’Anatra, con tono crescente, e con l’indice tremante sul grilletto « Mi hai rovinato la vita: hai portato via la donna che amo e, probabilmente, finiranno con l’arrestarmi… ma, quantomeno, non permetterò che sia tu a vincere. » sancì, pronta ormai a far fuoco « Va all’inferno, Midda Bontor… »

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